Sudafrica: dal Kgalagadi a Cape town

PROGRAMMA DI VIAGGIO
Sudafrica: dal Kgalagadi a Cape Town
Dal 25 dicembre 2017 al 13 gennaio 2018
Durata: 21 giorni

25 dicembre: partenza per Johannesburg da Pisa via Doha
26 dicembre: arrivo a Johannesburg e notte al Garden Court O.R. Tambo
27 dicembre: partenza con volo per Upington, noleggio auto e partenza per Kgalagadi NP (Twee Rivieren)
28 dicembre: Kgalagadi NP, Mata Mata
29 dicembre: Kgalagadi NP, Mata Mata
30 dicembre: Kgalagadi NP, Urikaruus
31 dicembre: Kgalagadi NP, Nossob
01 gennaio: Kgalagadi NP, Twee Rivieren
02 gennaio: Kgalagadi NP, Twee Rivieren
03 gennaio: Witsand Nature Reserve
04 gennaio: Mokala NP, Liilydale
05 gennaio: Mokala NP, Liilydale
06 gennaio: Karoo NP, Main rest camp
07 gennaio: Karoo NP, Main rest camp
08 gennaio: Garden Route Wilderness Section, Wilderness Ebb-and-Flow Rest Camp
09 gennaio: De Hoop Nature Reserve, Opstal Houses
10 gennaio: De Hoop Nature Reserve, Opstal Houses
11 gennaio: Cape Agulhas NP, Main Rest Camp
12 gennaio: Cape Town, Protea Hotel Cape Castle Waterfront
13 gennaio: partenza per Pisa via Doha
14 gennaio: arrivo a Pisa

Lunedì 25 dicembre
E’ il giorno di Natale e partiamo per la quarta volta per il Sud Africa. Partiamo da Pisa con la Qatar Airways. Invece di un solenne pranzo di Natale ci aspetta un pasto frugale a bordo dell’aereo. Sono 6 le ore di volo per arrivare a Doha, dove cambieremo aereo. Un altro volo di 8 ore circa per Johannesburg.

Martedì 26 dicembre
Arrivati all’aeroporto cambiamo qualche soldo per le spese in contanti e prendiamo a noleggio un telefono satellitare al negozio della Vodacom. Alcune zone che visiteremo non hanno alcun tipo di copertura telefonica e vogliamo essere tranquilli di poter essere reperibili. Davanti all’uscita dell’aeroporto a quattro passi c’è la bus station, dove una navetta, predisposta dal nostro hotel, ci preleva e si porta in 5 minuti al nostro alloggio per questa prima notte. Avremmo dovuto prendere subito un terzo volo per Upington ma un cambio di orari della compagnia aerea sudafricana ce lo ha impedito, costringendoci a fare uno stopo di una notte nella capitale. Il Garden Court O.R. Tambo è un hotel senza infamia e senza lode. Una delle tante soluzioni a buon mercato per una notte in arrivo o partenza da Johannesburg. La camera è grande, nel nostro caso ha anche un piccolo terrazzino, una cassaforte molto grande e tv senza canali satellitari. Vetusti gli infissi sia interni che esterni, che avrebbero davvero necessità di una sostituzione, e la moquette in terra che a nostro avviso è poco igienica.

Mercoledì 27 dicembre
Dopo una buona colazione, prendiamo la solita navetta per l’aeroporto dove prendiamo un volo della South African Airlines con destinazione Upington. Lasciamo Johannesburg con suoi 27 gradi a 1700 metri di altezza per arrivare a Upington, la capitale della regione del Northen Cape, con 37 gradi. Del resto è estate. Ritiriamo la nostra Toyota Hilux Double Cab 4×4 al banco della Bidvest e per prima cosa ci dirigiamo al Kalahari Mall, distante pochi minuti di strada, per fare le provviste per la nostra prima settimana di soggiorno nel Kgalagadi Transfrontier Park. Lasciamo la città di Upington intorno alle 3 del pomeriggio, quando la temperatura era oramai a 40 gradi, e prendiamo la strada per il parco. Impieghiamo circa 2 ore e mezza per arrivare a Twee Rivieren, ingresso del Kgalagadi. Svolgiamo le pratiche di check-in dei vari campi nei quali alloggeremo e presentiamo la Wild Card, valida per il pagamento delle tasse d’ingresso di tutti i parchi del paese. Sono passati quasi 3 giorni dalla nostra partenza e finalmente siamo arrivati a destinazione. Il campo di Twee Rivieren ha un piccolo shop per le provviste di prima necessità, un ristorante, una piscina, una stazione di rifornimento ed è l’unico nel quale è presente un telefono pubblico e funziona la linea cellulare delle compagnie sudafricane. Anche se abbiamo fatto pochi chilometri, facciamo rifornimento e sgonfiamo le gomme per l’utilizzo sullo sterrato del parco a 1.6 bar. La giornata è praticamente conclusa, domani ci aspetta la sveglia alle 5 e dobbiamo ancora smaltire la stanchezza del viaggio.

 

Giovedi 28 dicembre
Sveglia alle 5, doccia, caffe caldo con 2 biscotti e siamo pronti per il primo safari di questo viaggio. Il cancello del parco apre alle 5.30, ma prima dobbiamo passare a lasciar detto che usciamo e dove andiamo. Teoricamente questa pratica dovrebbe consentire di sapere se in serata qualcuno non rientra e si presume abbia avuto un problema o necessiti di aiuto, non essendoci altro modi di chiedere assistenza all’interno del parco, se non si ha la fortuna di incontrare qualcuno che passa di lì. Non vi racconterò tutti gli avvistamenti uno per uno, sarebbe troppo noioso da leggere. Sappiate che fin dalle prime due ore di uscita non siamo stati delusi da questo parco conosciuto per l’alta densità di felini. Rientrati dopo il safari all’alba, facciamo le valigie, lasciamo il nostro chalet e ci dirigiamo verso il campo di Mata Mata, distante circa 120 km di direzione nord ovest al confine con la Namibia. All’interno del parco la velocità massima consentita è di 50 kmh ma tenuto conto delle condizioni della strada, dei tempi di pausa per gli avvistamenti etc etc è più ragionevole pensare di tenere una media di 30 kmh. Sì, perché quando sulla vostra strada incontrate un branco di leoni o una mamma ghepardo con 3 cuccioli, è difficile rimanere indifferenti e tirare dritto perché si deve arrivare a destinazione per pranzo. Circa 4 ore di strada ed arriviamo a Mata Mata alle 2 del pomeriggio, prendiamo possesso del nostro riverfront chalet, che si chiama così perché affaccia sul fiume, quasi perennemente asciutto. Non è difficile veder transitare sotto la propria terrazza animali di ogni specie esistente nel parco (il perimetro esterno è ovviamente elettrificato per motivi di sicurezza). L’appartamento è carino, con zona soggiorno con angolo cottura, camera ed una grande terrazza con un enorme barbecue, o braai come lo chiamano i sudafricani. Si sa che siamo nel bel mezzo del deserto del Kalahari e che un po’ di spirito di adattamento ci vuole. Nonostante l’appartamento sia pulito, al momento dell’imbrunire ci riserva una sorpresa che non ci aspettavamo. In camera oltre a qualche innocua salamandra, compaiono 4 pipistrelli che svolazzano sopra il nostro letto. Questa non ci era ancora capitata. Durante il giorno non si erano fatti vedere (sono animali notturni) ma adesso che fa buio, loro si svegliano. E alle 10 di sera in questo campo tolgono la corrente elettrica, con la conseguenza che oltre a venire a mancare l’aria condizionata, viene a mancare la possibilità di lasciare una luce accesa per farli stare un po’ più tranquilli. Vabbè, comunque la notte è passata non solo senza morti e feriti, ma anche senza scene di panico.

