India: Tamil Nadu e Kerala

PROGRAMMA DI VIAGGIO
India: Tamil Nadu e Kerala
Dal 26 dicembre 2014 al 05 gennaio 2015
Durata: 11 giorni

26 dicembre: Partenza per Chennai via Doha
27 dicembre: Chennai
28 dicembre: Chennai, Mahabalipuram, Pondicherry
29 dicembre: Pondicherry, Gangaikondacholapuram, Darasuram, Tanhjore
30 dicembre: Tanhjore, Sri Rangam, Chettinad
31 dicembre: Chettinad, Madurai
01 gennaio: Madurai, Thekkady
02 gennaio: Thekkady, Kumarakom
03 gennaio: Kumarakom, Cochin
04 gennaio: Cochin
05 gennaio: Partenza con il volo da Cochin via Doha e arrivo a Roma

26 dicembre 2014
Quattro anni prima abbiamo visitato per la prima volta questo paese e ne siamo rimasti molto colpiti. Quasi per caso abbiamo deciso di tornare in India, questa volta per visitare la parte più a sud. Partiamo da Roma con il volo della Qatar che, con sosta a Doha ci porta a Chennai, più conosciuta con il nome di Madras.
Siamo nello stato del Tamil Nadu e questa metropoli di quasi dieci milioni di abitanti ci appare subito nella sua caoticità. Atterriamo a notte fonda e raggiungiamo il nostro albergo in città, il Taj Connemara.

27 dicembre 2014
Dopo aver riposato qualche ora e dopo una buona colazione, incontriamo la nostra guida che ci accompagnerà nelle visite. Madras fu fondata nel 1639 dagli inglesi della Compagnia delle Indie per l’esportazione di stoffe di cotone. Oggi è afflitta da numerosi problemi quali la densità della popolazione che ha superato ogni limite, il traffico allucinante e l’inquinamento dei fiumi locali, tanto da creare problemi di mancanza di acqua. E’ in costruzione una metropolitana e il prossimo anno è previsto di spostare intere attività produttive in città satellite, così da risolvere almeno una parte alcuni problemi della città. Le attrattive turistiche degne di nota sono molto limitate e l’unico motivo per cui dovreste passare da qui è la necessità di doversi fermare dopo il volo di arrivo. Visitiamo il museo dei bronzi con interessanti opere d’arte (ma se lo perdete non è un dramma…) e il Tempio di Kapaleshwar, nel quartiere di Mylapore. Il tempio è dedicato a Shiva e l’ingresso alla struttura ai non induisti è consentito, ma non è consentito accedere alle zone interne dove si trovano gli altari sacri. Merita una visita, è veramente molto bello e l’atmosfera che si respira è suggestiva. Qualche commissione in città e rientriamo in albergo.

   

28 dicembre 2014
Dopo un ottima colazione incontriamo la nostra guida e partiamo in direzione sud. In poco più di un ora arriviamo a Mahabalipuram, distante circa 60 km da Chennai. Questo era l’antico porto del regno Pallava nel 7° e 8° secolo d.C. I monumenti che troviamo a Mahabalipuram rendono questo sito archelogico tra i più belli dell’India. Vediamo tempi, sculture rupestri, templi monolitici, templi strutturali ossia costruiti (non scavati e non scolpiti). Il sito è molto grande e lo visitiamo solo in parte. Ci fermiamo appena scorgiamo le prime costruzioni e facciamo un giro nei giardini antistanti. Guardando la palla di burro di Krishna dal lato della strada pare che stia per cadere da un momento all’altro. Procediamo in direzione sud e ci fermiamo a vedere il Rotha di Ganesh e la grotta di Krishna. Riscendiamo sulla strada principale e iniziamo ad ammirare lo spettacolare altorilievo scolpito nel granito chiamato La discesa del Gange sulla Terra. Si tratta di un monumento alto 7 mt e lungo 29 mt, interamente scolpito, illustrante un episoio mitologico nel quale il Fiume Celeste scende in terra attraverso i capelli di Shiva. Quando piove in abbondanza l’acqua viene incanalata in una fessura scolpita al centro della scultura dando proprio l’impressione voluta. Dopo aver visitato con la necessaria calma il monumento ci dirigiamo a piedi verso la spiaggia per visitare l’altro famoso monumento: il tempio sulla spiaggia, dedicato a Shiva, risalente al 700-728 d.C. Una volta si trovava sul bagnasciuga ma la salsedine e le onde del mare che lo lambivano costituivano una minaccia alla salvaguardia del monumento. In epoca moderna è stata costruita una barriera in mare e un giardino intorno al monumento, togliendo però un po’ di fascino. Purtroppo il tempo non ci aiuta e scende una pioggerellina fastidiosa. Pranziamo in un ristorante nelle immediate vicinanze, il Grande Bay, e ripartiamo in direzione di Pondicherry. Pondy è stata colonia francese fino al 1954 e ancora sembra di essere in una cittadina francese. Dal nome delle strade, i nomi dei palazzi e via dicendo tutto ricorda i colonizzatori. Facciamo un giro della città ma purtroppo il ciclone che imperversa sul golfo del Bengala non ci permette di approfondire la visita. In serata arriviamo in albergo all’Hotel Le Pondy.

