USA: i parchi dell’Ovest

PROGRAMMA DI VIAGGIO
USA: I parchi dell’Ovest
Dal 4 agosto al 25 agosto 2015
Durata: 22 giorni

04 agosto: Partenza da Roma per Las Vegas con scalo a Los Angeles e arrivo in serata
05 agosto: Las Vegas – Parco Zion- Parco Bryce
06 agosto: Parco Bryce
07 agosto: Parco Bryce – Capitol Reef
08 agosto: Capitol Reef – Idaho Falls
09 agosto: Idaho Falls – Yellowstone
10 agosto: Yellowstone
11 agosto: Yellowstone
12 agosto: Yellowstone – Grand Teton – Jackson Hole
13 agosto: Jackson Hole – Salt Lake City
14 agosto: Salt Lake City – Moab (Canyonland e Dead Horse Point)
15 agosto: Moab (Arches)
16 agosto: Moab – Mesa Verde – Cortez
17 agosto: Cortez – Chaco Culture National Historical Park – Santa Fe
18 agosto: Santa Fe – Petrified Forest – Holbrook
19 agosto: Holbrook – Canyon De Chelly – Chinle
20 agosto: Chinle – Bluff (Monument Valley)
21 agosto: Bluff – Antelope Canyon – Page
22 agosto: Page – Grand Canyon North Rim
23 agosto: Grand Canyon North Rim
24 agosto: Gran Canyon – Las Vegas – Los Angeles
25 agosto: Volo di rientro per Roma

4 agosto
Iniziamo questo viaggio nei parchi dell’ovest degli Stati Uniti con un volo da Roma su Los Angeles e quindi un volo interno su Las Vegas. Auto a noleggio con Alamo. Arriviamo in tarda serata in città. Las Vegas non fa parte degli obiettivi di questo viaggio e pertanto ci limitiamo ad una breve passeggiata lungo la strip.

5 agosto
Partiamo con destinazione Zion National Park. Si cambia stato dal Nevada allo Utah e si cambia fuso orario, più un ora. Impieghiamo circa 3 ore per arrivare all’ingresso del parco che si trova proprio lungo la strada. Acquistiamo l’abbonamento annuale ai parchi nazionali al costo di 80 dollari a vettura. In alta stagione allo Zion non è permesso circolare con la propria vettura. Lasciamo l’auto al parcheggio antistante il centro visitatori e prendiamo lo shuttle bus che ci accompagna lungo il percorso. L’organizzazione è molto buona: sulla mappa fornita gratuitamente all’ingresso (e scaricabile anche on line sui siti dei parchi) sono indicate tutte le informazioni utili per una buona programmazione della visita. Noi non abbiamo molto tempo: prima di partire avevamo deciso di visitare lo Zion in modo light, abbiamo scelto di non fare escursioni a piedi e di visitare solo alcuni punti di fermata del bus. L’impressione generale è di un bel parco che meriterebbe una visita più approfondita, sopratutto per chi vuole fare delle escursioni nei trail previsti. Se avete poco tempo, potete anche saltare del tutto il giro lungo il canyon dello Zion e limitare la visita alla strada che prosegue in direzione del Bryce National Park. Attenzione, non sto dicendo che non meriti, ma che se vi manca il tempo e dovete scegliere cosa fare, questa opzione può essere presa in considerazione. Sulla strada per il Bryce incontriamo il Red Canyon, un piccolo parco che merita la giusta attenzione. Vi potete soffermare ad ammirare le rocce rosse e i tunnel nella roccia per far passare la strada. In meno di due ore dallo Zion arriviamo al Bryce National Park.

6 agosto
Dedichiamo un intera giornata alla visita del Bryce National Park. Il nostro consiglio è di partire prima dell’alba e di dirigersi subito al Sunrise point e quindi al Sunset point, ben collegati tramite un facile percorso che costeggia il rim. Subito dopo, in direzione sud, troviamo l’Inspiration point, anche esso ben collegato al Sunset point da un facile percorso.
Completate la visita della zona dell’anfiteatro con il Bryce Point e il Paria viewpoint. Lasciata la zona del Sunset point ci siamo diretti a sud fino al Rainbow point e quindi siamo risaliti verso nord soffermandoci su gli altri viewpoint. Assolutamente da non perdere l’Agua Canyon e il Farview.
Per una visita completa con la dovuta calma senza fare eventuali trail calcolate una mezza giornata. Se potete, tornate nel tardo pomeriggio nei punti che vi sono piaciuti di più. La luce e i colori dell’alba saranno completamenti diversi e ne varrà la pena. Per la cena vi consigliamo il Ruby’s Inn, locale storico con un suo fascino che oltre alle camere e ad un general store propone anche un ristorante con buffet o alla carta. Per dormire invece è preferibile attraversare la strada e scegliere il Best Western Plus per qualche dollaro in più.