Venerdì 29 dicembre
Ore 4:45 di mattina: veniamo svegliati dal condizionatore che si mette in moto non appena al campo riaccendono il generatore elettrico. Segnaliamo l’inconveniente dei nostri ospiti notturni alla reception del campo e partiamo per il nostro primo safari del giorno. Ghepardi, leoni, gnu, giraffe, antilopi, sciacalli, struzzi, i e wild cat e altro ancora nei nostri avvistamenti del giorno. Percorriamo la strada del giorno prima a ritroso fino a raggiungere l’unica area sosta presente tra Mata Mata e Twee Rivieren e dopo un piccolo spuntino torniamo al campo. Nelle ore più calde approfittiamo del condizionatore in camera e riposiamo un paio di ore. Ultimo safari della giornata alle 5:30 del pomeriggio, stiamo fuori un paio di ore e poi rientramo per cena nel nostro chalet. In serata inoltrata un addetto del campo ci porta il retino della piscina, per vedere se riusciamo a catturare i pipistrelli che hanno dormito tutto il giorno nella camera. Effettivamente è stato d’aiuto e siamo riusciti a prenderne 3 e, senza rompergli nemmeno un osso, li abbiamo gentilmente accompagnati fuori in terrazza. Ma in nottata due amici loro si sono fatti nuovamente vivi: abbiamo capito che evidentemente riuscivano ad entrare ed uscire tranquillamente dal tetto e che non sarebbe valsa la pena combattere tutta la notte a cercare di farli uscire.

Sabato 30 dicembre
La mattina alle 4:40 torna la corrente elettrica e con essa la luce che avevamo lasciato acceso in camera. Aspettiamo altri 10 minuti prima di alzarci ma poi con i due ospiti indesiderati, i pipistrelli, che continuavano a far rumore, abbiamo deciso di alzarci e prendere un caffè. Usciamo dal campo alle 5:30 quando ancora il sole non era sorto. Oggi abbiamo deciso di fare un breve safari all’alba di un paio di ore circa e poi rientrare al campo per fare i bagagli e lasciare Mata Mata. La prossima notte saremo al campo di Urikaruus. Distante circa un ora da Mata Mata, il campo di Urikaruus è un campo wilderness, ossia non recintato. Vi sono solo 4 chalet costruiti a palafitta sulla riva del fiume Auob. Un quinto chalet serve da alloggio del guardiano del campo. I 4 chalet sono collegati tra loro da una passerella soprelevata, ed ognuno è costituito da due stanze poste ad altezze diverse, tra loro collegate da una scaletta esterna. Una delle due stanze è adibita a cucina ed ha un terrazzo ampio che dà sul fiume. Sul terrazzo ovviamente non manca il barbecue. Nell’altra stanza al piano superiore troviamo la camera con un piccolo terrazzino ed il bagno. La corrente elettrica non è fornita da un generatore come a Mata Mata ma da pannelli elettrici fotovoltaici e non viene staccata durante la notte. Non c’è condizionatore ahimè ma un ventilatore a soffitto che almeno muove l’aria a 40 gradi che ci circonda.

Domenica 31 dicembre
La domenica all’alba ci riserva una sorpresa: per quanto caldo faceva durante il giorno, non ci saremmo mai aspettati che in nottata la temperatura scendesse così tanto. Nonostante le caratteristiche degli chalet avessero fatto presagire che avremmo passato una nottata al caldo, verso le 3 di notte si è alzato un vento da sud molto fresco e con le finestre dello chalet aperte la temperatura è scesa notevolmente, al punto di avere quasi freddo e dover chiudere le finestre. Ci svegliamo poco dopo il sorgere del sole e rimaniamo nella terrazzina del bungalow a goderci il panorama sul fiume. Non abbiamo avuto enorme fortuna negli avvistamenti, solo antilopi, kudu, orici e gnu ma nessun predatore. Nonostante questo il ricordo che abbiamo di questa notte è veramente piacevole, anzi, se un giorno dovessimo tornare, cercheremmo di trattenerci almeno due notti. Fatta colazione in terrazza, ci mettiamo in moto per Nossob. Il campo di Nossob dista circa 4 ore di strada, non considerando le eventuali pause per gli avvistamenti. Arriviamo intorno alle 13 e scarichiamo i bagagli nello chalet numero 1. Abbiamo prenotato undici mesi prima (questo è il tempo necessario per poter trovare disponibilità nei campi del Kgalagadi), quando ancora non erano aperte le prenotazioni per i nuovissimi chalet river front, dotati anche di aria condizionata. Guardiamo con invidia le nuove strutture, consapevoli del rischio che correremo questa notte di soffrire un caldo infernale. Questa infatti è la nostra seconda volta in questo campo. Due anni prima, sempre nello stesso periodo di fine dicembre inizio gennaio, trascorremmo una delle più calde notti di cui abbiamo memoria. Il campo di Nossob come quello di Mata Mata viene alimentato con generatore di corrente e la sera alle 10 la corrente elettrica viene staccata. Negli chalet standard anche la ventola a soffitto smette di girare e a poco valse la volta scorsa tenere le finestre aperte. All’interno della camera la temperatura era oltre i 40 gradi. Ma questa volta le cose sono diverse. Il vento fresco della notte scorsa ha raffrescato lo chalet e anche in questa notte di fine anno ci ha portato delle temperature da sogno. Non ultimo ha giocato a favore il fatto che essendo la notte di san Silvestro la gestione ha deciso (o se lo sono dimenticati…) di non spegnere il generatore di corrente, con gioia di tutti gli ospiti del campo. Durante il giorno facciamo qualche escursione verso nord ma, sarà perché sta cambiando il tempo e le temperature sono diminuite, che in giro non vediamo tutta la fauna che avemmo la fortuna di incontrare la volta scorsa. Qualche felino lo incontriamo sempre, ma non con la stessa frequenza e sopratutto non in branco di 10/15 esemplari.