   

29 dicembre 2014
Dopo un’intera notte di pioggia anche ora pioviggina. Colazione e partiamo subito ancora in direzione sud. Impieghiamo quasi 3 ore per fare meno di 100 km ed arrivare a Gangaikondacholapuram. Il tempio è enorme, risale al 1044 ed è dedicato a Shiva. Entriamo dall’unico portale posizionato ad est e percorriamo l’interno dell’edificio fino a raggiungere il transetto e quindi il punto più interno dove troviamo il lingam. La torre che sovrasta la struttura è a 9 piani e manifesta la sua imponenza di ben 55 mt. All’esterno nel giardino troviamo altre strutture degne di nota e in particolare un leone seduto e un toro in blocchi di pietra. Ci spostiamo un poco e pranziamo in un ottimo ristorante, Indeco di Swamimalai. Proseguiamo in direzione di Tanjore e ci fermiamo a Darasuram dove visitiamo il santuario dedicato a Shiva del 1146 chiamato Airavateshwara. Anche questo monumento è molto grande e come quello precedente è ormai monumento archeologico e non luogo di culto. Il nome del tempio indica l’elefante e la sua particolarità sono le decorazioni, la varietà statuaria ed anche delle decorazioni policrome. Le statue principali sono in basalto nero. Proseguiamo per Tanhjore dove arriviamo nel tardo pomeriggio. Facciamo un giro per il mercato della frutta e verdura per assaporare la vita quotidiana della città per poi arrivare in albergo, l’hotel Sangam.

   

30 dicembre 2014
Tanjore significa Città del Rifugio; è una città molto antica, capitale dei re Chola ed oggi una città prosperosa con oltre mezzo milione di abitanti. Lasciamo l’Hotel Sangam e ci spostiamo di pochi chilometri per raggiungere il Tempio Brihadishwara. Costruito intorno all’anno mille da Rajaraja I è la più bella costruzione del sud dell’India. Per entrare nel complesso si attraversano due enormi porte Gopuram e come prima cosa incontriamo un enorme Nandi in granito nero lungo ben 6 metri coperto da un padiglione. Subito dopo un lungo Mandapa ipostile che accede al sacello, la zona di culto che è tuttora in funzione. La piramide che la sovrasta è alta 66 metri disposti su 13 piani. La bellezza di questo monumento supera quella di quelli visti in precedenza. Consigliamo di non invertire la successione delle visite rispetto a quanto abbiamo fatto noi per poter gustare meglio le visite. Proseguiamo la giornata con la visita del palazzo Nayaka ed in particolare della Art Gallery, celebre per la collezione dei bronzi dell’epoca Chola. Pranzo veloce e proseguiamo per Sri Rangam, distante circa un ora da Tanjore. Questa è un isola tra due rami del fiume Cauvery, uno dei più famosi luoghi di pellegrinaggio dell’India. Si calcola che ogni giorno siano circa 20.000 i pellegrini che raggiungono questo tempio. Il santuario di Sri Ranganath è in questo momento in ristrutturazione ma questo non toglie nulla alla bellezza del luogo. Si tratta di una città viva disposta all’interno del santuario: sette recinti concentrici con mure altissime e con l’accesso dai dei Gopuram colorati. Il Gopuram più esterno è quello più alto con un’altezza di 72 metri e man mano che si procede verso l’interno l’altezza diminuisce. L’accesso ai non induisti è ammessa fino al 5° recinto. Al termine della visita procediamo verso sud fino ad arrivare a Chettinad, dove ci fermiamo per la notte al Chidambaram Vilas.

   

31 dicembre 2014
Lasciamo il Chidambaram Vilas e visitiamo la cittadina di Chettinad, abitata dai Chettiar, ricchi banchieri e commercianti di Madurai che nel 19° secolo si trasferirono qui per costruire le loro favolose residenze. Ne visitiamo un paio oggi tramutate in alberghi e gironzoliamo per le vie della città. La maggior parte delle case è oramai in stato di abbandono e necessiterebbe di una pesante ristrutturazione. Proseguiamo il nostro viaggio in direzione sud ovest, destinazione Madurai. Appena arrivati in città andiamo a prendere possesso della camera al nostro albergo, il Taj Gateway, un ottima struttura che si trova su una collina in una posizione panoramica. Lasciati i bagagli ci dirigiamo in centro e visitiamo quel che resta del grande palazzo reale di Tirumala Nayak del 1636. Oggi rimangono solo due grossi edifici: il più grande è costruito attorno ad un cortile con colonne alte 12 metri. Ci spostiamo di poco per una visita dell’esterno del tempio Minakshi Sundareshwara. Il santuario è protetto da delle mura di cinta molto alte ed ha quattro porte d’ingresso coperte di sculture colorate – Gopuram – posizionate ai quattro punti cardinali. Oggi è prevista una funzione di culto nella quale la statua di Shiva viene portata in processione preceduta da un toro. Oggi è il 31 dicembre e questi giorni di festa attireranno circa 40.000 pellegrini sia nella giornata di oggi che domani. Normalmente i pellegrini che visitano il santuario sono almeno 10.000 al giorno. Attendiamo l’uscita della processione ma un improvviso acquazzone stagionale cambia il percorso della stessa e veniamo a sapere che non uscirà dal tempio. Se vogliamo partecipare alla funzione dobbiamo entrare nel tempio. Il temporale ci ha colto impreparati: siamo fradici e decidiamo di rinunciare all’evento. Rientriamo in albergo per la cena e brindisi di fine anno.

