Taj Mahal: una lacrima sul volto dell’eternità

13° giorno

Taj MahalSiamo arrivati ieri ad Agra e abbiamo già ammirato il favoloso Taj Mahal dal Forte Rosso, un po’ troppo da lontano. Questa mattina ci aspetta la visita regina di tutto il viaggio. Il caldo è opprimente e decidiamo di partire per la visita del mausoleo alle prime luci del mattino. Il traffico e le code all’ingresso, causati anche dai minuziosi controlli di tipo aeroportuale, fanno si che riusciamo ad accedere all’area del Taj Mahal alle 7:30. Il luogo è già affollato, non tanto di turisti stranieri, quanto di fedeli e turisti locali.

Il superbo Taj Mahal è il simbolo principale dell’architettura Moghul e dell’India intera. Il Taj Mahal fu costruito a partire dal 1632 dall’imperatore Moghul Shah Jahan in marmo bianco e pietre semi preziose, in memoria dell’amatissima moglie come testimonianza del loro profondo e unico amore. La moglie Mumtaz Mahal (ovvero  adorato ornamento del palazzo) morì nel 1631, dando alla luce il loro quattordicesimo figlio, all’età di 39 anni.

Portale meridionale Taj MahalIl Taj Mahal è il monumento all’amore, magico, perfetto, romantico e supera ogni aspettativa; è stato definito “una lacrima sul volto dell’eternità“.  Un’opera eccezionale: dodicimila tonnellate di pietre e marmi trasportati da grandi distanze; un edificio la cui area supera quella della Basilica di San Pietro e della Piazza del Bernini messe assieme; la perfezione delle forme raggiunta grazie a complessi calcoli matematici; la profusione di pietre rare incastonate nei muri. I lavori durarono 22 anni, intaccando seriamente le risorse dell’impero, tanto che Shah Jahan, già gravemente malato, fu deposto dal figlio ed imprigionato fino alla morte in una torre del Forte Rosso di Agra, dal quale contemplava il Taj Mahal. La sua tomba è ora accanto a quella dell’amata moglie.

Taj MahalEntriamo nei giardini ornamentali dal portale posto lungo il lato meridionale del cortile esterno. Il portale realizzato in arenaria rossa è alto 30 metri e vi sono sopra incisi i versetti del Corano. I giardini sono realizzati secondo gli schemi del classico giardino persiano di epoca moghul: un quadrato suddiviso in quattro parti da dei corsi d’acqua e al centro una cisterna in marmo a rappresentare la celestiale abbondanza.

Il mausoleo si trova all’estremità settentrionale dei giardini e ai suoi quattro angoli si ergono 4 minareti bianchi aventi una leggera pendenza verso l’esterno, in modo da non cadere sul monumento in caso di terremoto. Ai due lati est ed ovest del mausoleo si trovano due edifici simmetrici in arenaria rossa, uno dei quali è utilizzato come moschea.

Raj GhatLasciamo questo posto con rammarico. Ma il tempo passa e il nostro volo per il rientro è per questa notte. Arriviamo a New Delhi in tardo pomeriggio e decidiamo di passare le ultime luci del giorno davanti al Raj Ghat.

Il Raj Ghat, il memoriale al Mahatma Gandhi, si trova nella quiete di uno splendido parco con fontane e alberi esotici. Una piattaforma quadrata in marmo nero indica il luogo in cui il padre della rivoluzione non violenta, assassinato, venne cremato nel 1948. Sulla pietra sono incise le sue ultime parole e una fiamma perenne ricorda a pellegrini e visitatori il suo spirito illuminato.

Si conclude così questo nostro splendido viaggio in una terra dai contrasti incredibili: l’India è un paese che offre meraviglie e miserie, sari fluttuanti e colorati e abiti laceri e sporchi, fascino e fastidio, felicità e disperazione.

Non può lasciare indifferenti: o se ne rimane affascinati o se ne ha un rifiuto profondo. Noi ne siamo rimasti affascinati.

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Rajasthan: Fatehpur Sikri e Agra

12° giorno.

Prima di lasciare Jaipur decidiamo di passare nuovamente a vedere il Palazzo dei venti Hawa Mahal con la luce dell’alba. Costruito nel 1799 in arenaria rosa, con i suoi 5 piani e le 953 nicchie con finestra a grata e balconcini, è il palazzo più famoso e fotografato di Jaipur. Le signore dell’harem potevano osservare le parate e le processioni senza essere viste.