Lunedì 1 gennaio
Capodanno 2018. Iniziamo l’anno nuovo con una sveglia alle 5. Del resto ieri sera il cenone è stato consumato entro le 22… non sapevamo che non avrebbero tolto la corrente e quindi ci eravamo organizzati di conseguenza. Come primo safari dell’alba andiamo in direzione nord e percorriamo circa 30 km. Assistiamo al parto di uno gnu insieme ad una interessatissima leonessa, che forse vedeva l’occasione di festeggiare il capodanno con un succoso pranzo. Lasciamo il campo di Nossob verso le 9 del mattino e partiamo in direzione di Twee Rivieren. Percorriamo circa 160 km di sterrato ed impieghiamo quasi 5 ore, compresi gli avvistamenti, in realtà abbastanza modesti. Preso possesso dello chalet del campo di Twee Rivieren, lasciamo i bagagli, ci riposiamo un po’ e in tardo pomeriggio usciamo per il safari del tramonto. Per la prima volta al Kgalagadi, decidiamo di mangiare a cena al ristorante del campo. La qualità del cibo è stata ottima e la spesa economica.

Martedì 2 gennaio
Decidiamo di alzarci ancora una volta alle 5 per fare il nostro ultimo safari all’alba nel parco del Kgalagadi. E la scelta si è dimostrata giusta. I colori dell’alba sono spesso sottovalutati; sono ancora più belli di quelli dei tramonti. La luce radente, le ombre lunghe, la nebbiolina che si alza dal terreno per l’evaporazione dell’umidità notturna ne fanno uno scenario per degli scatti fotografici da cartolina. Incontriamo una leonessa ad una pozza e un leopardo che scrutava delle possibili prede. Durante la notte appena trascorsa in questo chalet, anche qui, come nel caso di Mata Mata, abbiamo notato la presenza di un pipistrello (meno male solo uno!) nel nostro chalet e segnaliamo la cosa alla reception. Ci propongono di cambiare camera e, non volendo trascorrere la quarta notte in una settimana con i pipistrelli in camera, accettiamo. Per me il problema della loro presenza in camera è che, essendo animali notturni, durante la notte non ti fanno dormire. Emettono un loro tipico rumore simile ad un soffio, che quando meno te lo aspetti ti fa fare un salto nel letto. Usciamo nel pomeriggio per l’ultimo safari nel Kgalagadi e rientriamo al tramonto con il sogno di riuscire a tornarci prima o poi.

Mercoledì 3 gennaio
Lasciamo Twee Rivieren alle 7:30 e in 2 ore e mezza raggiungiamo Upington. Ci fermiamo al supermercato Kalahari Mall per fare rifornimento per i pasti dei giorni successivi. Ripartiamo in direzione Kimberley, anche se la nostra destinazione finale è Witsand Nature Reserve. Anche questa riserva non è una novità per noi: ci eravamo fermati in questo campo anche due anni fa e ne eravamo rimasti affascinati. L’unico difetto, se vogliamo trovarlo, è che per raggiungerlo si devono percorrere 45 km di strada sterrata non sempre ottimale. La riserva è conosciuta per la roaring sand, la sabbia che suona. Questa caratteristica è data da alcuni fattori, tra cui la purezza della stessa sabbia. Questa sabbia di un colore giallo chiaro, se provate a metterla in un tessuto chiuso a sacchetto e la fate muovere, udirete un rumore particolare come se suonasse. Impieghiamo quasi 3 ore per arrivare alla Witsand Nature Reserve. Facciamo il check-in e scarichiamo i bagagli nel nostro chalet, il numero 9. Lo chalet è composto da due fabbricati disposti ad angolo. In uno dei due fabbricati c’è una grande cucina e un soggiorno molto grande con divani e poltrone. L’altro fabbricato ospita 3 camere e i servizi igienici. Nel cono creato da due fabbricati nell’area esterna troviamo un grande barbecue in muratura, due tavoli da pranzo in legno e una vasca colma di acqua che funge da abbeveratoio per uccelli e altri animali che gravitano intorno agli chalet. Già nella nostra visita precedente eravamo rimasti sorpresi quando al tramonto vedemmo arrivare dalla boscaglia quasi una decina di antilopi che venivano a mangiare le briciole rimaste nel giardino e a bere dalla vasca lì davanti. Anche in questa nostra visita ci vengono a dare il benvenuto un paio di duiker e alcune manguste, oltre a diversi esemplari di uccelli variopinti. Date le temperature molto alte, aspettiamo il tardo pomeriggio per arrivare alla zona della duna della sabbia che suona e ci cimentiamo nella salita fino alla sommità. Il panorama è molto bello: scattiamo qualche foto e ci gustiamo l’atmosfera del tramonto.

Giovedì 4 gennaio
Ci alziamo alle 6 e facciamo colazione in giardino in compagnia degli stessi animaletti della sera precedente. Passiamo un paio di ore in completa tranquillità in questa oasi di pace immersa nella natura di questo splendido paese. Partiamo da Witsand alle 9:30 e procediamo in direzione di Kimberly. Impieghiamo quasi 3 ore per raggiungere la città, dove facciamo una breve pausa pranzo, rifornimento carburante e proseguiamo verso sud. Raggiungiamo in circa 40 minuti il parco Mokala. Nel viaggio precedente avevamo visitato il parco di Mokala, ma avevamo pernottato al Mosu Lodge che si trova nel lato sud, mentre questa volta passeremo due notti nel Lilydale Lodge, che invece si trova nella zona nord del parco. La posizione del lodge è fantastica, con un bel panorama sul fiume che si trova un cento metri più in basso. Gli chalet sono tutti disposti in fila, in modo da godere tutti il medesimo panorama. Ogni chalet, oltre alla camera e cucina attrezzata, ha anche una terrazza con vista sul fiume ed ovviamente l’immancabile barbecue. Ci sono oltre 35 gradi ed usciamo nel tardo pomeriggio per il nostro primo safari in questo parco. Il tempo cambia velocemente ed un temporale estivo si presenta minaccioso mentre siamo in giro. Completiamo il loop che stiamo percorrendo e raggiungiamo un lookout point che si trova nelle immediate vicinanze del campo del Lilydale. Un capanno ben realizzato in posizione rialzata, con vista su una pozza di generose dimensioni e posizionata con la luce del tramonto alle spalle, ci permette di avere delle belle immagini degli animali che si vanno ad abbeverare. Il temporale che poco prima era solo minaccioso comincia a farsi sentire più vicino e si alza un vento fortissimo che alza la sabbia rossa del parco. Rientriamo nel nostro chalet e assistiamo ad un tramonto con dei colori che vanno dal rosso intenso al nero del maltempo.

