Epupa Falls e le tribù Himba

Epupa CampPer la prima volta, da quando siamo in Namibia, ci svegliamo dopo l’alba. La notte in tenda è passata abbastanza bene, un po’ freddo, anche perchè la nostra tenda non chiudeva bene e, come già dicevo ieri, forse un po’ più di manutenzione aiuterebbe gli ospiti a godersi questo splendido posto. La colazione all’Epupa Camp viene servita lungo il fiume Kunene, e la luce del sole che sorge alle spalle fa si che si possa godere uno spettacolo paradisiaco fin da appena svegli.

Villaggio tribù HimbaPoco dopo usciamo con la guida del campo, che ci accompagna per la visita ad una tribù Himba. Prima però passiamo dal magazzino di generi alimentari in paese, per fare rifornimento di prodotti da portare in omaggio. Prendiamo farina in abbondanza, zucchero, riso, zuppe pronte in busta, biscotti, sapone, insomma di tutto un po’. Restiamo sorpresi dal conto incredibilmente basso: circa 15 euro.

Nella tribù HimbaPartiamo finalmente con la jeep, tornando indietro sulla strada che abbiamo fatto il giorno prima da Opuwo ed, alcuni km dopo, ci fermiamo in un piccolo villaggio. Ci sono solo le donne, gli uomini in questo momento sono via con il bestiame oltre le colline dove possono farle pascolare.

Tre generazioni HimbaAiutati dalla nostra guida riusciamo a fare conversazione e non solo fare noi domande a loro sulle loro tradizioni e abitudini, ma anche ad esaudire loro curiosità su com’è il nostro stile di vita. Chiediamo il permesso di scattare qualche foto, e lasciamo loro i prodotti che abbiamo acquistato al magazzino. Quindi chiediamo alla guida se ci può accompagnare a visitare una scuola della zona. Ci spostiamo qualche km e troviamo la scuola statale di Epupa. Qui il direttore ci accoglie nel suo ufficio, e ci spiega come è organizzata l’istruzione, quali sono le difficoltà di riuscire a portare l’istruzione ai bambini, che spesso sono anche costretti a spostarsi per seguire la famiglia, che tradizionalmente è nomade. Lasciamo una donazione e ci scambiamo gli indirizzi, promettendo di spedirgli un dizionario inglese / italiano, per aiutarlo nello studio della lingua.

Arcobaleno alle Epupa FallsTorniamo al campo e ci riposiamo fino alle 16.00 circa, quando decidiamo di tornare alle cascate. Questa volta non ci accontentiamo di vederle solo dal basso, e percorriamo un sentiero che parte a sinistra delle cascate e che si inerpica sulla montagna. Da lassù la vista è qualcosa di eccezionale. Le Epupa Falls non sono enormi o imponenti, come ad esempio le Victoria Falls, ma hanno la particolarità di poter essere viste dall’alto con estrema facilità. Restiamo a gustarci il panorama fino al tramonto, seduti sulle rocce della collina antistante alle cascate, gustandoci gli ultimi momenti che trascorreremo in questa bellissima località. Cena al campo e come sempre a letto presto.

Epupa Falls

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Okaukejo, lo spettacolo della natura

Elefanti intorno a HalaliOggi lasciamo il campo di Halali e ci dirigiamo verso Okaukejo. Usciamo dal gate poco dopo l’apertura e, fatti nemmeno 5 km, incontriamo una numerosa famiglia di elefanti che ci attraversa la strada. Anche se stamani avremmo dovuto fare  la strada verso la nostra destinazione senza troppo soste, non resistiamo e rimaniamo a vederli per un bel po’.

Rinoceronte sulla strada all'EtoshaRipartiti verso ovest, superate le pozze visitate il giorno precedente, facciamo un itinerario che tocca, tra le altre, le pozze di Salvadora e Sueda. In qualche pozza non troviamo nemmeno un animaletto, in altre una moltitudine impressionante. Sulla C38 incontriamo un rinoceronte che con tutta calma ci attraversa la strada in direzione del pan.

Zebre a OlifantsbadCi dirigiamo verso sud e arriviamo fino a Olifantsbad, dove un folto gruppo di zebre ci fa fare degli scatti piuttosto belli. Arriviamo a Okaukejo per le 12 circa e facciamo le pratiche di check in. La camera non è ancora pronta e quindi facciamo un salto alla waterhole che si trova proprio davanti alla camera: rimaniamo a bocca aperta, mai visto niente del genere e tutti quegli animali insieme. La waterhole di Okaukejo è sicuramente la più bella dei tre campi e la probabilità di vedere gli animali è altissima.