7 agosto
Lasciamo Bryce City e prendiamo la Byway 12 in direzione nordest. Questa è stata classificata come la seconda strada più bella d’America e la cosa non ci sorprende mentre la percorriamo. Come prima tappa visitiamo il Kodachrome Basin State Park: il suo nome deriva dal fatto di essere stato fotografato in tutte le sue angolazioni dal National Geographic. Il parco non è grande e merita una visita. Proseguiamo sulla 12 che costeggia il Grand Staircase Escalante NP e via via che procediamo rimaniamo sempre più a bocca aperta dai paesaggi che ci di presentano. Arrivati a Boulder decidiamo di percorrere un parte del Burr trail. Non ve lo perdete! La prima parte potrà sembrarvi forse noiosa ma dopo circa una decina di miglia il paesaggio cambia completamente. A circa 15 miglia potrete entrare in uno slot canyon che si trova a pochi passi dalla strada. Tornati sulla 12 proseguiamo verso nord fino ad arrivare a Torrey e da qui, con la US24, procediamo verso il Capitol Reef NP. Questo parco è molto meno frequentato dai turisti ed è rimasto molto più selvaggio di altri parchi più celebri. Già sulla strada principale, la 24, i paesaggi sulle rocce rosse sono imperdibili. Arrivati al centro visitatori si può percorrere una scenic drive (l’unica strada a pagamento, ma è utilizzabile l’interagency annual pass) che si addentra nel parco e consente di esplorarlo maggiormente. Per la cena il nostro consiglio è di andare al Rim Rock Restaurant dove abbiamo mangiato uno dei migliori filetti alla griglia. Per dormire invece il Best Western Capitol Reef Resort che si trova esattamente davanti al Rim Rock è una buona soluzione, sia per la comodità che per la posizione. Stupenda la vista all’alba e al tramonto dalle camere che si affacciano sul retro.

8 agosto
Lasciamo Capitol Reef per proseguire il nostro viaggio verso Yellowstone. Preferiamo spezzare il viaggio in due tappe e quindi dedichiamo una giornata allo spostamento fino a Idaho Falls. Impieghiamo circa 6 ore e 30 minuti, oltre alla pausa pranzo che facciamo intorno a Salt Lake City. A Idaho Falls visitiamo il centro città, le cascate e il lungo fiume. Niente di particolare, ma se vi trovate in zona e volete passare un paio di ore all’aperto, è una buona soluzione. Per dormire abbiamo scelto lo Sleep Inn, che si trova a margine della città ed offre compreso nel prezzo della camera oltre alla colazione anche una cena a buffet.

9 agosto
Lasciata Idaho Falls all’alba, raggiungiamo l’ingresso ovest di Yellowstone in meno di due ore. West Yellowstone si trova alla porta di ingresso del parco e raggruppa hotel, motel, ristoranti e servizi per le principali necessità. Ci dirigiamo nella sezione dell’anello sud ovest in direzione di Old Faitfhul. I geyser, le fumarole, gli stagni di fanghi che si trovano in questa zona sono numerosi e uno più bello dell’altro. Difficile farne una classifica. A mio parere personale, il famoso Old Faithful, attrazione principale della zona, non merita il primo posto. L’unico suo pregio è la regolarità che consente di prevedere il suo getto, con un errore di massimo 10 minuti. Da non perdere il Midway Basin Geyser, sia per il fascino della zona che per le colorazioni delle pozze. Anche tutta la zona del Lower Basin lascia a bocca aperta. Tutti i percorsi sono facilmenti accessibili su delle passarelle in legno che consentono di visitare agevolmente i siti senza difficoltà. Presso l’Old Faithful si trova il visitor center, un general store, una stazione di rifornimento carburante e l’Old Faithful Inn, antico hotel che non ha perso il suo fascino. Anche se non avete prenotato una camera, non dimenticate di farci un salto per una breve visita all’interno. La nostra prima giornata allo Yellowstone National Park si è conclusa e torniamo al nostro albergo a West Yellowstone, con tanti piacevoli ricordi dei posti visitati in questo breve tratto del parco. Per la notte abbiamo scelto il Best Western Desert Inn che propone un buon livello di comfort. A cena andiamo al Three Beers, locale storico (fondato nel 1921), dove abbiamo mangiato un ottimo filetto di bisonte.