   

01 gennaio 2015
Ieri non abbiamo fatto le ore piccole e ci svegliamo di buon ora per tornare in centro e visitare l’interno del tempio di Minakshi Sundareshwara. Il santuario è molto antico mentre le costruzioni che vediamo oggi risalgono tra il 16° e il 17° secolo. Oltre al recinto che abbiamo visto ieri con i quattro Gopuram principali, all’interno abbiamo altri recinti di dimensioni minori con altri Gopuram. Gli interni di questo tempio ci lasciano senza parole. I monumenti che avevamo visto nei giorni passati erano degni del nostro apprezzamento ma questo li supera tutti quanti sia in bellezza che maestosità. Innumerevoli gli aspetti sia architettonici che culturali che questo luogo offre al visitatore. La visita del tempio richiede almeno una mezza giornata per avere una visione d’insieme. Torniamo in albergo e dopo uno spuntino per pranzo partiamo in direzione di Thekkady in Kerala. Impieghiamo circa 3 ore per arrivare a destinazione, che si trova subito dopo il confine tra lo stato di Tamil Nadu e Kerala. Alloggiamo al bel eco-resort Spice Village in un vero e proprio parco botanico.

02 gennaio 2015
Siamo in montagna e la temperatura è notevolmente più bassa dei giorni scorsi, ma nonostante ciò è molto piacevole. Lasciamo l’ecoresort Spice Village e partiamo con destinazione Kumarakom. Ci fermiamo a visitare un giardino dove è possibile seguire una spiegazione da parte del titolare di tutte le specie di spezie che vengono coltivate in questa zona. La visita dura una mezz’ora ed è molto interessante e istruttiva. Proseguiamo ancora qualche chilometro fino a quando rimaniamo colpiti dalla bellezza delle piantagioni di tè. Gli arbusti simili a delle siepi visti in lontananza assomigliano a dei tappeti verdi meravigliosamente ordinati. Ci fermiamo e facciamo una bella passeggiata di un paio di chilometri circondati da colline ricoperte da piante di tè. Proseguiamo il nostro viaggio fino a quando non incontriamo le piantagioni dell’albero della gomma. Cerchiamo una guida locale che ci illustra come avviene la raccolta del liquido che esce dalla corteccia dell’albero e che poi opportunatamente lavorato diverrà gomma. Proseguiamo il nostro viaggio ed arriviamo a Kumarakom, sulle rive del lago Venbanad. Qui prendiamo un’imbarcazione che ci trasporta fino al nostro albergo, il Coconut Lagoon, una bellissima struttura della stessa catena dello Spice Village della notte precedente. Nel tardo pomeriggio l’albergo organizza delle uscite in barca per assistere al tramonto sul lago, e noi non ci facciamo sfuggire quest’occasione. La struttura è anche molto nota per l’ottimo centro di terapie e massaggi ayurvedici.

03 gennaio 2015
Passiamo la mattina in completo relax al Coconut Lagoon, spiacenti che non possiamo trattenerci ulteriormente. In tarda mattinata ci imbarchiamo su una rice boat che ci trasporta lungo i canali e le lagune che formano le Kerala Backwaters, le vie d’acqua del Kerala. Lungo la navigazione possiamo osservare la vita dei contadini che vivono lungo i canali così come i pescatori che lavorano nella laguna. Tutto intorno ammiriamo una natura rigogliosa, fatta di alberi di palme e risaie. Pranziamo a bordo della barca e arriviamo ad Aleppey che si trova ad un ora di strada da Cochin. Qui riprendiamo un mezzo su ruote e proseguiamo fino a questa grande città che si trova su una bellissima rada formata del 14° secolo in seguito ad una grande alluvione. Arriviamo a Cochin e andiamo a teatro a vedere un caratteristico spettacolo “Kathakali“- la danza-pantomima tipica del Kerala.  Questa forma d’arte merita un approfondimento: il kathakali è una forma espressiva di teatro-danza indiano, originaria dello stato indiano del sud del Kerala, nata circa 400 anni fa. È considerata una delle più antiche forme di danza dell’India. I personaggi con i volti dipinti di colori accesi e con costumi elaborati rimandano alle storie epiche indù, viene danzato da soli uomini che recitano anche le parti femminili.
Finito lo spettacolo ci rechiamo al nostro albergo, il Vivanta Malabar, in tarda serata.

04 gennaio 2015
Oggi visitiamo Cochin. Iniziamo con la visita del Palazzo Mattancherry costruito dai Portoghesi per il Raja di Cochin. Passiamo poi alla Sinagoga degli Ebrei Bianchi ed infine facciamo una passeggiata nel quartiere ebraico. Visitiamo anche la chiesa di San Francesco. Facciamo poi una passeggiata al porto a vedere le reti ed a fare qualche foto. Rientriamo in albergo dove troviamo una sopresa: di lì’ a qualche ora verrà festeggiato un matrimonio. Un po’ maleducati e curiosi cerchiamo di sbirciare, gli sposi ci vedono e ci invitano, per cui finiamo la serata tra balli e musiche. Bella esperienza.