Suricati a OkaukejoRipartiamo per visitare le pozze a nord del campo: da letture fatte di esperienze di altri viaggiatori, pare che questa zona sia spesso frequentata da felini. Alla prima pozza, Wolfsnes, non troviamo nulla ma sulla strada facciamo un incontro con una famiglia di suricati che sono usciti dalla loro tana e restano a guardarci in piedi. Proseguiamo in direzione della pozza di Okondeka dove vediamo alcuni veicoli fermi a guardare e, proprio mentre giungiamo nei pressi, una leonessa ci attraversa la strada. Guardando in direzione della pozza da dove veniva la leonessa, scorgiamo altre due femmine e un maschio distesi per terra. Torniamo sulla C38 e facciamo un salto a vedere il pan look out: bel panorama ma nessun avvistamento.

Zebre al tramonto a OkaukejoTorniamo al campo di Okaukejo, ritiriamo la chiave e prendiamo possesso della camera: abbiamo la fortuna di avere una camera direttamente sulla waterhole. Poco prima del tramonto usciamo a vedere le ultime luci del giorno sulla pozza e troviamo l’ennesimo show: elefanti, giraffe, zebre, gazzelle e anche un rinoceronte si danno il cambio per prendere la propria razione di acqua. Fortunatamente è arrivato anche il carburante e quindi facciamo subito il pieno per il giorno successivo. La cena al ristorante è sempre al buffet e rispetto al campo di Halali è decisamente migliore.

Marsiglia, il porto e Notre Dame de la Garde

Marsiglia Porto Vecchio Dopo aver lasciato ieri sera Genova con una pioggia battente, arriviamo stamani alle 08:00 con un bel sole e un cielo azzurro limpido. Il molo di attracco della nave è distante dal centro della città alcuni chilometri e le alternative per raggiungerlo sono due. Usufruire della navetta dell’armatore al costo di circa 15,00 euro (andata e ritorno) oppure raggiungere a piedi il molo 162 in circa 10 minuti. Lì è possibile usufruire di un servizio gratuito messo a disposizione dal comune della città. E’ bene precisare che non siamo riusciti a reperire notizie sicure su quando questo servizio sia disponibile, ma pare che sia limitato al fine settimana.
Marsiglia Cattedrale MaggioreOptiamo per questa seconda alternativa. L’autobus impiega circa venti minuti per arrivare nei pressi di Place de la Joliette. Da qui si può raggiungere il porto vecchio a piedi passeggiando per il quartiere antico della città di Marsiglia. Passiamo davanti alla Cattedrale ed arriviamo fino al Quai de Port, il lato occidentale del Vieux Port. Marsiglia treno turistico

Lungo il molo raggiungiamo il Petit Train, un caratteristico trenino parzialmente aperto che raggiunge la chiesa di Notre Dame de la Garde. Il biglietto costa 8,00 euro andata e ritorno e oltre a raggiungere la chiesa effettua anche un giro panoramico delle Corniche.

Marsiglia Notre Dame de la GardeIl panorama dalla chiesa di Notre Dame de la Garde è spettacolare: si vede la città, il porto vecchio e le isole di Frioul ed il castello d’If. Visitata la chiesa riprendiamo il trenino e torniamo al porto vecchio. Una passeggiata lungo il molo e le stradine intorno è d’obbligo. Non seguiamo un percorso ben definito e apprezziamo il clima che si respira nell’aria.
Raggiungiamo nuovamente la place de la Juliette percorrendo rue de la Republique e prendiamo la navetta che ci riporta alla nave.
Salpiamo da Marsiglia alle 16:00 per Barcellona.

Taj Mahal: una lacrima sul volto dell’eternità

13° giorno

Taj MahalSiamo arrivati ieri ad Agra e abbiamo già ammirato il favoloso Taj Mahal dal Forte Rosso, un po’ troppo da lontano. Questa mattina ci aspetta la visita regina di tutto il viaggio. Il caldo è opprimente e decidiamo di partire per la visita del mausoleo alle prime luci del mattino. Il traffico e le code all’ingresso, causati anche dai minuziosi controlli di tipo aeroportuale, fanno si che riusciamo ad accedere all’area del Taj Mahal alle 7:30. Il luogo è già affollato, non tanto di turisti stranieri, quanto di fedeli e turisti locali.

Il superbo Taj Mahal è il simbolo principale dell’architettura Moghul e dell’India intera. Il Taj Mahal fu costruito a partire dal 1632 dall’imperatore Moghul Shah Jahan in marmo bianco e pietre semi preziose, in memoria dell’amatissima moglie come testimonianza del loro profondo e unico amore. La moglie Mumtaz Mahal (ovvero  adorato ornamento del palazzo) morì nel 1631, dando alla luce il loro quattordicesimo figlio, all’età di 39 anni.