10 agosto
Il secondo giorno di visita al Parco di Yellowstone lo iniziamo con il Grand Canyon. Non è il più celebre Grand Canyon, ma il Grand Canyon sul fiume Yellowstone. Come prima visita ci dirigiamo all’Artist Point raggiungibile dal South Rim. La vista delle cascate del fiume Yellowstone da questo punto è veramente bella, anche se è il punto più distante. Andateci al mattino presto e, con un po’ di fortuna, potreste riuscire, come è accaduto a noi, di vedere l’arcobaleno sulle cascate. Percorriamo anche il North Rimm fermandoci ai vari outlook segnalati sul percorso. Lasciamo Canyon Village in direzione nord fino a Tower Fall, una cascata di dimensioni molto più contenute visibile molto facilmente da un brevissimo sentiero. Proseguiamo in direzione Mammouth Hot Spring dove, oltre al villaggio destinato un tempo all’esercito ed oggi residenza dei rangers e delle loro famiglie, si possono vedere le terrazze di acqua calda che solidificandosi creano delle sculture irreali. Ricordano molto quelle più famose e più imponenti di Pamukkale in Turchia. Oltre a percorrere le passerelle accessibili dal parcheggio in basso, vi consigliamo di spostarsi sulle terrazze superiori dove è possibile effettuare un percorso circolare molto carino nonchè raggiungere dall’alto alcune delle terrazze più belle. Terminata la visita a Mammout, scendiamo verso Norris, altro sito eccezionale. I geyser di questo Basin sono tra i più particolari del parco; se non avete molto tempo limitatevi a percorrere il Porcelain Trail, rimarrete a bocca aperta. Anche questo secondo giorno di visita nel parco è ormai concluso e rientriamo a West Yellowstone. Ceniamo alla Pizzeria Wild West, dove la pizza non è affatto male.

11 agosto
Il nostro terzo giorno di visita nel parco dello Yellowstone lo abbiamo dedicato all’avvistamento della fauna. Di buon ora siamo partiti in direzione dell’entrata nord est del parco fino a raggiungere la Lamar Valley. Appena superato l’incrocio di Tower Roosvelt abbiamo incontrato una mandria di bisonti. Abbiamo continuato a percorrere la strada che costeggia la Lamar Valley incontrando ancora tanti bisonti, oltre a delle antilocapre. I bisonti spesso attraversano la strada e costituiscono anche un pericolo per le vetture che transitano. Non va assolutamente sottovalutato il rischio: sono animali selvatici che possono raggiungere anche velocità considerevoli. I cartelli sulle strade avvisano continuamente del rischio, ma ogni anno si registrano degli incidenti che nel migliore dei casi si limitano ad un danno della vettura, ma talvolta possono causare anche incidenti mortali. Lasciata la Lamar Valley, ci dirigiamo verso sud passando da Canyon Village e passando dall’altra valle frequentata sempre dai bisonti e altri animali. Proseguiamo il nostro itinerario verso sud fino ad arrivare al Lago Yellowstone. Il luogo è incantevole, ancora una volta il parco riesce a sorprenderci con i suoi panorami. Una sosta sulla riva del lago è d’obbligo e se avete tempo potete anche decidere di fermarsi a prendere il sole. Rientrando a West Yellowstone potete fermarvi in una dei numerosi punti dove vedere ancora una volta i bellissimi geyser.