 

Venerdì 5 gennaio
Sveglia alle 5:30, colazione in terrazza nel nostro chalet di Lilydale. Di tutto il viaggio questo chalet è quello che per il momento ha la vista più spettacolare. Il sole sorge proprio di fronte alla terrazza e ci scalda con il suoi raggi. Indugiamo su questa veduta più del necessario, ma il parco di Mokala non è enorme e sappiamo che riusciremo a visitarlo con tranquillità in giornata. Partiamo per il safari verso le 7:30 e, inaspettatamente, poco dopo avvistiamo un esemplare di rinoceronte bianco: è molto vicino a noi e facciamo attenzione a rimanere alla dovuta distanza di sicurezza. I rinoceronti per la loro mole sembrano animali che si sappiano muovere solo lentamente ed in effetti per la maggior parte del loro tempo lo fanno. Ma quando decidono di caricare, sanno correre anche fin troppo velocemente. Si trovano facilmente in rete filmati di rinoceronti che improvvisamente caricano un auto che si frapponeva tra loro e la loro destinazione, il più delle volte una pozza di acqua. Avvistiamo numerose altre specie e anche un altra coppia di rinoceronti. Il parco di Mokala è decisamente non enorme ma consente la possibilità di avvistare facilmente un numero elevato di esemplari di diverse specie ed anche i panorami non sono niente male. Raggiungiamo l’altro campo del parco, il Mosu Lodge e continuiamo la visita percorrendo i vari loop e fermandoci alle whaterhole che incontriamo.

Sabato 6 gennaio
Lasciamo il lodge di Lilydale al parco Mokala intorno alle 7:30, sempre dopo aver ripetuto l’esperienza del giorno precedente della colazione all’alba in terrazza. Ci aspetta un lungo viaggio per arrivare alla nostra prossima destinazione: il parco nazionale del Karoo. Dobbiamo percorrere quasi 500 km e impiegheremo quasi 6 ore, compreso un paio di pause per sgranchirci. Il parco del Karoo si trova a pochi km dalla cittadina di Beaufort West. Ci fermiamo in città per fare rifornimento all’auto e per comprare alcune vivande per i prossimi giorni. Ci assegnano lo chalet numero 36, che si affaccia direttamente sul lato del parco dove di tanto in tanto vedremo passare gli animali, che vanno ad abbeverarsi alla pozza. Lo chalet è di recente costruzione e si compone di una zona giorno con angolo cottura, una camera e un bagno. Fortunatamente abbiamo il condizionatore in camera (ci sono 39 gradi fuori) e in veranda non manca un moderno barbecue. Nel pomeriggio facciamo un giro per il parco, percorrendo il loop più vicino all’ingresso, che ha una durata di circa 1 ora. Lasciamo a domani la visita dei percorsi più lunghi ed impegnativi. Torniamo allo chalet e ci gustiamo il tramonto: dalla veranda si gode un bello spettacolo che ci ricorda in parte i colori e gli scenari della Monument Valley nell’ovest degli Stati Uniti. Nel campo c’è anche un ristorante e decidiamo di approfittare. Buona la cena e prezzi come al solito molto economici.

Domenica 7 gennaio
Ci svegliamo prima dell’alba e non vediamo l’ora di prendere un caffè, gustandolo nella nostra veranda con le luci dell’alba che si stagliano sulle montagne di fronte a noi. Non partiamo di corsa per l’escursione nel parco, ma decidiamo di fare con più calma del solito. Anzi vista la temperatura piacevole del mattino, facciamo alcuni brevi percorsi a piedi, che ci sono stati consigliati dalla reception il giorno prima. Dopo di che passiamo dal ristorante dove ci aspetta una colazione a buffet. Diversamente dagli altri campi che abbiamo visitato fino ad ora, in questo campo la colazione è inclusa nel prezzo dello chalet. Sono le 8:30 quando decidiamo di prendere l’auto e di addentrarci nel parco. Percorriamo alcuni dei percorsi indicati dalla mappa, alcuni riservati a mezzi 4×4, ma comunque fattibili senza particolari problemi. Con grande sorpresa e con l’aiuto di un altro visitatore riusciamo ad avvistare un esemplare maschio di leone. Se ne sta beatamente sdraiato all’ombra e, dal respiro un po’ accelerato, sembra che abbia mangiato da non molto e sia impegnato nella digestione. I panorami che vediamo sono molto belli e ci fermiamo nel vari look out point per scattare qualche foto. A cena mangiamo al ristorante del campo come il giorno precedente, ma il tempo sta cambiando e nuvole e vento ci impediscono di ammirare il cielo stellato. Rientrando nello chalet incontriamo proprio nel giardino antistante uno scorpione di colore scuro e di dimensioni generose. Lo evitiamo, ma restiamo con un po’ di preoccupazione di non incontrarne altri.

Lunedì 8 gennaio
Il tempo è cambiato, le temperature sono scese e un vento da est sta spazzando dei grossi nuvoloni sopra di noi. Facciamo colazione, carichiamo i bagagli e lasciamo il campo di Karoo e la cittadina di Beaufort West. La nostra destinazione di oggi è Wilderness sulla Garden Route. Puntiamo verso sud, passiamo praterie e passi di montagna. Ci fermiamo all’area di sosta del passo XXXX particolarmente bello; si può anche fare una visita alle cascate, che sono raggiungibili con un percorso ben segnalato. Arrivati a George, facciamo un salto al Garden Route Mall, che si trova all’incrocio con la N2. Facciamo velocemente un po’ di rifornimento e poco dopo arriviamo al campo della SAN Parks Garden Route, Sezione Wilderness Ebb & Flow. Il campo si divide in due zone, nord e sud, ha dimensioni contenute e si presenta molto verde e rigoglioso. Purtroppo la giornata non è delle migliori, anzi è molto nuvoloso e minaccia pioggia da un momento all’altro. Lo chalet che ci viene assegnato è il numero 4 ed è molto grande: ha un patio con l’immancabile barbecue, un soggiorno con un’ampia cucina e, per la prima volta dopo due settimane, un televisore grande con collegamento satellitare, una camera matrimoniale grande e una camera doppia sempre ampia, 2 bagni. La costruzione è in muratura e dato che le temperature sono scese notevolmente, siamo contenti di non avere lo chalet in legno, sicuramente più caratteristico ma più freddo. In camera per la notte accendiamo anche una stufetta elettrica e dormiamo sotto degli abbondanti piumoni. Purtroppo il programma ci consente di stare qui solo una notte e nel pomeriggio avremmo dovuto fare qualche escursione nel campo, ma siamo costretti a non allontanarci più di tanto. Mangiamo nello chalet e come sempre a letto presto.