Lasciamo l’incantevole Jaipur con destinazione Agra: sono circa 250 km e prevediamo di impiegarci circa 6 ore. Lungo il percorso, circa 40 km prima di arrivare ad Agra ci fermiamo per una sosta alla cittadella abbandonata di Fatehpur Sikri. Questa magnifica città fu fatta costruire in arenaria rossa tra il 1571 e il 1585 dall’imperatore Akbar, nipote del fondatore della dinastia Moghul, ed abbandonata dopo soli dodici anni, presumibilmente per la scarsità di acqua del luogo dove sorge.

La cittadella conserva il fascino dell’atmosfera medievale che la caratterizzava al tempo di Akbar, quando era la capitale dell’impero moghul. Da non perdere la splendida ed enorme moschea Jama Masjid, con elementi architettonici persiani e hindu e la particolare costruzione a cinque piani Panch Mahal che era riservata alle dame di corte.

Il luogo ove sorge Fatehpur Sikri è ricco di auspici favorevoli, per questo Akbar, il più illuminato tra tutti gli imperatori Moghul, Vi costruì la sua città nel 1571. Nel 1576 conquistò il Gujarat e fu allora che il luogo assunse il nome di Fatehpur, fateh, vittoria e pur, città. Nel 1586, Akbar improvvisamente e inspiegabilmente abbandonò Fatehpur Sikri per sempre, per questo è “la città abbandonata”.

Arrivati ad Agra il nostro pensiero corre subito al Taj Mahal, il celebre mausoleo fatto costruire dall’imperatore moghul Shah Jahan in memoria della moglie Arjumand Banu Begum, ma rinviamo al mattino successivo la visita. Ci dirigiamo invece al Forte di Agra, detto anche il Forte Rosso per il colore prevalente dell’arenaria rossa. La costruzione del forte fu iniziata da Akbar alla fine del 1500 in pieno stile Moghul, ma fu successivamente ampliato dal suo nipote Shah Jahan il quale introdusse anche l’uso del marmo bianco. Nonostante il forte fosse stato costruito come edificio militare Shah Jahan lo trasformò in un palazzo, che divenne anche la sua prigione negli ultimi 8 anni della sua vita, quando il figlio Aurangzeb prese il potere. Le grandiose mura alte fino a 20 metri e lunghe fino a 2,5 km sono circondate da un fossato.

Da alcuni punti del forte, come dalla torre dove venne imprigionato Shah Jahan, si riesce a vedere una romantica vista del Taj Mahal in lontananza.

Jaipur: Amber Fort, City Palace e Palazzo del Vento

11° giorno

Siamo a Jaipur, la città di Jai o della vittoria, fondata nel 1727 dal Maharaja Jai Singh II. Viene detta anche la città rosa: il rosa, simbolo in India dell’accoglienza, venne utilizzato nel 1853 in occasione della visita del principe Alberto di Inghilterra ed è rimasto da allora la tinta più usata a Jaipur.

La giornata sarà particolarmente densa e pertanto ci alziamo presto. Di buon ora raggiungiamo il Fort Amber, che si trova a circa 11 Km da Jaipur. Costruito da Raja Man Singh nel 1592 con pietre arenarie rosse e marmo bianco, è un bellissimo gioiello situato su una collina, un tempo residenza dei Maharaja di Jaipur. Il clima è molto pesante (temperatura sopra i 40° e un tasso di umidità che fra poco supera il 100%!) e la salita per raggiungere il palazzo è notevole. Decidiamo di raggiungere la sommità della collina a dorso di elefante, risparmiando le forze. Si entra dal Portale del Sole (Suraj Pol) che ci conduce al Cortile Principale.

Dal cortile saliamo una scalinata che ci porta al palazzo principale; giungiamo nel secondo cortile, e la Diwan i Am, la Sala delle Udienze Pubbliche, dove il Maharaja dava udienza ai sudditi. Visitiamo la Jai Mandir o Sala della Vittoria e la Sukh Niwas o Sala del Piacere. Quest’ultima è caratterizzata dalla presenza di un canale dove scorreva l’acqua al fine di raffreddare l’ambiente.