12 agosto
Dopo tre giorni trascorsi al parco di Yellowstone, lasciamo West Yellowstone per spostarci verso sud in direzione di Jackson. La strada per arrivare a Jackson attraversa nuovamente il parco di Yellowstone dall’ingresso Ovest all’ingresso Sud, quindi si entra nel parco del Grand Teton. La giornata è iniziata con qualche goccia di pioggia ma fortunatamente già a metà mattina è tornato il sole. Il parco del Grand Teton è un parco da vivere a differenza di Yellowstone che è un parco da visitare. Numerose sono le attività possibili in questo luogo: oltre a visitare il parco lungo la sua strada principale è possibile fare escursioni a piedi lungo i percorsi, noleggiare una bicicletta e girare i sentieri, noleggiare una canoa e passare del tempo su uno dei numerosi laghi. Per un bel panorama sul monte Teton e Moran, è possibile salire sulla collina che si trova davanti al lago. Un’altra cosa facile da fare è l’escursione alle Hidden Falls. Potete lasciare la macchina nel parcheggio antistante al Jenny Lake e prendere il battello che vi porterà dalla parte opposta al lago (è possibile fare anche una bella camminata di circa 45 minuti lungo il bordo del lago) e quindi salire su un percorso non particolarmente difficile che vi porterà alla Hidden Falls. Qualora non foste ancora stanchi o i più allenati possono fare anche un altro percorso che vi porterà all’Inspiration Point.
Come conclusione della giornata raggiungiamo Jackson Hole che si trova pochi chilometri fuori dal parco in direzione sud. La città è una rinomata stazione sciistica invernale ma anche d’estate richiama un turismo d’elite che fa lievitare i prezzi in modo esorbitante.

13 agosto
Da Jackson Hole scendiamo verso sud ed arriviamo a Salt Lake City, attraversando stupendi panorami di montagna e campagna. Oltre ad essere la capitale dello Utah è anche sede dei Mormoni: in centro città si trova Temple Square, dove è possibile farsi accompagnare gratuitamente in un giro di illustrazione del Tempio (solo dall’esterno, l’accesso all’interno non è permesso). Sono visitabili la prima chiesa costruita dai pionieri e il tabernacolo, sede dell’auditorium con adiacente al Temple Square si trova il centro della città, recentemente riqualificato, dove quattro isolati completamente nuovi e collegati tra loro accolgono negozi, bar, ristoranti, spazio all’aperto per trascorrere qualche ora. Potete fare un salto anche presso un’altra zona non molto distante dal centro, dove sono riuniti negozi e ristoranti. La città risulta essere ben organizzata, facilmente visitabile e può rappresentare un buon punto di sosta in un viaggio dai parchi del nord a quelli del sud ovest. Nonostante non siamo per niente abituati a mangiare italiano quando siamo all’estero, siamo stanchi della cucina piena di salse e grassi, per cui per cena andiamo al Tuscan Grill in centro città: la cucina è davvero buona e oltretutto ad un costo equo.

14 agosto
Lasciamo Salt Lake City e in circa 4 ore arriviamo a Canyonland. Dalla strada che conduce a Moab, prendiamo la deviazione a destra sulla strada che ci porterà a Island in the Sky. Su questa stessa strada trovate un ulteriore deviazione per Dead Horse Point. Noi decidiamo di visitare i vari overlook di Canyonland, iniziando da quello più remoto e tornando a ritroso sulla strada per visitare gli altri. Il caldo in questa zona ad agosto è veramente massacrante: se potete cercate di visitare il parco nelle prime ore del mattino o la sera nelle ore prima del tramonto, in questo modo avrete una percezione dei colori ancora più bella. Descrivere questo parco sarebbe inutile. Sappiate che non potete davvero perdervelo. Noi a metà visita abbiamo deciso di interrompere il giro ed arrivare a Moab per riposarci un po’ e riprendersi dal caldo, saltando in particolare il Mesa Arch che è l’overlook più bello del parco. In serata al tramonto siamo tornati per gustarci le calde luci stagliarsi sulle rocce rosse del canyon viste dal Dead Horse Point. Questo parco è statale e non nazionale, per cui il Pass Nazionale non è valido e l’entrata va pagata a parte.