Martedì 9 gennaio
Ci svegliamo poco dopo l’alba, le temperature sono ancora basse ed il sole non scalda ancora abbastanza. La giornata è ancora incerta e non sappiamo ancora se riusciremo a fare qualche escursione prima di lasciare il campo. Facciamo colazione nello chalet e poi, verso le 7:30, ci incamminiamo per il percorso Kingfisher trailer numero 1. La prima parte non è impegnativa ed il percorso è ben segnalato. Ne percorriamo solo una parte avendo i tempi troppo stretti. Verso le 10 lasciamo il campo Ebb & Flow di Wilderness e ci fermiamo a fare il pieno di carburante nella cittadina di Wilderness. Nonostante il tempo non sia eccezionale, riusciamo comunque ad apprezzare i bellissimi panorami lungo la strada. Impieghiamo più di 3 ore, comprese le pause, per arrivare alla destinazione odierna: De Hoop Nature Reserve. Passato la cittadina di Swellendam, giriamo su una strada sterrata sulla sinistra e percorriamo circa 45 km prima di raggiungere il gate della riserva. La De Hoop Nature Reserve fa parte del gruppo Cape Nature Reserve e gli alloggi sono ricavati in edifici del 1700, risalenti al periodo in cui i bastimenti della Compagna delle Indie aveva necessità di appoggi lungo il percorso. Il villaggio si trova sull’ansa del fiume e tutto intorno agli edifici scorrazzano tranquilli animali vari, zebre, antilopi, struzzi, oltre ad una moltitudine di uccelli. Abbiamo un appartamento di dimensioni esagerate per noi. La villetta dall’esterno non è molto curata, anzi, ha un’aria trascurata ed abbandonata, ma all’interno è arredata con molta cura. C’è un salone enorme con una zona divani e una zona pranzo, una cucina molto grande separata, 3 camere e un bagno. Dal retro dell’edificio si vedo le dune bianche caratteristiche di questa riserva. Nel pomeriggio facciamo un salto a vedere il mare e le dune di sabbia bianca. La strada per arrivare è sterrata e molto dissestata, impieghiamo quasi mezz’ora per arrivare al punto dove è obbligatorio lasciare l’auto chiamato Koppie Alleen. In questo momento stanno costruendo una strada nuova, o forse è solo una ciclabile (non saprei) e proprio sulla collinetta è in corso la costruzione di un fabbricato che pare essere destinato a 4 appartamenti. Vogliamo gustarci il panorama del tramonto sul fiume antistante al villaggio e decidiamo di tornare qui la mattina successiva. Mangiamo al ristorante della struttura: il livello è superiore a quello che abbiamo incontrato nel campi della SAN Parks, può essere paragonato ad un ristorante di media categoria italiano.

Mercoledì 10 gennaio
Sveglia alle 6:00, colazione nel nostro appartamento e poi ci dirigiamo a Koppie Allen. Non c’è ancora nessuno in zona, qualche operaio che lavora alla costruzione di un nuovo edificio e nessun altro. La temperatura è buona, intorno ai 27 gradi, ma tira un vento un po’ insistente da est. Il posto è incantevole e ce lo gustiamo interamente. Passeggiamo sulla spiaggia deserta e camminiamo sulle dune bianchissime. Scattiamo qualche foto e raccogliamo qualche guscio di conchiglia. Il sapore della salsedine si deposita sulle nostre labbra e rimaniamo a contemplare le onde del mare che si infrangono ai nostri piedi. L’oceano di fronte a noi è impetuoso e incute un timore reverenziale. Poco a poco arriva qualche turista che passerà la giornata sulla spiaggia. Sono circa le 10 e noi decidiamo di spostarsi. Raggiungiamo l’estremità ovest del parco e ammiriamo ancora altri panorami con le dune di sabbia bianca. Anche qui incontriamo molteplici specie animali che vivono nella riserva. Rientriamo nel villaggio e passiamo un’oretta in piscina, ma il vento si alza sempre di più e si è fatto un po’ fastidioso. Alle 3 del pomeriggio avevamo prenotato un’escursione in barca, ma ci avvisano che a causa del forte vento è stata cancellata. Chiudiamo la giornata con un bel tramonto sul fiume antistante al villaggio di De Hoop.

Giovedì 11 gennaio
Ci alziamo con calma e ci accorgiamo che il vento fortissimo del giorno prima si è calmato. Facciamo colazione nel nostro appartamento e, caricate le valigie, lasciamo la De Hoop. In un paio di ore arriviamo a Cape Agulhas. Qui abbiamo prenotato uno chalet nel campo della SAN Parks. Arriviamo troppo presto per avere le chiavi e quindi decidiamo di passare la mattina in giro per il parco, passeggiando per gli itinerari vicini al faro. Il faro di cape Agulhas è un istituzione. Di colore bianco e rosso, a strisce orizzontali, ha permesso ai naviganti di evitare il peggio durante le loro traversate dall’Oceano Atlantico all’Oceano Indiano e viceversa. Poco più avanti un monumento indica il punto più a sud del continente africano ed il punto esatto dove i due oceani si incontrano. Alle 2 del pomeriggio finalmente possiamo entrare nel nostro chalet, il numero 11. E’ una palafitta in legno costruita sul terreno sabbioso, a poca distanza dal mare e di forma irregolare che richiama un esagono. All’interno un soggiorno con angolo cottura, un divano con 2 poltrone e caminetto e una camera matrimoniale con un bagno di generose dimensioni. Da entrambe le stanze di accede ad una terrazza molto ampia con un grande tavolo da pranzo e due comode poltroncine. La terrazza di affaccia direttamente sul mare ed è orientata ad ovest. Il tramonto stasera ce lo godremo direttamente dal terrazzo.

Venerdì 12 gennaio
All’alba il cielo è leggermente coperto da alcune nuvole passeggere. Facciamo colazione nel nostro chalet davanti all’oceano e subito dopo ci incamminiamo per una passeggiata sulla spiaggia. L’atmosfera è magica: il rumore delle onde del mare, i pescatori che sono sugli scogli da prima che sorgesse il sole ed il sole che pian piano si fa strada fra le nuvole. Oggi è il nostro 26° anniversario di matrimonio e non avremmo potuto chiedere di meglio che passarlo in questo modo. Verso le 10 carichiamo le nostre valigie sulla Hilux e lasciamo lo chalet. Oggi arriveremo a Cape Town. Non è la prima volta che visitiamo questa splendida città ma questa volta ci passeremo solo una notte. Arriviamo a Cape Town intorno all’ora di pranzo, prendiamo la camera nell’hotel Cape Castle Waterfront, che si trova appunto nella sona del Waterfront. La camera si trova al sesto piano e dal terrazzo si gode un bel panorama sulla città. Usciamo per fare uno spuntino e ci dirigiamo in direzione Hout Bay. Vogliamo rifare un percorso che nella scorsa esperienza ci era piaciuto tantissimo: la Chapman’s Peak Drive, una splendida strada panoramica che scende lungo la costa ovest della Penisola del Capo. In tarda serata rientriamo in città e passiamo la serata nel Victoria & Alfred Waterfront. Non ci facciamo sfuggire un giro sulla ruota panoramica al tramonto e una passeggiata sui docks.