Alla conclusione della mattina torniamo a Jaipur per una breve pausa pranzo e quindi decidiamo di visitare il Palazzo di Città e l’Osservatorio Astronomico. Il City Palace, del 19esimo secolo, è tuttora residenza del Maharaja di Jaipur. Sfarzosissimo, sembra che custodisca gli oggetti in argento più grandi al mondo. Nonostante il fatto che sia stato costruito, modificato e ampliato nel corso dei secoli, il City Palace raccoglie un insieme di stili architettonici particolarmente armonici. Il complesso è molto grande e riusciamo a vedere solo una piccola parte delle sale, dei cortili e degli edifici che raccoglie.

A conclusione della giornata facciamo un salto a vedere il celeberrimo Palazzo dei Venti o Hawa Mahal. Probabilmente è l’edificio più fotografato di Jaipur, ed a ragione. Costruito nel 1799 in arenaria rosa sembra un alveare alto 5 piani, finemente lavorato a nido d’ape. La particolarità di questo palazzo è unicamente nella sua facciata; all’interno si tratta di un comune edificio della profondità di una sola camera e un angusto corridoio. La lavorazione della facciata permetteva alle dame della corte reale di poter osservare ciò che accadeva nelle vie della città senza essere notate.

Rajasthan: in viaggio per Jaipur, la città rosa

10° giorno

Lasciamo Bikaner e ci dirigiamo verso Jaipur. La distanza è di oltre 300 km e ci impieghiamo più di 6 ore.

Quando mancano circa 10 km per arrivare a Jaipur, ci fermiamo ad Amber dove rimaniamo solo pochi minuti per vedere il maestoso palazzo rosa, il Fort Amber, un capolavoro rajput, posto sul fianco di una collina. Dedicheremo la mattina seguente alla visita di questa fortezza;  questa sera ci dobbiamo accontentare solo di un piccolo assaggio!

Ci fermiamo a vedere le complesse operazioni di pulizia di un elefante nelle acque sottostanti il forte: il ragazzo compie acrobazie per riuscire a pulire la spessa pelle dell’animale, il quale non è molto convinto della necessità di tale operazione.

Arriviamo in città e, lasciati i bagagli in albergo, facciamo un giro a piedi nelle immediate vicinanze. Ci troviamo in Amber Road e proprio davanti a noi abbiamo il Jal Mahal, il palazzo dell’acqua, costruito in arenaria rossa al centro del Man Sagar, un lago di natura variabile… a volte in secca e a volte in piena, tanto da far apparire il palazzo come sommerso.

In effetti il Jal Mahal sta sprofondando e, nonostante il governo abbia assicurato che la zona verrà bonificata ed il palazzo salvaguardato, i dubbi sono molti. Dei 5 piani originari del Jal Mahal, solo l’ultimo ed il terrazzo emergono dalle acque, quando il lago Man Sagar raggiunge la sua massima profondità.

Jaipur, la città rosa, capitale del Rajasthan, è una città sgargiante come tutto lo stato che rappresenta, ma anche una grande città caotica, esuberante e con tesori architettonici come il City Palace ed il Palazzo dei Venti. Fa parte del Triangolo d’Oro, uno degli itinerari turistici più frequentati dagli indiani e occorrerebbero diversi giorni per visitarla con la cura che merita, ma purtroppo non abbiamo tutto questo tempo.

Rajasthan: Bikaner, Junagarh Fort e il Karni Mata Temple o Tempio dei Topi

9° giorno

Lasciamo Jaisalmer dopo una buona colazione al nostro albergo per affrontare il lungo viaggio verso est. Bikaner dista circa 300 Km e ci vogliono circa 5 ore di auto attraversando il deserto di Thar. Lungo la nostra strada incontriamo numerose comitive di pellegrini in cammino verso la loro destinazione.

Bikaner è la quarta città del Rajasthan, un’oasi tra dune e sterpaglie nel bel mezzo del deserto di Thar. Fu fondata nel 1488 e, protetta dal duro deserto e da governanti che furono anche eccellenti guerrieri, si sviluppò nei secoli come centro fondamentale sulla rotta carovaniera che attraversava il deserto. Appena arrivati in città visitiamo l’incantevole Junagarh Fort, la cittadella fortificata con gli antichi palazzi del Maharaja, dagli interni particolarmente ricchi, sede di uno dei musei più interessanti di tutto il Rajasthan.