15 agosto
Il nostro secondo giorno a Moab lo abbiamo dedicato all’altro famoso parco della zona, quello di Arches. Si stima che nel parco di Arches ci siamo oltre 2000 archi oltre a tutte le formazioni geologiche particolari che vi lasceranno a bocca aperta. Date le temperature sotto il sole, decidiamo di entrare nel parco molto presto, subito dopo l’alba e di raggiungere come prima visita il Devil’s Garden, la parte più remota del parco. Raggiungiamo il Landscape Arch con una piacevole passeggiata in parte ombreggiata. Lo spettacolo è eccezionale. Tornando indietro sulla strada ci fermiamo al Sand Dunes Arches: sarà perchè lo abbiamo visitato in completa solitudine ma questa ultima è la location che ci è piaciuta di più. Si entra in una sorta di slot canyon completamente ricoperto da sabbia in terra e si raggiunge uno spazio più ampio, dove si trova un arco di modeste dimensioni ma comunque sempre suggestivo. Inutile dire che il celebre Delicate Arch fa sempre la sua splendida figura. Avete due modi per vederlo: uno più comodo con un breve sentiero di 800 metri con una salita di medio livello da dove però lo vederete comunque a distanza e uno con un sentiero di circa 2,5 km dove lo potrete raggiungere da vicino. Molto bella anche la zona denominata Window, dove ci sono più archi spettacolari ed anche il Giardino dell’Eden vi lascerà stupefatti. Tantissimi altri sono gli overlook dove potrete fermarvi ad osservare i bizzarri risultati della natura. In serata il tramonto lo abbiamo dedicato al Mesa Arch nel parco di Canyonland. Il sito offre il meglio all’alba quando la luce del sole entra nella parte sottostante dell’arco, ma anche al tramonto fa il suo effetto. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere anche un improvviso cambio di tempo con una luce del tramonto coperta da un temporale in arrivo che ha reso l’atmosfera della zona ancora più incredibile.

16 agosto
Lasciamo Moab al mattino presto in direzione di Cortez. Pochi chilometri dopo la cittadina di Cortez, trovate l’ingresso del Mesa Verde National Park. Il parco ha una dimensione notevole e le attrazioni principali si trovano sul lato sud, opposto a quello d’ingresso: partendo dal visitor center, calcolate almeno 45 minuti per raggiungere i siti. Le visite delle case interne di Cliff Palace sono possibili solo nel periodo estivo (fine maggio-metà settembre) e con la guida dei ranger. Un solo sito è sempre possibile visitare in autonomia senza necessità della guida e il percorso inizia dove si trova il museo. Il percorso è molto facile anche se la pendenza può comportare un po’ di fatica. Si riesce ad ammirare le rovine delle costruzioni tipiche del posto ed avere un idea di come vivevano i nativi. Nei pressi del museo è presente anche un area picnic per una piacevole sosta sotto gli alberi. Sempre in autonomia vi consigliamo di fare il loop drive che parte sempre nei pressi del museo e vi porta in diversi overlook dai quali ammirare stupendi paesaggi e anche le rovine di Mesa Verde. Per la notte potete fermarvi all’Holiday Inn a Cortez che vi garantisce un buon livello di confort, mentre per la cena potete fermavi al ristorante adiacente all’Holiday Inn dove potrete gustare un ottima bistecca alla griglia.

17 agosto
Da Cortez in Colorado ci dirigiamo verso il New Mexico per visitare una non proprio nota destinazione: il Chaco Culture Historical National Park. Come potrete leggere in altre guide, questo parco dovete proprio volerlo visitare, in quanto si trova in una zona non proprio facilmente accessibile. Dalla statale che vi porta verso Cuba, dovete prendere una strada che per i primi chilometri è asfaltata, ma poco dopo diventa prima sterrata in ghiaia e poi sterrata in terra battuta. Questo per circa 25 chilometri che vi richiederanno circa mezz’ora di pazienza. Arrivati sul posto, il parco, che non è enorme, si presenta come un anello in strada asfaltata percorribile a senso unico. Come in tutti in parchi nazionali troverete un’ottima organizzazione con un centro visitatori pronto a darvi le informazioni necessarie oltre alla mappa del parco. La visita più importante è il Pueblo Bonito, che si trova a metà del percorso ad anello, che in pratica si svolge dentro il canyon. Buona parte delle rovine è ancora in buone condizioni e un semplice percorso vi permetterà di attraversare questa antica cittadina. Da Cortez calcolate circa 3 ore per raggiungere il sito e almeno un paio di ore per la visita. Noi, terminata la visita, abbiamo proseguito fino a Santa Fe, capitale del New Mexico. La città è veramente carina, con tantissimi locali, ristoranti, musei d’arte e gallerie private d’arte moderna e non. La piazza centrale, in stile spagnolo, raccoglie cittadini e turisti davanti al bel palazzo del governatore. Molto bella anche la cattedrale che si trova sempre nei pressi della piazza centrale.