Sabato 13 gennaio
E’ il giorno della partenza. Raggiungiamo l’aeroporto di Cape Town con la nostra Toyota Hilux che in questi 4000 Km non ci ha mai dato problemi. Lasciamo l’auto e ci imbarchiamo con il volo della Qatar Airlines che ci porterà a Pisa passando da Doha.

Mappa

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Gecko Namibia

Da Sossusvlei a Windhoek e rientro in Italia

Partiamo con le prime luci dell’alba in direzione di Windhoek. Dal personale de Le Mirage ci siamo fatti consigliare il percorso più breve e con la strada strerrata migliore.

Abbiamo fatto oltre 4000 km e per la maggior parte su sterrato e cominciamo ad aver voglia di percorrere strade non impegnative. Domani ripartiamo con il volo per Johannesburg, quindi per Francoforte ed infine per Roma. Ci aspetta una giornata stancante e una volta arrivati al Country Club di Windhoek preferiamo dedicare le ore restanti a riposarsi piuttosto che visitare la città. Nel documentarci prima di partire non siamo rimasti colpiti da particolari visite da fare o cose da non perdere e ci facciamo prendere dalla pigrizia.

Riassumendo il ns. viaggio che ci ha portato a conoscere il centro nord ovest della Namibia possiamo consigliare questo viaggio tranquillamente a tutti. Se fatto in autonomia è necessario un buon stato di salute, una buona resistenza alle lunghe percorrenze in auto, una buona dose di adattabilità alle situazioni che possono capitare. Rispetto alle tappe da noi fatte possiamo solo consigliare se potete di spezzarle ulteriormente diminuendo il numero di km e quindi di ore da percorrere per spostarsi da un posto all’altro. Ovviamente sempre se riuscite ad avere abbastanza giorni per allungare la durata complessiva.

 

 

Dead Vlei

Sousselvlei e Dead Vlei

Ci alziamo un ora e mezzo prima dell’alba e fatta colazione ci dirigiamo al gate di accesso di Sousselvlei. Al gate non si paga più all’ingresso ma all’uscita e quindi viene presa solo la targa ed il nome dell’autista. La strada che porta fino al parcheggio delle vetture 2×4 è asfaltata per tutti i 60 km di lunghezza.Duna 45 Sousselvlei
Ci soffermiamo al km 45 per vedere la celeberrima Dune 45 e quindi proseguiamo fino al parcheggio. Purtroppo il tempo è inclemente e una fastidiosa nebbia proveniente da ovest oscura quasi completamente la visibilità. Invece che venire all’alba saremmo potuti venire tranquillamente con calma due ore dopo.

Dead VleiAspettiamo che la nebbia si diradi e quindi prendiamo le jeep che per 100 NAD accompagnano i visitatori fino a Sousselvlei fermandosi anche a Dead Vlei e riaccompagnano indietro. I più temerari se dotati di una vettura 4×4 e di una buona capacità di guida sulla sabbia possono proseguire da soli.  Per quello che abbiamo visto più che temerari erano incoscienti, visto che immancabilmente rimanevano insabbiati… Scendiamo alla prima fermata e con una passeggiata di trecento metri raggungiamo la Dead Vlei. Dead VleiNon c’è ancora molta gente e riusciamo a gustarci l’atmosfera di questi alberi rimasti sul letto della pozza colorata di bianco che si contrasta con il rosso della sabbia delle dune alle spalle. Passeggiamo sulle dune circostanti in completa solitudine apprezzando il silenzio ed il solo rumore del vento.

SousselvleiTornati al parcheggio dei 4×4 riprendiamo lo shuttle e raggiungiamo Sousselvlei. Anche qui il paesaggio è da mozzafiato e non da meno della Dead Vlei. Tornando indietro ci fermiamo lungo la strada per vedere il paesaggio delle dune illuminate dal sole (al mattino la nebbia ce lo aveva impedito). Infine facciamo una breve visita al Sesriem Canyon che si trova a pochi km dall’ingresso del parco. Prima di uscire ci fermiamo a pagare il ticket per la visita e torniamo a Le Mirage.

Tropico del Capricorno

Da Swakopmund a Sossusvlei attraversando il Naukluft Park

Moon Landscape SwakopmundLaciamo il nostro alloggio a La Sirenella e poichè vogliamo attraversare alcune strade del parco Namib Naukluft ci rechiamo in centro città per farsi rilasciare il permesso di transito delle strade intorno alla C28. Prendiamo la B2 in direzione Windhoek e quindi la C28. Poco dopo giriamo a sinistra in direzione della strada che ci porta al Moon Landscape.

Moon LandscapeCi sono diversi view point dove fermarsi e gustarsi questo insolito panorama e scattare qualche foto. Procediamo verso sud in direzione di Solitarie quando all’improvviso foriamo una gomma (ci eravamo appena meravigliati che non ci fosse successo ancora…) e perdiamo il controllo della vettura finendo oltre il cordolo laterale dello sterrato. Fortunatamente il terreno intorno alla strada è completamente in piano e senza ostacoli e l’unico problema è che oltre alla prima ruota appena forata anche una seconda è completamente andata e oltre tutto anche insabbiata. Inizialmente siamo presi dal timore di essersi infortunati ma dopo un rapido controllo ci rendiamo conto di essere tutti interi. Usciamo per controllare il veicolo e per fortuna non ci sono ulteriori danni se non le due gomme a terra. Welwitschia mirabilis

Abbiamo due ruote di scorta e quindi provvediamo a cambiare la prima che è più semplice. Per la seconda non riusciamo a mettere il cric in modo da sollevare l’auto. Poco dopo si fermano due auto che percorrendo la stessa strada ci vedono in difficoltà. Con due cric e un po’ di sostegno sia morale che fisico riusciamo a cambiare la seconda gomma e ad uscire anche dall’insabbiatura. Un po’ demoralizzati ed impauriti rirendiamo il nostro percorso: per arrivare a destinazione mancano ancora più di 200 km e siamo senza ruota di scorta! Nel frattempo due turisti italiani che avavamo incontrato il giorno prima alla Sandwich Harbour sono casualmente passati davanti a noi e vista la nostra situazione si sono offerti di scortarci fino a Solitaire: ancora oggi non smettiamo di ringraziarli! Tropico del CapricornoProcediamo a velocità ridotta ed arrivati a Solitare facciamo riparare le due gomme di scorta e ci sentiamo un po’ più tranquilli. Assaggiamo anche la mitica torta di mele, ma sarà per lo spavento dell’incidente che era appena accaduto che non ce la gustiamo! Riusciamo ad arrivare al nostro albergo di oggi, Le Mirage poco a sud di Sousselvlei, alle 18.00 quando ormai il sole è tramontato da mezz’ora. Le Mirage è un’ottima struttura, anche se necessiterebbe di qualche manutenzione straordinaria. Complessivamente comunque a nostro avviso ottiene un valutazione ottima. Cena al ristorante dell’albergo e a letto presto: domani mattina sveglia alle 5.00