La fortezza di Junagarh è una delle più affascinanti del Rajasthan. Fu fondata nel 1588 dal raja Rai Singh, all’epoca grande alleato dei Moghul, anche se molti palazzi vennero aggiunti nei 3 secoli seguenti. Al suo interno si trova la reggia a forma di labirinto e numerosi templi. A differenza di altri forti della regione questo non si trova su un’altura, ma non per questo è meno imponente. Le mura della fortezza hanno un perimetro di 1 km, circondate da un fossato e sono rinforzate da 37 bastioni: non è mai stato espugnato.

Le sale dei palazzi all’interno sono finemente decorate con oro e argento, motivi floreali e geometrici, piastrelle italiane, specchi e legni laccati. Un tripudio di squisiti lavori artistici nelle forme più varie.

Subito dopo la visita della fortezza di Junagarh ci dirigiamo poco fuori città per visitare un insolito tempio. Il Karni Mata Temple si trova ad una trentina di chilometri da Bikaner, e vi si recano i pellegrini per adorare migliaia di ratti sacri. Ci siamo voluti andare, non ce lo potevamo mica perdere! E’ dedicato a Karni Mata, manifestazione della Dea Madre, e i circa 20.000 topi del tempio sono sacri e protetti, nutriti dai fedeli con prelibatezze. Attenzione a calpestare un topolino: riparare al torto è costosissimo! Ah dimenticavo…. ovviamente come in tutti i templi all’ingresso si devono lasciare fuori le scarpe… qui un paio di calze robuste usa e getta sono altamente consigliate.

Terminata la visita rientriamo a Bikaner, e raggiungiamo il nostro albergo, il Laxmi Niwas Palace, un imponente e suggestivo ex palazzo reale trasformato in albergo.

Ci tocca una suite… e per una notte ci sembra di essere maharajah.

Rajasthan: Jaisalmer, la città d’oro

8° giorno

Siamo a Jaisalmer, la città d’oro. Sorge nel deserto di Thar, su un costone di arenaria giallastra alto 80 metri, per questo è la città d’oro. Ad agosto il caldo umido è veramente opprimente, sopratutto la notte. Siamo arrivati la sera precedente e, dopo un breve giro notturno della città per ammirare il Jaisalmer Fort illuminato dalle luci, siamo rientrati nel nostro albergo. Non pensate che l’aria condizionata possa essere considerata un optional per poter dormire: assicuratevi non solo che la vostra camera ne sia dotata, ma anche che funzioni bene!

A mio avviso è la località che meglio rappresenta i passati splendori in pieno deserto. Sono ben novantanove i bastioni che circondano il forte, tutti costruiti con la favolosa arenaria gialla dorata. Il forte è stato costruito su una collina nel XII secolo dall’allora sovrano rajput Jaisala, dal quale deriva il nome della città. Arriviamo all’ingresso del forte ed entriamo attraverso il First Fort Gate; proseguiamo a piedi ammirando per le strette viuzze lo splendore delle case, dei portoni lavorati e dei sontuosi palazzi: sembra proprio di vivere in una fiaba. Come già abbiamo visto nei giorni precedenti durante la visita di altre fortezze, si accede alla parte interna del forte superando una serie di portali che servivano a difendersi dagli aggressori. A differenza però degli altri forti, questo è tuttora abitato, e questo rende ancora più particolare la visita: è come trovarsi in un museo vivente! Tutto il forte è quasi interamente pedonale, complici le strette viuzze che non permettono il passaggio dei veicoli, e ciò permette di poter passeggiare tranquillamente con il naso all’insù ad ammirare l’architettura. Visitiamo due dei sette templi jainisti costruiti sempre in arenaria gialla e collegati tra loro. Visitiamo il Sambhavnath nel quale i sacerdoti pestano nel mortaio il legno di sandalo per le celebrazioni. Quindi il Rishabdeva, con i suoi pilastri finemente scolpiti con apsara e divinità, ci affascina particolarmente, complice anche l’atmosfera di tranquillità che si respira. Gironzoliamo per le stradine della città fino a quando vediamo una specie di bar che offre una vista panoramica dalla terrazza posta sul tetto dell’edificio: non ce lo facciamo scappare! La vista panoramica sulla città vecchia e il deserto tutto intorno è unica. Terminata la visita del forte proseguiamo con la visita degli haveli, sontuose dimore dei mercanti riccamente decorate e scolpite nella pietra arenaria gialla, costruiti ai tempi della fortuna mercantile della città d’oro tra il XVIII e il XIX secolo. Il Patwa-ki-haveli, il più bello della città, e il Nathmal-ki-haveli che si raggiungono attraversando a piedi la città bassa. Erano le magioni dei mercanti più ricchi, con bellissime facciate scolpite, balconcini e Jalis in pietra, i cortili interni circondati dalle eleganti costruzioni. Qui le descrizioni sono inutili e vi rimando alle foto.