05 gennaio 2015
Ci siamo svegliati piuttosto presto ed abbiamo trovato un’ottima colazione preparata dall’hotel. Dopo mangiato, ci rechiamo all’aeroporto per il viaggio di ritorno.

Annunci

Viaggio in India: le foto

Queste sono alcune foto del viaggio in India. Altre foto le puoi vedere su Flickr.

Taj Mahal: una lacrima sul volto dell’eternità

13° giorno

Taj MahalSiamo arrivati ieri ad Agra e abbiamo già ammirato il favoloso Taj Mahal dal Forte Rosso, un po’ troppo da lontano. Questa mattina ci aspetta la visita regina di tutto il viaggio. Il caldo è opprimente e decidiamo di partire per la visita del mausoleo alle prime luci del mattino. Il traffico e le code all’ingresso, causati anche dai minuziosi controlli di tipo aeroportuale, fanno si che riusciamo ad accedere all’area del Taj Mahal alle 7:30. Il luogo è già affollato, non tanto di turisti stranieri, quanto di fedeli e turisti locali.

Il superbo Taj Mahal è il simbolo principale dell’architettura Moghul e dell’India intera. Il Taj Mahal fu costruito a partire dal 1632 dall’imperatore Moghul Shah Jahan in marmo bianco e pietre semi preziose, in memoria dell’amatissima moglie come testimonianza del loro profondo e unico amore. La moglie Mumtaz Mahal (ovvero  adorato ornamento del palazzo) morì nel 1631, dando alla luce il loro quattordicesimo figlio, all’età di 39 anni.

Portale meridionale Taj MahalIl Taj Mahal è il monumento all’amore, magico, perfetto, romantico e supera ogni aspettativa; è stato definito “una lacrima sul volto dell’eternità“.  Un’opera eccezionale: dodicimila tonnellate di pietre e marmi trasportati da grandi distanze; un edificio la cui area supera quella della Basilica di San Pietro e della Piazza del Bernini messe assieme; la perfezione delle forme raggiunta grazie a complessi calcoli matematici; la profusione di pietre rare incastonate nei muri. I lavori durarono 22 anni, intaccando seriamente le risorse dell’impero, tanto che Shah Jahan, già gravemente malato, fu deposto dal figlio ed imprigionato fino alla morte in una torre del Forte Rosso di Agra, dal quale contemplava il Taj Mahal. La sua tomba è ora accanto a quella dell’amata moglie.

Taj MahalEntriamo nei giardini ornamentali dal portale posto lungo il lato meridionale del cortile esterno. Il portale realizzato in arenaria rossa è alto 30 metri e vi sono sopra incisi i versetti del Corano. I giardini sono realizzati secondo gli schemi del classico giardino persiano di epoca moghul: un quadrato suddiviso in quattro parti da dei corsi d’acqua e al centro una cisterna in marmo a rappresentare la celestiale abbondanza.

Il mausoleo si trova all’estremità settentrionale dei giardini e ai suoi quattro angoli si ergono 4 minareti bianchi aventi una leggera pendenza verso l’esterno, in modo da non cadere sul monumento in caso di terremoto. Ai due lati est ed ovest del mausoleo si trovano due edifici simmetrici in arenaria rossa, uno dei quali è utilizzato come moschea.

Raj GhatLasciamo questo posto con rammarico. Ma il tempo passa e il nostro volo per il rientro è per questa notte. Arriviamo a New Delhi in tardo pomeriggio e decidiamo di passare le ultime luci del giorno davanti al Raj Ghat.

Il Raj Ghat, il memoriale al Mahatma Gandhi, si trova nella quiete di uno splendido parco con fontane e alberi esotici. Una piattaforma quadrata in marmo nero indica il luogo in cui il padre della rivoluzione non violenta, assassinato, venne cremato nel 1948. Sulla pietra sono incise le sue ultime parole e una fiamma perenne ricorda a pellegrini e visitatori il suo spirito illuminato.

Si conclude così questo nostro splendido viaggio in una terra dai contrasti incredibili: l’India è un paese che offre meraviglie e miserie, sari fluttuanti e colorati e abiti laceri e sporchi, fascino e fastidio, felicità e disperazione.

Non può lasciare indifferenti: o se ne rimane affascinati o se ne ha un rifiuto profondo. Noi ne siamo rimasti affascinati.

Rajasthan: Fatehpur Sikri e Agra

12° giorno.

Prima di lasciare Jaipur decidiamo di passare nuovamente a vedere il Palazzo dei venti Hawa Mahal con la luce dell’alba. Costruito nel 1799 in arenaria rosa, con i suoi 5 piani e le 953 nicchie con finestra a grata e balconcini, è il palazzo più famoso e fotografato di Jaipur. Le signore dell’harem potevano osservare le parate e le processioni senza essere viste.