Portale meridionale Taj MahalIl Taj Mahal è il monumento all’amore, magico, perfetto, romantico e supera ogni aspettativa; è stato definito “una lacrima sul volto dell’eternità“.  Un’opera eccezionale: dodicimila tonnellate di pietre e marmi trasportati da grandi distanze; un edificio la cui area supera quella della Basilica di San Pietro e della Piazza del Bernini messe assieme; la perfezione delle forme raggiunta grazie a complessi calcoli matematici; la profusione di pietre rare incastonate nei muri. I lavori durarono 22 anni, intaccando seriamente le risorse dell’impero, tanto che Shah Jahan, già gravemente malato, fu deposto dal figlio ed imprigionato fino alla morte in una torre del Forte Rosso di Agra, dal quale contemplava il Taj Mahal. La sua tomba è ora accanto a quella dell’amata moglie.

Taj MahalEntriamo nei giardini ornamentali dal portale posto lungo il lato meridionale del cortile esterno. Il portale realizzato in arenaria rossa è alto 30 metri e vi sono sopra incisi i versetti del Corano. I giardini sono realizzati secondo gli schemi del classico giardino persiano di epoca moghul: un quadrato suddiviso in quattro parti da dei corsi d’acqua e al centro una cisterna in marmo a rappresentare la celestiale abbondanza.

Il mausoleo si trova all’estremità settentrionale dei giardini e ai suoi quattro angoli si ergono 4 minareti bianchi aventi una leggera pendenza verso l’esterno, in modo da non cadere sul monumento in caso di terremoto. Ai due lati est ed ovest del mausoleo si trovano due edifici simmetrici in arenaria rossa, uno dei quali è utilizzato come moschea.

Raj GhatLasciamo questo posto con rammarico. Ma il tempo passa e il nostro volo per il rientro è per questa notte. Arriviamo a New Delhi in tardo pomeriggio e decidiamo di passare le ultime luci del giorno davanti al Raj Ghat.

Il Raj Ghat, il memoriale al Mahatma Gandhi, si trova nella quiete di uno splendido parco con fontane e alberi esotici. Una piattaforma quadrata in marmo nero indica il luogo in cui il padre della rivoluzione non violenta, assassinato, venne cremato nel 1948. Sulla pietra sono incise le sue ultime parole e una fiamma perenne ricorda a pellegrini e visitatori il suo spirito illuminato.

Si conclude così questo nostro splendido viaggio in una terra dai contrasti incredibili: l’India è un paese che offre meraviglie e miserie, sari fluttuanti e colorati e abiti laceri e sporchi, fascino e fastidio, felicità e disperazione.

Non può lasciare indifferenti: o se ne rimane affascinati o se ne ha un rifiuto profondo. Noi ne siamo rimasti affascinati.

Udaipur: il luogo più romantico del continente indiano

5° giorno

Udaipur è stata definita come “il luogo più romantico del continente indiano” e non si fatica a capire il perché. E’ la “città dell’alba” o la “città bianca” ed il bianco, assieme al rosa pallido ed al giallo crema, sono i colori che contraddistinguono questa città del Rajasthan.

La città sorge ai piedi dei monti Aravalli, sulle sponde del romantico lago Pichola, un grande lago di ben 41 km di lunghezza per 3 km di larghezza, in parte ampliato artificialmente grazie ad una diga. Al centro del lago Pichola si trova il Lake Palace, un palazzo bianco che sembra sia in parte semi sommerso o che galleggi nelle verdi acque. Un tempo residenza estiva dei sovrani, oggi esclusivo e famoso in tutto il mondo hotel di lusso.

La prima parte della giornata la dedichiamo alla visita del City Palace che si trova sulla riva est del lago. È il più grande palazzo del Rajasthan: quasi 250 metri di lunghezza per 30 di altezza, adornato di cupole, balconcini e torrette,  un connubio di stili rajput e moghul. Buona parte del palazzo è oggi diventata un museo, dove poter ammirare le sale sontuosamente decorate, gli specchi, i dipinti e le piastrelle colorate. Bellissimi i mosaici raffiguranti i pavoni. Dalle terrazze del palazzo si può sorseggiare un the mentre si gode una spettacolare vista sul lago. Non mi soffermo oltre sulla descrizione delle sale del palazzo: il complesso del City Palace è enorme e qualche ora a disposizione consente di vederne solo una piccola parte: programmate in anticipo cosa vedere.