Ci fermiamo per una pausa nelle ore più calde del giorno e usciamo nel tardo pomeriggio per fare un escursione nel deserto di Thar. Il Thar è un’interminabile distesa di sabbie bollenti, che ricopre un’area di circa 446.000 chilometri quadrati. Tocca ben quattro Stati dell’India, anche se la maggior parte di esso si trova nel Rajasthan occidentale e nella regione pakistana del Sindh fino alle catene montuose dell’Aravalli.

Si tratta di una regione bruciata dal sole e battuta da venti fortissimi
dove gli unici paesaggi sono le dune di sabbia, le pietre e la poca vegetazione erbosa e cespugliosa.
Aspettiamo il tramonto accompagnati da improvvisati musicisti e giovani ballerine in quello che definisco uno dei momenti più magici dell’intero viaggio in India.

Rajasthan: il Mehrangarh Fort a Jodhpur

7° giorno

Siamo a Jodhpur, antica capitale del regno di Rathor, la Città Blu, blu come il colore delle case dei brahmini, della stessa tonalità del cielo che quasi si confonde. Una città caotica, densamente popolata, nonostante si trovi in una delle regioni più aride, con il suo bazar dove tutto è rimasto come una volta, con i suoi mercanti che offrono di tutto. Sovrastata da un’imponente e meravigliosa fortezza, il Mehrangarh Fort non è una fortezza militare, ma una cittadella fortificata, con all’interno i suoi palazzi, templi e giardini. Una fortezza che ha sempre resistito agli attacchi, senza mai essere violata nei suoi cinquecento anni di storia.

Ed è proprio il forte che visitiamo questa mattina. Posto su una ripida collina alta circa 130 metri, il Mehrangarh Fort è la fortezza più bella del Rajasthan, con le sue altissime mura che si ergono a strapiombo fino a 36 metri di altezza e dominano la città sottostante. Ma nonostante l’imponenza si nota anche una struttura architettonica molto ricercata. Per la costruzione del forte sono state utilizzati i materiali della roccia sottostante ed oggi non si distingue più dove finisce la roccia e dove inizia la costruzione.

Si entra nel Mehrangarh da una delle sette porte, lo Jayapol, dove accanto alla biglietteria (250 Rs) si trova anche un ascensore per raggiungere la sommità dell’edificio, sia per chi ha difficoltà di deambulazione che per chi è più accaldato. Salendo a piedi si oltrepassano altre due porte disposte dopo curve e strettoie per impedire l’ingresso ai nemici con gli elefanti. All’interno del forte troviamo simmetrici cortili e palazzi decorati con le caratteristiche architetture rajput.

Sulla sommità raggiungiamo una grande terrazza dove troviamo ancora i cannoni a difesa del forte: qui il panorama sulla città di Jodhpur è stupefacente. Visitiamo anche l’interessante museo con una collezione di gioielli ed ornamenti dei maharajah. Durante la visita riusciamo anche ad imparare (come no… non ci credete?) a fare il turbante: dodici metri di stoffa sapientemente arrotolati sopra la testa: un impresa! Altrettanto impegnativa è la visita del forte: a causa delle temperature mediamente elevate è consigliabile iniziare quanto prima al mattino.

Nel pomeriggio facciamo qualche giro in città per qualche acquisto al bazar e quindi partiamo in direzione ovest alla volta di Jaisalmer, la Città d’Oro, ancora più vicina al deserto, ancora più calda. Arriviamo a destinazione in tarda serata.

Rajasthan: il Tempio a Quattro Facce di Ranakpur e arrivo a Jodhpur

6° giorno
Lasciamo Udaipur la mattina presto e ci incamminiamo in direzione nord con destinazione Jodhpur. Percorriamo una strada che attraversa i Monti Aravalli e dopo circa 1 ora ci fermiamo in una scuola elementare di un paese di montagna. La scuola intera ci accoglie come in un giorno di festa, dalle classi dei più piccoli a più grandicelli sono tutti curiosi di questi sconosciuti che hanno interrotto le loro lezioni. Ciò che ci colpisce è l’estrema educazione, l’ubbidienza ed il rispetto sia delle regole che dei loro insegnanti che tutti i ragazzi manifestano. Tutti composti e sorridenti pronti a raccontarci i loro progressi negli studi. Insomma un esempio per le nostre giovani generazioni. . .  (ammesso che si rendano conto di aver necessità di un esempio).