18 agosto
Partiamo da Santa Fe in direzione ovest, passata la non poi così significativa Albuquerque, abbiamo passato il confine con l’Arizona, fino a raggiungere il Parco Nazionale della Pietrified Forest. L’ingresso del parco si trova subito dopo l’uscita dell’interstatale e il parco, che ha notevoli dimensioni, va dalla parte nord dell’interstatale fino a diverse miglia a sud. Come sempre il centro visitatori vi potrà offrire la consueta mappa e foglio notizie. Ci sono una dozzina di overlook dove fermarsi, ben spiegati e illustrati nella brochure. Presso uno dei primi punti di sosta vi è anche un’area picnic dove fermarsi per una pausa pranzo. Le colorazioni delle formazioni geologiche della Painted Forest vi lasceranno sorpresi. Andando avanti nei punti di fermata si incrocia anche la mitica Route 66. I resti di auto arrugginita sono nel punto esatto in cui una volta passava questa strada. Lasciata la zona del deserto dipinto si entra nella zona della foresta pietrificata e del deserto dell’arcobaleno. Nella zona vi è la più alta concentrazione di tronchi fossilizzati e pietrificati. Non è permesso uscire dai percorsi nè tanto meno prelevare un piccolo sassolino. All’ingresso nel parco vi chiedono di dichiarare eventuali pietre che avete a bordo del veicolo e all’uscita un cartello vi segnala che la vostra auto potrebbe subire una perquisizione. Uscendo dal lato sud, noi abbiamo proseguito per la poco interessante cittadina di Holbrook, conosciuta principalmente per essere adiacente alla foresta pietrificata e per essere una delle città da cui passa la Route 66. Per dormire abbiamo scelto il Best Western Arizonian Inn, che non possiamo segnalare come uno dei migliori che abbiamo avuto in questo viaggio. C’è anche da precisare che comunque la zona non offre molto di meglio.

19 agosto
Partiamo da Holbrook e ci dirigiamo verso nord fino a raggiungere, in un paio di ore, Chinle. La cittadina si trova nella riserva indiana Navajo e la motivazione della nostra destinazione è il parco nazionale del Canyon del Chelly (si pronuncia d’Shay). La maggioranza dei tour della zona non prende in considerazione questa meta ma a nostro avviso vale la pena fermarsi almeno per una notte. La particolarità di questo canyon non sono le dimensioni ma la caratteristica di essere attraversato dalla confluenza di due fiumi, che consentono di poter irrigare i terreni che si trovano sul fondo del canyon. La zona è tuttora abitata da alcune famiglie navajo che in questa zona coltivano i loro campi. Dal rim sud nei vari overlook potrete ammirare oltre a dei panorami mozzafiato e molto insoliti anche i resti di rovine simili a quelle di Mesa Verde ed i resti di costruzioni più recenti dei nativi americani. L’ingresso al parco è gratuito e si possono percorrere in autonomia i due rim (nord e sud), mentre l’unico trail a piedi, che potete fare in autonomia, è quello che parte dall’overlook della White House, di circa 2 km (considerate almeno un paio di ore e molta acqua). In alternativa potete farvi portare dentro il canyon dalle guide navajo, che troverete all’ingresso del parco come fuori dell’albergo. Questi vi proporranno dei percorsi in 4×4 o a cavallo da effettuare lungo il canyon. Il nostro consiglio è di non escludere questa destinazione che, oltre a lasciarvi molto stupiti, vi farà apprezzare la quasi assenza di turisti sul posto, al punto di trovarvi in completo silenzio ad ascoltare il rumore del vento che soffia nel canyon.

20 agosto
Da Chinle in circa 2 ore e mezzo arriviamo alla famosa Monument Valley. Il sito è gestito dagli indiani Navajo e per l’ingresso di paga un biglietto di 20 dollari fino a quattro persone. Passato il cancello d’ingresso, per il pagamento della tassa, si arriva ad un immenso parcheggio e ad una costruzione adibita in parte al Lodge View Hotel e in parte al ristorante, museo, negozio e centro informazioni. La mappa fornita all’ingresso è piuttosto scarna e realizzata anche piuttosto male: una fotocopia normalmente in bianco e nero, con indicato il percorso che è possibile effettuare in autonomia con i nomi dei monumenti e i punti per le soste. Il percorso fattibile in autonomia è percorribile anche con un auto normale, a condizione che non abbia piovuto da poco e che si guidi con attenzione: in ogni caso il limite di velocità imposto è di 15 miglia orarie ossia 24 km/h. In ogni punto sosta troverete anche qualche bancarella con l’artigianato locale indiano: non dimenticate di comprare almeno un souvenir. In alternativa al percorso in autonomia, potete decidere di effettuare la visita con le guide Navajo. Il vantaggio è che sono abilitate a percorrere anche dei percorsi vietati al guidatore in self drive, anche se tali percorsi vengono effettuati solo de decidete di fare uno dei percorsi più lunghi. Lo svantaggio è che dovrete viaggiare seduti all’aperto su dei sedili ricavati su dei camioncini, più o meno grandi a seconda dei gruppi che vengono creati, mangiando polvere e non potendo decidere di fermarvi ogni volta che desiderate. Non perdetevi il panorama dall’Artist Point e dal belvedere della terrazza del ristorante. Per la notte abbiamo deciso di fermarci nella graziosa cittadina di Bluff in un carino B&B, la Posada Pintada. Per la cena vi consigliamo il Twin Rocks che prende il nome da due curiose rocce gemelle che sovrastano il ristorante.