Sandwich Harbour

Sandwich Harbour e Walvis Bay

Sandwich Harbour 4x4Partiamo alle 09.00 da Swakopmund per Walvis Bay: oggi ci aspetta un escursione alla Sandwich Harbour. In circa 40 minuti arriviamo alla zona del porto dove abbiamo appuntamento presso gli uffici della Sandwich Harbour 4×4. Partiamo con delle Land Rover in verità un po’ datate ma che si sono comportate egregiamente. Fenicotteri Walvis BayPochi minuti dopo la partenza dal porto ci soffermiamo a vedere lo spettacolo dei fenicotteri che sono davanti alla spiaggia. Superata la salina di Walvis Bay la nostra guida ci porta sul percorso sabbioso lungo il mare fino ad arrivare all’inizio della laguna. Gecko Namibia

Ci fermiamo più volte per ammirare gli stupendi paesaggi ed anche per vedere un particolare gecko endemico che di nasconde sotto la sabbia. Giunti all’ultima zona raggiungibile con il nostro mezzo siamo saliti a piedi sulla cima della duna antistate al mare: il paesaggio dall’alto è bellissimo. Sandwich HarbourL’effetto delle dune che si gettano nel mare è molto  particolare e vederlo dall’alto è molto emozionante. Facciamo pranzo a pic nic organizzato sempre dalla ns. guida e quindi riprendiamo la strada per tornare a Walvis Bay. Nel frattempo però la marea si è alzata, non è più possibile percorrere la strada sul mare e quindi attraversiamo il deserto sulle dune all’interno. Dune di Sandwich HarbourSolo una guida esperta e con un mezzo adeguato può riuscire ad uscire da quelle sabbie. Nell’occasione ci fermiamo sulla cresta di alcune dune ammirando ancora i panorami. Purtroppo in inverno in queste località è quasi sempre presente una nebbia molto uggiosa che ha impedito di poter apprezzare i panorami: solo per qualche ora durante le ore più calde si è diradata.

Otarie a Cape Cross

Verso l’Oceano Atlantico: Cape Cross e Swakopmund

Verso SwakopmundLasciamo Twyfelfontain e ci dirigiamo verso sud in direzione di Swakopmund. Facciamo una breve sosta a Uis per rifornimento e proseguiamo fino a raggiungere l’oceano. A quel punto svoltiamo a nord per una deviazione a Cape Cross per vedere la più grossa colonia di otarie del capo. Preparatevi con un fazzolettino per coprirvi il naso e anche un prodotto tipo vicks vaporum per contrastare il cattivo odore.

Otarie a Cape CrossLa colonia di otarie è enorme: si parla di circa 100.000 esemplari. Lasciato Cape Cross ci dirigiamo a sud fino a raggiungere Swakopmund e la nostra sistemazione per le successive due notti: La Sirenella. Otarie a Cape CrossLa proprietaria ci accoglie calorosamente e ci consegna le chiavi della camera. Purtroppo anche qui siamo senza riscaldamento e la temperatura esterna è calata paurosamente rispetto a Twifelfontain. E non è tanto una questione di temperatura quanto di umidità. Swakopmund in inverno è una città afflitta da una perenne nebbia che a volte diventa proprio pioggia e che penetra nelle ossa. Assicuratevi che il vostro alloggio abbia una fonte di riscaldamento e potrete gustarvi meglio anche questo posto.

Sulla strada per Twifelfontain

Twyfelfontein e le pitture rupestri

Sulla strada per TwifelfontainLa seconda ed ultima notte al Khowarib Lodge è passata. Anche se la temperatura è aumentata rispetto alla notte precedente dormire nella tenda completamente aperta di questa struttura non è stato certo un esperienza positiva. Fatta colazione partiamo alle 08.00 in direzione sud. La destinazione di oggi è Twifelfontain, ad una distanza di circa 180 km ossia 3 ore di strada sterrata. Il trasferimento di oggi ci riserva uno spettacolo stupendo: i panorami che vediamo sono davvero speciali. A volte richiamano quelli della Monument Valley statunistense, altre sono talmente surreali da sembrare lunari.

Twifelfontain Country LodgeArriviamo al Twifelfontain Country Lodge e ci assegnano la camera. Avevamo letto diverse recensioni negative su tripadvisor ma a nostro avviso la struttura non è male. Certo le camere sono un po’ vecchiotte ed avrebbe bisogno di una ristrutturazione ma tutto sommato ci lascia pienamente soddisfatti. Anche il ristorante, a buffet sia a cena che a colazione, non è niente male.

Petroglifi TwifelfontainLasciati i bagagli ci dirigiamo al sito dei petroglifi, monumento nazionale e patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’Unesco, distante pochi minuti dall’albergo. Ci accompagna una guida che ci illustra le incisioni rupestri. Siamo a metà giornata ed è molto caldo; il percorso dura circa 45 minuti e si svolge sotto il sole: ricodatevi crema solare, cappello ed acqua. Terminata la visita lasciamo una mancia alla nostra guida e proseguiamo la visita delle altre attrazioni della zona. Le Organ Pipes e la Mountain Burnst distano pochi minuti dal sito principale di Twifelfontain. La breve distanza giustifica la visita, perchè altrimenti a nostro avviso non sono poi così interessanti da meritare una visita apposita.

Foresta PietrificataAbbiamo ancora tempo e decidiamo di spostarci fino alla Forest Pietrified. Anche qui compreso nel biglietto d’ingresso una guida ci accompagna nella visita del sito. A nostro avviso anche se interessante potete valutare di fare la visita solo se dovete passarci davanti: non merita di fare appositamente la visita partendo e tornando da Twifelfontin essendo distante circa 45 minuti di strada. Attenzione a non farsi imbrogliare dai finti siti di Foresta Pietrificata: lungo la strada che raggiunge il sito ufficiale troverete numerose attività private che si spacciano per quello ufficiale e che vendono campioni più o meno veri trafugati dal sito.

Damaraland

Gli elefanti della sabbia nel Damaraland

DamaralandDopo la nottata trascorsa al Khowarib Lodge ad una temperatura da frigorifero (vedi la recensione di ieri) facciamo colazione alle 07.00 e alle 8.00 partiamo per l’escursione organizzata dal Lodge alla ricerca degli elefanti della sabbia. Ci spostiamo con una Jeep verso ovest addentrandoci lungo il letto del fiume Hoanib. Gli scenari sono bellissimi e anche se il percorso è di una certa difficoltà la nostra guida dimostra di conoscere bene sia la strada che il mezzo.

Elefante DamaralandDopo circa 3 ore dalla partenza scorgiamo un numeroso gruppo di elefanti del deserto. L’escursione prevede il pranzo a pic nic che facciamo attrezzando sedie e tavolino sul letto del fiume che in questo periodo è per lo più asciutto. Dopo pranzo ripartiamo e avvistiamo altri due  piccoli gruppi di elefanti.