Lasciamo l’incantevole Jaipur con destinazione Agra: sono circa 250 km e prevediamo di impiegarci circa 6 ore. Lungo il percorso, circa 40 km prima di arrivare ad Agra ci fermiamo per una sosta alla cittadella abbandonata di Fatehpur Sikri. Questa magnifica città fu fatta costruire in arenaria rossa tra il 1571 e il 1585 dall’imperatore Akbar, nipote del fondatore della dinastia Moghul, ed abbandonata dopo soli dodici anni, presumibilmente per la scarsità di acqua del luogo dove sorge.

La cittadella conserva il fascino dell’atmosfera medievale che la caratterizzava al tempo di Akbar, quando era la capitale dell’impero moghul. Da non perdere la splendida ed enorme moschea Jama Masjid, con elementi architettonici persiani e hindu e la particolare costruzione a cinque piani Panch Mahal che era riservata alle dame di corte.

Il luogo ove sorge Fatehpur Sikri è ricco di auspici favorevoli, per questo Akbar, il più illuminato tra tutti gli imperatori Moghul, Vi costruì la sua città nel 1571. Nel 1576 conquistò il Gujarat e fu allora che il luogo assunse il nome di Fatehpur, fateh, vittoria e pur, città. Nel 1586, Akbar improvvisamente e inspiegabilmente abbandonò Fatehpur Sikri per sempre, per questo è “la città abbandonata”.

Arrivati ad Agra il nostro pensiero corre subito al Taj Mahal, il celebre mausoleo fatto costruire dall’imperatore moghul Shah Jahan in memoria della moglie Arjumand Banu Begum, ma rinviamo al mattino successivo la visita. Ci dirigiamo invece al Forte di Agra, detto anche il Forte Rosso per il colore prevalente dell’arenaria rossa. La costruzione del forte fu iniziata da Akbar alla fine del 1500 in pieno stile Moghul, ma fu successivamente ampliato dal suo nipote Shah Jahan il quale introdusse anche l’uso del marmo bianco. Nonostante il forte fosse stato costruito come edificio militare Shah Jahan lo trasformò in un palazzo, che divenne anche la sua prigione negli ultimi 8 anni della sua vita, quando il figlio Aurangzeb prese il potere. Le grandiose mura alte fino a 20 metri e lunghe fino a 2,5 km sono circondate da un fossato.

Da alcuni punti del forte, come dalla torre dove venne imprigionato Shah Jahan, si riesce a vedere una romantica vista del Taj Mahal in lontananza.

Jaipur: Amber Fort, City Palace e Palazzo del Vento

11° giorno

Siamo a Jaipur, la città di Jai o della vittoria, fondata nel 1727 dal Maharaja Jai Singh II. Viene detta anche la città rosa: il rosa, simbolo in India dell’accoglienza, venne utilizzato nel 1853 in occasione della visita del principe Alberto di Inghilterra ed è rimasto da allora la tinta più usata a Jaipur.

La giornata sarà particolarmente densa e pertanto ci alziamo presto. Di buon ora raggiungiamo il Fort Amber, che si trova a circa 11 Km da Jaipur. Costruito da Raja Man Singh nel 1592 con pietre arenarie rosse e marmo bianco, è un bellissimo gioiello situato su una collina, un tempo residenza dei Maharaja di Jaipur. Il clima è molto pesante (temperatura sopra i 40° e un tasso di umidità che fra poco supera il 100%!) e la salita per raggiungere il palazzo è notevole. Decidiamo di raggiungere la sommità della collina a dorso di elefante, risparmiando le forze. Si entra dal Portale del Sole (Suraj Pol) che ci conduce al Cortile Principale.

Dal cortile saliamo una scalinata che ci porta al palazzo principale; giungiamo nel secondo cortile, e la Diwan i Am, la Sala delle Udienze Pubbliche, dove il Maharaja dava udienza ai sudditi. Visitiamo la Jai Mandir o Sala della Vittoria e la Sukh Niwas o Sala del Piacere. Quest’ultima è caratterizzata dalla presenza di un canale dove scorreva l’acqua al fine di raffreddare l’ambiente.

Alla conclusione della mattina torniamo a Jaipur per una breve pausa pranzo e quindi decidiamo di visitare il Palazzo di Città e l’Osservatorio Astronomico. Il City Palace, del 19esimo secolo, è tuttora residenza del Maharaja di Jaipur. Sfarzosissimo, sembra che custodisca gli oggetti in argento più grandi al mondo. Nonostante il fatto che sia stato costruito, modificato e ampliato nel corso dei secoli, il City Palace raccoglie un insieme di stili architettonici particolarmente armonici. Il complesso è molto grande e riusciamo a vedere solo una piccola parte delle sale, dei cortili e degli edifici che raccoglie.

A conclusione della giornata facciamo un salto a vedere il celeberrimo Palazzo dei Venti o Hawa Mahal. Probabilmente è l’edificio più fotografato di Jaipur, ed a ragione. Costruito nel 1799 in arenaria rosa sembra un alveare alto 5 piani, finemente lavorato a nido d’ape. La particolarità di questo palazzo è unicamente nella sua facciata; all’interno si tratta di un comune edificio della profondità di una sola camera e un angusto corridoio. La lavorazione della facciata permetteva alle dame della corte reale di poter osservare ciò che accadeva nelle vie della città senza essere notate.