Proseguiamo il nostro viaggio e subito dopo l’ora di pranzo ci fermiamo di nuovo: siamo arrivati a Ranakpur, dove visitiamo uno dei templi giainisti più grandi di tutta l’India. Costruito nel XV secolo interamente in marmo bianco, ci lascia estasiati per la raffinatezza degli intarsi e delle lavorazioni. Il tempio è costituito da un tempio centrale e due templi secondari. Quello centrale, il Tempio a Quattro Facce o Chaumukha Mandir, è costituito da 29 sale sorrette da ben 1444 colonne scolpite, una diversa dall’altra. L’attenta lavorazione e la complessa struttura architettonica di questo luogo ci colpisce e ci fermiamo più del dovuto, complice anche la sensazione di pace ed armonia che si respira. Come in ogni altro tempio, le scarpe vanno lasciate all’esterno, in più, nei templi giainisti non possono entrare sigarette e qualsiasi oggetto in cuoio. Il giainismo infatti prevede un’assoluta non-violenza e una forma estrema di vegetarianesimo: la dieta del fedele esclude anche molti vegetali e persino l’acqua viene filtrata al fine di non ingerire involontariamente piccoli organismi.

Riprendiamo il nostro viaggio in direzione nord e lungo la strada notiamo un gran fermento nei pressi di un piccolo sobborgo. Ci fermiamo per capire cosa sta succedendo e il nostro accompagnatore ci spiega che ricorre l’anniversario della morte di una persona cara alla comunità: il guaritore. La cerimonia si svolge con le persone che passano intorno alla motocicletta che era stata di proprietà del defunto e depongono le loro offerte. L’aria è intrisa di incenso bruciato e tutto intorno si svolgono i festeggiamenti. A noi è parso un po’ singolare mettere come simbolo della persona venerata un oggetto appartenutogli in vita, ma si sa, le usanze non si criticano. . .

Continuiamo il nostro lungo viaggio e finalmente arriviamo a Jodhpur al tramonto. Ci siamo avvicinati al deserto del Thar e si sente: la temperatura è alta, nonostante il sole sia già oltre l’orizzonte. La città si presenta come un luogo molto affollato e caotico: il clacson delle auto suona ininterrottamente. Nonostante la stanchezza decidiamo di fare subito un giro in centro. Entriamo dalla porta principale a fianco della torre dell’orologio e ci avventuriamo nel mercato: frutta, verdura, spezie di ogni colore e profumo, ma anche piccoli negozi con artigiani che lavorano argento e pietre semi preziose. Nelle strette viuzze incontriamo anche un elefante, di quelli veri, che fa fatica a passare in quelle stradine. Siamo attirati da un locale pieno di stoffe e rimaniamo a bocca aperta nel vedere la quantità di tessuti di ogni genere con tutte le scalature di colore possibile. Non ci facciamo tentare dal fare acquisti che si rivelerebbero dei fagotti ingombranti durante il resto del viaggio e ci limitiamo a qualche foulard, ma ci dispiace un po’.

Stanchi ma soddisfatti arriviamo nel nostro albergo, il Ranbanka Palace, dove, dopo una doccia abbiamo anche cenato.

Udaipur: il luogo più romantico del continente indiano

5° giorno

Udaipur è stata definita come “il luogo più romantico del continente indiano” e non si fatica a capire il perché. E’ la “città dell’alba” o la “città bianca” ed il bianco, assieme al rosa pallido ed al giallo crema, sono i colori che contraddistinguono questa città del Rajasthan.

La città sorge ai piedi dei monti Aravalli, sulle sponde del romantico lago Pichola, un grande lago di ben 41 km di lunghezza per 3 km di larghezza, in parte ampliato artificialmente grazie ad una diga. Al centro del lago Pichola si trova il Lake Palace, un palazzo bianco che sembra sia in parte semi sommerso o che galleggi nelle verdi acque. Un tempo residenza estiva dei sovrani, oggi esclusivo e famoso in tutto il mondo hotel di lusso.