Orice DamaralandDurante l’escursione incontriamo anche altri animali: orici, babbuini, dik dik, antilopi e gazzelle. Rientriamo al lodge per metà pomeriggio. Fortunatamente la temperatura rispetto al giorno prima è salita e nonostante sia ancora molto freddo riusciamo a dormire un po’ più decentemente del giorno prima. A nostro avviso l’errore più grosso della struttura, oltre al fatto di non aver prevsito che non è pensabile dormire in una tenda aperta d’inverno, è quello di non specificare chiaramente la cosa sul proprio sito. Ad averlo saputo avremmo potuto partire organizzati per affrontare le due notti in modo diverso.

Dall’ Epupa Falls al Damaraland

Sulla strada per le Epupa FallsOggi ci aspetta un altra giornata di trasferimento, non lunghissima ma comunque impegnativa. Dalle Epupa Falls ci spostiamo verso sud attraversando il Kaokoland fino ad arrivare in Damaraland.

Il guado dei fiumi effimeri. Strada da Opuwo a EpupaPassiamo nuovamente da Opuwo per una pausa di rifornimento e quindi sempre verso sud fino a Khowarib. Alloggeremo al Khowarib Lodge, una delle poche strutture nella zona. Partiamo con calma alle 08.00 percorrendo la strada che dalle Epupa Falls va a Opuwo. La conosciamo già ma questa volta sarà perchè la percorriamo di prima mattina ce la gustiamo meglio.

Donna Herero a OpuwoArrivati ad Opuwo facciamo il pieno di carburante e ci fermiamo per acquistare qualche prodotto per il pranzo che faremo lungo la strada.

Proseguiamo sulla C34, anche se ci avevano segnalato che in un punto la strada sarebbe stata particolarmente disastrata e ci avevano consigliato di fare un percorso più lungo di circa 60 km ma privo di insidie.

La strada disastrada (C34) in DamaralandA circa 50 km dalla nostra destinazione finale in effetti le cose si sono complicate e la strada è diventata veramente difficile da fare. Fortunatamente con la nostra jeep con un’altezza da terra superiore alla normale berlina abbiamo superato i disagi con solo qualche rallentamento e siamo arrivati alle 15.00 al Khowarib Camp Lodge.

Khowarib Camp Lodge - la tendaCi assegnano la tenda ed il paragone con quella del giorno prima è immediato. La tenda è molto più grande, ha un terrazzo in legno con vista sul fiume subito sotto le montagne color rosso fuoco. Il bagno è sul retro della tenda copletamente all’aperto, senza copertura ma solo con un muretto di delimitazione. Il difetto più grosso della tenda è che non è possibile chiuderla sia sul lato anteriore che su quello posteriore: siamo in inverno e la notte la temperatura scende anche sotto zero: per una struttura del genere che definisce gli alloggi come tende di lusso non ci saremmo mai aspettati di dover dormire praticamente all’aperto. La tenda del giorno prima alle Epupa Falls era sicuramente più piccola e spartana ma era possibile chiuderla completamente.

Khowarib Camp Lodge - il bagnoQui invece è come dormire all’aperto, sarebbe stato meglio avere una tenda canadaese e sacco a pelo. Nonostante la temperatura in serata fosse notevolemente diminuita la cena al Khowarib Camp Lodge viene servita all’aperto con notevole diasagio da parte di tutti gli ospiti. I commensali hanno completato velocemente la cena coperti con piumino e cappello per poi ritirarsi velocemente nelle proprie camere, consapevoli di dover passare una nottata all’addiaccio. A nostro avviso chiudere i due lati corti della tenda esattamente come è previsto per i due lati lunghi sarebbe stato il minimo necessario per poter dormire decentemente. Fermo restando che usufruire del bagno in nottata rimane un esperienza.

Epupa Falls e le tribù Himba

Epupa CampPer la prima volta, da quando siamo in Namibia, ci svegliamo dopo l’alba. La notte in tenda è passata abbastanza bene, un po’ freddo, anche perchè la nostra tenda non chiudeva bene e, come già dicevo ieri, forse un po’ più di manutenzione aiuterebbe gli ospiti a godersi questo splendido posto. La colazione all’Epupa Camp viene servita lungo il fiume Kunene, e la luce del sole che sorge alle spalle fa si che si possa godere uno spettacolo paradisiaco fin da appena svegli.

Villaggio tribù HimbaPoco dopo usciamo con la guida del campo, che ci accompagna per la visita ad una tribù Himba. Prima però passiamo dal magazzino di generi alimentari in paese, per fare rifornimento di prodotti da portare in omaggio. Prendiamo farina in abbondanza, zucchero, riso, zuppe pronte in busta, biscotti, sapone, insomma di tutto un po’. Restiamo sorpresi dal conto incredibilmente basso: circa 15 euro.

Nella tribù HimbaPartiamo finalmente con la jeep, tornando indietro sulla strada che abbiamo fatto il giorno prima da Opuwo ed, alcuni km dopo, ci fermiamo in un piccolo villaggio. Ci sono solo le donne, gli uomini in questo momento sono via con il bestiame oltre le colline dove possono farle pascolare.

Tre generazioni HimbaAiutati dalla nostra guida riusciamo a fare conversazione e non solo fare noi domande a loro sulle loro tradizioni e abitudini, ma anche ad esaudire loro curiosità su com’è il nostro stile di vita. Chiediamo il permesso di scattare qualche foto, e lasciamo loro i prodotti che abbiamo acquistato al magazzino. Quindi chiediamo alla guida se ci può accompagnare a visitare una scuola della zona. Ci spostiamo qualche km e troviamo la scuola statale di Epupa. Qui il direttore ci accoglie nel suo ufficio, e ci spiega come è organizzata l’istruzione, quali sono le difficoltà di riuscire a portare l’istruzione ai bambini, che spesso sono anche costretti a spostarsi per seguire la famiglia, che tradizionalmente è nomade. Lasciamo una donazione e ci scambiamo gli indirizzi, promettendo di spedirgli un dizionario inglese / italiano, per aiutarlo nello studio della lingua.

Arcobaleno alle Epupa FallsTorniamo al campo e ci riposiamo fino alle 16.00 circa, quando decidiamo di tornare alle cascate. Questa volta non ci accontentiamo di vederle solo dal basso, e percorriamo un sentiero che parte a sinistra delle cascate e che si inerpica sulla montagna. Da lassù la vista è qualcosa di eccezionale. Le Epupa Falls non sono enormi o imponenti, come ad esempio le Victoria Falls, ma hanno la particolarità di poter essere viste dall’alto con estrema facilità. Restiamo a gustarci il panorama fino al tramonto, seduti sulle rocce della collina antistante alle cascate, gustandoci gli ultimi momenti che trascorreremo in questa bellissima località. Cena al campo e come sempre a letto presto.

Epupa Falls