Rajasthan: in viaggio per Jaipur, la città rosa

10° giorno

Lasciamo Bikaner e ci dirigiamo verso Jaipur. La distanza è di oltre 300 km e ci impieghiamo più di 6 ore.

Quando mancano circa 10 km per arrivare a Jaipur, ci fermiamo ad Amber dove rimaniamo solo pochi minuti per vedere il maestoso palazzo rosa, il Fort Amber, un capolavoro rajput, posto sul fianco di una collina. Dedicheremo la mattina seguente alla visita di questa fortezza;  questa sera ci dobbiamo accontentare solo di un piccolo assaggio!

Ci fermiamo a vedere le complesse operazioni di pulizia di un elefante nelle acque sottostanti il forte: il ragazzo compie acrobazie per riuscire a pulire la spessa pelle dell’animale, il quale non è molto convinto della necessità di tale operazione.

Arriviamo in città e, lasciati i bagagli in albergo, facciamo un giro a piedi nelle immediate vicinanze. Ci troviamo in Amber Road e proprio davanti a noi abbiamo il Jal Mahal, il palazzo dell’acqua, costruito in arenaria rossa al centro del Man Sagar, un lago di natura variabile… a volte in secca e a volte in piena, tanto da far apparire il palazzo come sommerso.

In effetti il Jal Mahal sta sprofondando e, nonostante il governo abbia assicurato che la zona verrà bonificata ed il palazzo salvaguardato, i dubbi sono molti. Dei 5 piani originari del Jal Mahal, solo l’ultimo ed il terrazzo emergono dalle acque, quando il lago Man Sagar raggiunge la sua massima profondità.

Jaipur, la città rosa, capitale del Rajasthan, è una città sgargiante come tutto lo stato che rappresenta, ma anche una grande città caotica, esuberante e con tesori architettonici come il City Palace ed il Palazzo dei Venti. Fa parte del Triangolo d’Oro, uno degli itinerari turistici più frequentati dagli indiani e occorrerebbero diversi giorni per visitarla con la cura che merita, ma purtroppo non abbiamo tutto questo tempo.

Rajasthan: Bikaner, Junagarh Fort e il Karni Mata Temple o Tempio dei Topi

9° giorno

Lasciamo Jaisalmer dopo una buona colazione al nostro albergo per affrontare il lungo viaggio verso est. Bikaner dista circa 300 Km e ci vogliono circa 5 ore di auto attraversando il deserto di Thar. Lungo la nostra strada incontriamo numerose comitive di pellegrini in cammino verso la loro destinazione.

Bikaner è la quarta città del Rajasthan, un’oasi tra dune e sterpaglie nel bel mezzo del deserto di Thar. Fu fondata nel 1488 e, protetta dal duro deserto e da governanti che furono anche eccellenti guerrieri, si sviluppò nei secoli come centro fondamentale sulla rotta carovaniera che attraversava il deserto. Appena arrivati in città visitiamo l’incantevole Junagarh Fort, la cittadella fortificata con gli antichi palazzi del Maharaja, dagli interni particolarmente ricchi, sede di uno dei musei più interessanti di tutto il Rajasthan.

La fortezza di Junagarh è una delle più affascinanti del Rajasthan. Fu fondata nel 1588 dal raja Rai Singh, all’epoca grande alleato dei Moghul, anche se molti palazzi vennero aggiunti nei 3 secoli seguenti. Al suo interno si trova la reggia a forma di labirinto e numerosi templi. A differenza di altri forti della regione questo non si trova su un’altura, ma non per questo è meno imponente. Le mura della fortezza hanno un perimetro di 1 km, circondate da un fossato e sono rinforzate da 37 bastioni: non è mai stato espugnato.

Le sale dei palazzi all’interno sono finemente decorate con oro e argento, motivi floreali e geometrici, piastrelle italiane, specchi e legni laccati. Un tripudio di squisiti lavori artistici nelle forme più varie.

Subito dopo la visita della fortezza di Junagarh ci dirigiamo poco fuori città per visitare un insolito tempio. Il Karni Mata Temple si trova ad una trentina di chilometri da Bikaner, e vi si recano i pellegrini per adorare migliaia di ratti sacri. Ci siamo voluti andare, non ce lo potevamo mica perdere! E’ dedicato a Karni Mata, manifestazione della Dea Madre, e i circa 20.000 topi del tempio sono sacri e protetti, nutriti dai fedeli con prelibatezze. Attenzione a calpestare un topolino: riparare al torto è costosissimo! Ah dimenticavo…. ovviamente come in tutti i templi all’ingresso si devono lasciare fuori le scarpe… qui un paio di calze robuste usa e getta sono altamente consigliate.

Terminata la visita rientriamo a Bikaner, e raggiungiamo il nostro albergo, il Laxmi Niwas Palace, un imponente e suggestivo ex palazzo reale trasformato in albergo.

Ci tocca una suite… e per una notte ci sembra di essere maharajah.