La prima parte della giornata la dedichiamo alla visita del City Palace che si trova sulla riva est del lago. È il più grande palazzo del Rajasthan: quasi 250 metri di lunghezza per 30 di altezza, adornato di cupole, balconcini e torrette,  un connubio di stili rajput e moghul. Buona parte del palazzo è oggi diventata un museo, dove poter ammirare le sale sontuosamente decorate, gli specchi, i dipinti e le piastrelle colorate. Bellissimi i mosaici raffiguranti i pavoni. Dalle terrazze del palazzo si può sorseggiare un the mentre si gode una spettacolare vista sul lago. Non mi soffermo oltre sulla descrizione delle sale del palazzo: il complesso del City Palace è enorme e qualche ora a disposizione consente di vederne solo una piccola parte: programmate in anticipo cosa vedere.

Ci fermiamo a pranzo all’Ambrai, l’unico buon ristorante che si trova sulla riva del lago. È possibile mangiare all’aperto nel giardino con la vista del Lake Palace, del City Palace e del Lal Ghat. Ottima la cucina tipica indiana: il tandoori è ottimo.

Udaipur è l’ideale per lo shopping:  è rinomata per l’artigianato, libri in carta fabbricata a mano, tappeti, gioielli in argento, tessuti stampati a mano, marmo, legno e tanti altri oggetti ancora. Ma noi decidiamo di fare un salto al mercato della città, non cerchiamo souvenir ma il contatto con la gente che esce per comprare la spesa del giorno. Girelliamo per i banchi di frutta e verdura, spezie e tessuti. È un tripudio di colori! Ovunque si guardi, se devo scegliere un aggettivo per descrivere questo paese è proprio “colorato”.

Lasciamo il mercato e torniamo sulle sponde del lago dove prendiamo un imbarcazione che ci porta all’isola di Jagmandir, dove sorge il palazzo delle feste, costruito nel XVII secolo al centro del lago. Prima di arrivare sull’isola si notano subito gli elefanti scolpiti nella pietra che circondano l’edificio. Sembra che l’imperatore moghul Shah Jahan abbia preso alcuni spunti da quest’opera architettonica per la progettazione del Taj Mahal. Escursione piacevole ma non da considerare irrinunciabile.

Il sole sta calando e noi rientriamo in albergo, ma sulla strada questa città ci regala un bellissimo tramonto sulla riva del lago.

Rajasthan: Pushkar, tempio di Brahma e il lago sacro

4° giorno

La notte al Pushkar Fort ci ha rigenerato e dopo colazione partiamo per la visita della città di Pushkar. Dopo un breve itinerario a piedi per il centro decidiamo per prima cosa di visitare il Temple Brahma.

Brahma è la prima Persona della Trinità indù, composta da Brahma, Vishnu e Shiva, all’interno della quale è conosciuto come il Creatore; viene considerato l’architetto dell’universo, il padre di tutti gli esseri.

Come in ogni tempio hindu lasciamo le nostre scarpe, borse e macchina fotografica fuori del luogo di culto in custodia ad un negoziante situato all’ingresso. Il Brahma Temple non è particolarmente imponente, anzi è piuttosto nascosto tra le viuzze della città, e lo contraddistingue una guglia di colore rosso. Una scalinata in marmo bianco permette di accedere all’interno; sopra l’entrata un’oca, simbolo del Creatore. Sulle pareti interne e sui pavimenti sono incise delle preghiere per i defunti.

Completata la visita del tempio ci dedichiamo a girovagare per le vie della città, passando davanti a coloratissime bancarelle con i tipici monili, collane e bracciali indiani colorati. Arriviamo al lago sacro e ci soffermiamo a guardare scene di vita quotidiana. Sui ghat c’è chi lava i panni, chi lava i bambini e chi discute animatamene. L’atmosfera di giorno è sempre molto particolare, non come al calare del sole ma comunque da non perdere.

Un’altra escursione che avremmo voluto fare ma abbiamo rinunciato per mancanza di tempo è la visita del Sarawati Temple. Si trova sopra una collina ed è raggiungibile in un ora di camminata, magari da fare alle prime luci del sole. Il panorama che si gode dalla sommità della collina è fantastico. Tantissimi altri sono i templi che meritano una visita in città e nelle immediate vicinanze: se avete modo trattenetevi in questa città almeno due notti.

In tarda mattinata partiamo alla volta di Udaipur: sono circa 280 Km, quasi 5 ore di strada. Lungo il viaggio facciamo una pausa per il pranzo ed arriviamo in serata a Udaipur al Trident Hotel, dove soggiorneremo 2 notti.