21 agosto
Il giorno seguente lasciamo Bluff e ci dirigiamo verso sud ovest in direzione di Page. Attraversiamo la scenic drive della Monument Valley con le prime luci dell’alba apprezzando ancor più del giorno prima il panorama. In meno di tre ore arriviamo all’Antelope Canyon. Tenete presente che le lancette dell’orologio vanno portate indietro di un ora perchè, anche se non cambia il fuso orario, in Arizona in estate non viene applicata l’ora legale mentre nello Utah si. Noi abbiamo scelto di effettuare l’escursione al Lower Antelope Canyon con l’unica agenzia presente sul posto, quella di Ken’s Tour. L’escursione nel canyon è semplicemente spettacolare, da non perdere. Avrete modo di vedere lo spettacolo che la natura riesce a creare in questo slot canyon. Si entra scendendo con delle scale in ferro in una fessura nel terreno e si prosegue risalendo il canyon con altre scale sempre in ferro. Le visite vengono organizzate a gruppi di circa 15/20 persone accompagnate da una guida che vi darà anche qualche scarna informazione. Noi abbiamo optato per un tour denominato “fotografico” che, ad un costo maggiore, vi consente di fare il percorso nel canyon a piccoli gruppi (noi eravamo in sei) e oltre alla possibilità di poter portare anche un cavalletto – necessario per poter scattare in condizioni di scarsa illuminazione – la guida vi darà più tempo per poter scattare le foto e avrà anche un occhio di riguardo per cercare di lasciare la scena il più possibile libera dagli altri turisti. Nel pomeriggio abbiamo invece visitato la marina di Wahweap con le sue viste favolose sul lago Powell: se venite in estate non dimenticate il costume. Le calde acque del lago – circa 26 gradi – vi permetteranno di fare un rinfrescante bagno. Interessante anche la visita alla diga Glen, che vi darà qualche curiosa informazione su come è stata costruita questa grande opera dell’uomo. Un paio di curiosità: il muro in cemento armato della diga nella sua sommità è spesso 10 metri mentre alla base è spesso ben 100 metri, e dalla data della sua inaugurazione ci sono voluti 17 anni per riempire completamente il bacino.

22 agosto
La mattina seguente prima di lasciare completamente Page e dirigersi verso il Grand Canyon, abbiamo fatto l’escursione a Horseshoe Band. Uscendo da Page in direzione sud, pochi chilometri dopo trovate sulla destra un ampio parcheggio con l’indicazione del sito. Lasciata la macchina c’è da superare a piedi la collinetta, considerate 15/20 minuti, non è particolarmente impegnativo, ma tutto dipende anche dalla temperatura. Noi lo abbiamo fatto al mattino intorno alle 7 e faceva già molto caldo! Se non avete già visto in precedenza alcuna foto del posto, lo spettacolo che avrete alla fine del percorso vi sorprenderà. La visita al mattino è consigliata perchè il luogo è illuminato nel modo corretto e per le foto è meglio. Quindi proseguiamo il nostro viaggio in direzione della nostra destinazione del giorno. Il Grand Canyon è visitabile sui due lati, quello nord e quello sud. Il North Rim riceve un centesimo dei visitatori del parco e, al contrario del South Rim, non ha molta scelta nelle sistemazioni per la notte e per i posti dove mangiare, è molto più fresco, se non freddo (in inverno nevica dieci volte di più che sul lato sud) e non ha tutte le attrazioni turistiche dell’altro (tour in aereo o elicottero sul Canyon etc). Ma è proprio per questi motivi che noi lo abbiamo scelto: il fatto che fosse più fresco, lo rende molto più gradevole in agosto (la massima non ha superato i 26° e la minima era di 9°) soprattutto se volete fare qualche trail. Per l’alloggio abbiamo optato per una Cabin al Grand Canyon Lodge: molto spartana, ma dotata dei servizi essenziali per un piacevole soggiorno. Se riuscite a trovare disponibilità, scegliete una Western Cabin con vista sul Canyon, qualche dollaro in più li vale tutti. Se invece volete risparmiare, c’è anche un campeggio nelle immediate vicinanze. Il Lodge ha una bellissima terrazza panoramica che dà sul Canyon attrezzata con delle poltrone in legno: il miglior modo per rilassarsi godendosi il panorama. Ha anche un buon ristorante con prezzi adeguati al posto e al luogo con la vetrata che vi permetterà ancora una volta di gustare i vostri piatti davanti a questo favoloso scenario.