Rajasthan: Jaisalmer, la città d’oro

8° giorno

Siamo a Jaisalmer, la città d’oro. Sorge nel deserto di Thar, su un costone di arenaria giallastra alto 80 metri, per questo è la città d’oro. Ad agosto il caldo umido è veramente opprimente, sopratutto la notte. Siamo arrivati la sera precedente e, dopo un breve giro notturno della città per ammirare il Jaisalmer Fort illuminato dalle luci, siamo rientrati nel nostro albergo. Non pensate che l’aria condizionata possa essere considerata un optional per poter dormire: assicuratevi non solo che la vostra camera ne sia dotata, ma anche che funzioni bene!

A mio avviso è la località che meglio rappresenta i passati splendori in pieno deserto. Sono ben novantanove i bastioni che circondano il forte, tutti costruiti con la favolosa arenaria gialla dorata. Il forte è stato costruito su una collina nel XII secolo dall’allora sovrano rajput Jaisala, dal quale deriva il nome della città. Arriviamo all’ingresso del forte ed entriamo attraverso il First Fort Gate; proseguiamo a piedi ammirando per le strette viuzze lo splendore delle case, dei portoni lavorati e dei sontuosi palazzi: sembra proprio di vivere in una fiaba. Come già abbiamo visto nei giorni precedenti durante la visita di altre fortezze, si accede alla parte interna del forte superando una serie di portali che servivano a difendersi dagli aggressori. A differenza però degli altri forti, questo è tuttora abitato, e questo rende ancora più particolare la visita: è come trovarsi in un museo vivente! Tutto il forte è quasi interamente pedonale, complici le strette viuzze che non permettono il passaggio dei veicoli, e ciò permette di poter passeggiare tranquillamente con il naso all’insù ad ammirare l’architettura. Visitiamo due dei sette templi jainisti costruiti sempre in arenaria gialla e collegati tra loro. Visitiamo il Sambhavnath nel quale i sacerdoti pestano nel mortaio il legno di sandalo per le celebrazioni. Quindi il Rishabdeva, con i suoi pilastri finemente scolpiti con apsara e divinità, ci affascina particolarmente, complice anche l’atmosfera di tranquillità che si respira. Gironzoliamo per le stradine della città fino a quando vediamo una specie di bar che offre una vista panoramica dalla terrazza posta sul tetto dell’edificio: non ce lo facciamo scappare! La vista panoramica sulla città vecchia e il deserto tutto intorno è unica. Terminata la visita del forte proseguiamo con la visita degli haveli, sontuose dimore dei mercanti riccamente decorate e scolpite nella pietra arenaria gialla, costruiti ai tempi della fortuna mercantile della città d’oro tra il XVIII e il XIX secolo. Il Patwa-ki-haveli, il più bello della città, e il Nathmal-ki-haveli che si raggiungono attraversando a piedi la città bassa. Erano le magioni dei mercanti più ricchi, con bellissime facciate scolpite, balconcini e Jalis in pietra, i cortili interni circondati dalle eleganti costruzioni. Qui le descrizioni sono inutili e vi rimando alle foto.

Ci fermiamo per una pausa nelle ore più calde del giorno e usciamo nel tardo pomeriggio per fare un escursione nel deserto di Thar. Il Thar è un’interminabile distesa di sabbie bollenti, che ricopre un’area di circa 446.000 chilometri quadrati. Tocca ben quattro Stati dell’India, anche se la maggior parte di esso si trova nel Rajasthan occidentale e nella regione pakistana del Sindh fino alle catene montuose dell’Aravalli.

Si tratta di una regione bruciata dal sole e battuta da venti fortissimi
dove gli unici paesaggi sono le dune di sabbia, le pietre e la poca vegetazione erbosa e cespugliosa.
Aspettiamo il tramonto accompagnati da improvvisati musicisti e giovani ballerine in quello che definisco uno dei momenti più magici dell’intero viaggio in India.

Rajasthan: il Mehrangarh Fort a Jodhpur

7° giorno

Siamo a Jodhpur, antica capitale del regno di Rathor, la Città Blu, blu come il colore delle case dei brahmini, della stessa tonalità del cielo che quasi si confonde. Una città caotica, densamente popolata, nonostante si trovi in una delle regioni più aride, con il suo bazar dove tutto è rimasto come una volta, con i suoi mercanti che offrono di tutto. Sovrastata da un’imponente e meravigliosa fortezza, il Mehrangarh Fort non è una fortezza militare, ma una cittadella fortificata, con all’interno i suoi palazzi, templi e giardini. Una fortezza che ha sempre resistito agli attacchi, senza mai essere violata nei suoi cinquecento anni di storia.

Ed è proprio il forte che visitiamo questa mattina. Posto su una ripida collina alta circa 130 metri, il Mehrangarh Fort è la fortezza più bella del Rajasthan, con le sue altissime mura che si ergono a strapiombo fino a 36 metri di altezza e dominano la città sottostante. Ma nonostante l’imponenza si nota anche una struttura architettonica molto ricercata. Per la costruzione del forte sono state utilizzati i materiali della roccia sottostante ed oggi non si distingue più dove finisce la roccia e dove inizia la costruzione.

Si entra nel Mehrangarh da una delle sette porte, lo Jayapol, dove accanto alla biglietteria (250 Rs) si trova anche un ascensore per raggiungere la sommità dell’edificio, sia per chi ha difficoltà di deambulazione che per chi è più accaldato. Salendo a piedi si oltrepassano altre due porte disposte dopo curve e strettoie per impedire l’ingresso ai nemici con gli elefanti. All’interno del forte troviamo simmetrici cortili e palazzi decorati con le caratteristiche architetture rajput.

Sulla sommità raggiungiamo una grande terrazza dove troviamo ancora i cannoni a difesa del forte: qui il panorama sulla città di Jodhpur è stupefacente. Visitiamo anche l’interessante museo con una collezione di gioielli ed ornamenti dei maharajah. Durante la visita riusciamo anche ad imparare (come no… non ci credete?) a fare il turbante: dodici metri di stoffa sapientemente arrotolati sopra la testa: un impresa! Altrettanto impegnativa è la visita del forte: a causa delle temperature mediamente elevate è consigliabile iniziare quanto prima al mattino.

Nel pomeriggio facciamo qualche giro in città per qualche acquisto al bazar e quindi partiamo in direzione ovest alla volta di Jaisalmer, la Città d’Oro, ancora più vicina al deserto, ancora più calda. Arriviamo a destinazione in tarda serata.

Rajasthan: il Tempio a Quattro Facce di Ranakpur e arrivo a Jodhpur

6° giorno
Lasciamo Udaipur la mattina presto e ci incamminiamo in direzione nord con destinazione Jodhpur. Percorriamo una strada che attraversa i Monti Aravalli e dopo circa 1 ora ci fermiamo in una scuola elementare di un paese di montagna. La scuola intera ci accoglie come in un giorno di festa, dalle classi dei più piccoli a più grandicelli sono tutti curiosi di questi sconosciuti che hanno interrotto le loro lezioni. Ciò che ci colpisce è l’estrema educazione, l’ubbidienza ed il rispetto sia delle regole che dei loro insegnanti che tutti i ragazzi manifestano. Tutti composti e sorridenti pronti a raccontarci i loro progressi negli studi. Insomma un esempio per le nostre giovani generazioni. . .  (ammesso che si rendano conto di aver necessità di un esempio).

Proseguiamo il nostro viaggio e subito dopo l’ora di pranzo ci fermiamo di nuovo: siamo arrivati a Ranakpur, dove visitiamo uno dei templi giainisti più grandi di tutta l’India. Costruito nel XV secolo interamente in marmo bianco, ci lascia estasiati per la raffinatezza degli intarsi e delle lavorazioni. Il tempio è costituito da un tempio centrale e due templi secondari. Quello centrale, il Tempio a Quattro Facce o Chaumukha Mandir, è costituito da 29 sale sorrette da ben 1444 colonne scolpite, una diversa dall’altra. L’attenta lavorazione e la complessa struttura architettonica di questo luogo ci colpisce e ci fermiamo più del dovuto, complice anche la sensazione di pace ed armonia che si respira. Come in ogni altro tempio, le scarpe vanno lasciate all’esterno, in più, nei templi giainisti non possono entrare sigarette e qualsiasi oggetto in cuoio. Il giainismo infatti prevede un’assoluta non-violenza e una forma estrema di vegetarianesimo: la dieta del fedele esclude anche molti vegetali e persino l’acqua viene filtrata al fine di non ingerire involontariamente piccoli organismi.

Riprendiamo il nostro viaggio in direzione nord e lungo la strada notiamo un gran fermento nei pressi di un piccolo sobborgo. Ci fermiamo per capire cosa sta succedendo e il nostro accompagnatore ci spiega che ricorre l’anniversario della morte di una persona cara alla comunità: il guaritore. La cerimonia si svolge con le persone che passano intorno alla motocicletta che era stata di proprietà del defunto e depongono le loro offerte. L’aria è intrisa di incenso bruciato e tutto intorno si svolgono i festeggiamenti. A noi è parso un po’ singolare mettere come simbolo della persona venerata un oggetto appartenutogli in vita, ma si sa, le usanze non si criticano. . .

Continuiamo il nostro lungo viaggio e finalmente arriviamo a Jodhpur al tramonto. Ci siamo avvicinati al deserto del Thar e si sente: la temperatura è alta, nonostante il sole sia già oltre l’orizzonte. La città si presenta come un luogo molto affollato e caotico: il clacson delle auto suona ininterrottamente. Nonostante la stanchezza decidiamo di fare subito un giro in centro. Entriamo dalla porta principale a fianco della torre dell’orologio e ci avventuriamo nel mercato: frutta, verdura, spezie di ogni colore e profumo, ma anche piccoli negozi con artigiani che lavorano argento e pietre semi preziose. Nelle strette viuzze incontriamo anche un elefante, di quelli veri, che fa fatica a passare in quelle stradine. Siamo attirati da un locale pieno di stoffe e rimaniamo a bocca aperta nel vedere la quantità di tessuti di ogni genere con tutte le scalature di colore possibile. Non ci facciamo tentare dal fare acquisti che si rivelerebbero dei fagotti ingombranti durante il resto del viaggio e ci limitiamo a qualche foulard, ma ci dispiace un po’.

Stanchi ma soddisfatti arriviamo nel nostro albergo, il Ranbanka Palace, dove, dopo una doccia abbiamo anche cenato.