23 agosto
Il nostro secondo giorno nel Grand Canyon lo abbiamo dedicato alle escursioni nei vari trail. All’ingresso nel parco, come in tutti i parchi nazionali, ci hanno dato una guida e una mappa del parco con l’indicazione dei percorsi e la loro difficoltà. Anche se non siete professionisti del trekking, avrete modo di raggiungere in auto dei punti dove vedrete dei panorami favolosi, al limite alcune volte dovrete fare dei brevi percorsi a piedi. Come sempre il consiglio è di partire presto: in Arizona non vige l’ora legale e quindi in estate alle 6 del mattino il sole è già sorto e vi permetterà di non dover sopportare il caldo durante le vostre escursioni. Dato che il clima, come in tutta la zona, è molto secco, non dimenticate di portare con voi sempre una buona dose di acqua per reidratarsi.

24 agosto
L’ultimo giorno lasciamo il Lodge Grand Canyon North Rim all’alba e partiamo in direzione di Las Vegas, distante 450 chilometri circa. In questo viaggio abbiamo percorso quasi 7000 chilometri, in qualche occasione anche su strada sterrata e fino all’ultimo giorno ci eravamo ritenuti fortunati di non aver avuto nessun imprevisto con l’auto. Ovviamente mai sfidare la fortuna, che sarà anche cieca ma la sfiga ci vede sempre molto bene. Arrivati nei pressi di Colorado City, il computer della nostra auto ci avvisa che uno pneumatico ha la pressione bassa: ci fermiamo a controllare e ci accorgiamo di aver forato. Cambiata la gomma con il ruotino di emergenza abbiamo percorso una ventina di miglia e ci siamo fermati per far riparare la gomma. L’imprevisto ci ha fatto ritardare di circa un ora il nostro viaggio per raggiungere l’aeroporto di Las Vegas. Il traffico sulla interstatale intorno alle grandi città come Las Vegas non va sottovalutato: tenete presente che è consentito il sorpasso da entrambi i lati e che i limiti di velocità indicati sembra che servono ad indicare il limite di velocità minima invece che massima. I mezzi pesanti, in particolare, spesso composti anche da 2 rimorchi oltre alla motrice sfrecciano a velocità elevate rendendo di fatto la guida un tantino pericolosa almeno per i nostri standard. Lasciamo l’auto a noleggio presso il McCarran Rent Car Center nei pressi dell’aeroporto e raggiungiamo il terminal 1 per il check-in. Verso le 16 un annuncio ci avvisa che è appena atterrato all’aeroporto di Las Vegas l’Air Force One con il presidente Obama a bordo. Per qualche secondo la cosa ci suscita curiosità, ma ben presto ci rendiamo conto che tutto questo significherà un ritardo nel nostro volo! Ed infatti partiamo con oltre un’ora di ritardo! Arrivati a Los Angeles, anche lo shuttle che ci deve portare in albergo si fa desiderare e ci fa spettare quasi un ora prima di arrivare. Partiti alle 06.30 del mattino dal Grand Canyon riusciamo ad essere nella nostra camera all’Hilton di Los Angeles alle 20.00.

25 agosto
Passiamo solo la notte a Los Angeles, senza visitare la città. La mattina facciamo una buona colazione e ci dirigiamo verso l’aeroporto dove prendiamo il volo di rientro per Roma.

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