Ci fermiamo a pranzo all’Ambrai, l’unico buon ristorante che si trova sulla riva del lago. È possibile mangiare all’aperto nel giardino con la vista del Lake Palace, del City Palace e del Lal Ghat. Ottima la cucina tipica indiana: il tandoori è ottimo.

Udaipur è l’ideale per lo shopping:  è rinomata per l’artigianato, libri in carta fabbricata a mano, tappeti, gioielli in argento, tessuti stampati a mano, marmo, legno e tanti altri oggetti ancora. Ma noi decidiamo di fare un salto al mercato della città, non cerchiamo souvenir ma il contatto con la gente che esce per comprare la spesa del giorno. Girelliamo per i banchi di frutta e verdura, spezie e tessuti. È un tripudio di colori! Ovunque si guardi, se devo scegliere un aggettivo per descrivere questo paese è proprio “colorato”.

Lasciamo il mercato e torniamo sulle sponde del lago dove prendiamo un imbarcazione che ci porta all’isola di Jagmandir, dove sorge il palazzo delle feste, costruito nel XVII secolo al centro del lago. Prima di arrivare sull’isola si notano subito gli elefanti scolpiti nella pietra che circondano l’edificio. Sembra che l’imperatore moghul Shah Jahan abbia preso alcuni spunti da quest’opera architettonica per la progettazione del Taj Mahal. Escursione piacevole ma non da considerare irrinunciabile.

Il sole sta calando e noi rientriamo in albergo, ma sulla strada questa città ci regala un bellissimo tramonto sulla riva del lago.

Spiaggia e mare nel Parque Natural del Corralejo

Fuerteventura: Parco Naturale di Corralejo, Cueva de Llano e El Cotillo – 2° giorno

Sapendo che in Spagna generalmente si va a letto tardi e la mattina ci si muove non prima delle dieci, il nostro secondo giorno a Fuerteventura abbiamo regolato di conseguenza la nostra sveglia… ma ci siamo resi subito conto che nei giorni successivi avremo dovuto allargarsi ancora di più… In albergo a colazione la sala era deserta come lo erano le dune di sabbia che poco dopo abbiamo visitato.

Spiaggia e mare nel Parque Natural del CorralejoLa nostra prima visita l’abbiamo infatti dedicata  al Parco Naturale di Corralejo. Da Corralejo si percorre la FV-1 in direzione sud verso Puerto del Rosario e alcuni chilometri appena fuori della città troviamo queste immense dune di sabbia bianchissima che si estendono sul lato orientale che guarda verso l’Africa per oltre 10 chilometri. La costa africana dista appena 100 km e queste dune ricordano il deserto del Sahara. Le spiagge antistanti sono enormi e particolarmente belle, con i colori del mare che vanno dal verde all’azzurro intenso fino a confondersi con il cielo.

Parque Natural de Corralejo: dunas de arenaEd il vento soffia sempre e comunque per il piacere degli amanti del windsurf e kitesurf e di coloro che non sopportano il caldo; non è un caso che l’isola si chiami Fuerteventura. In effetti il pericolo è proprio quello di bruciarsi per la tentazione di esporsi eccessivamente ai raggi solari che non si fanno sentire. Tutta la zona è parco naturale, ad ingresso gratuito ed è protetta contro ogni costruzione – salvo un paio di orribili strutture alberghiere costruite antecedentemente alla creazione del parco non ci sono altri edifici. Nelle spiagge antistanti a queste strutture si può noleggiare sdraio e ombrellone. Se non avete mai cavalcato le onde sospinti dal vento, qui non potete perdere l’occasione di fare almeno un tentativo: numerose sono le scuole di windsurf e kitesurf con corsi a partire da solo due ore. Riuscire poi nel risultato richiede un po’ più di pazienza…

Per pranzo rientriamo a Correlejo e facciamo una pasto veloce presso il centro commerciale El Campanario. Dopo pranzo riprendiamo la nostra auto e percorriamo in direzione sud la statale FV-101 in direzione di La Oliva. Arrivati a Villaverde sulla destra troviamo la Cueva de Llano. Si tratta della grotta di formazione lavica più antica di tutto l’arcipelago canario. All’ingresso, dopo aver pagato il biglietto, veniamo dotati di elmetto protettivo con di torcia e per prima cosa seguiamo un breve cenno didattico in lingua spagnola sulla formazione della grotta e sui fossili che sono stati rinvenuti all’interno. Quindi iniziamo l’escursione scendendo nel terreno attraverso un percorso a gradini fino a giungere all’interno del tubo lavico. Entrata al tubo lavico della Cueva de Llano, FuerteventuraIl percorso ha una lunghezza di circa 400 metri, gli unici che è possibile visitare in sicurezza da turisti. In assenza totale di luce è possibile vedere con la sola illuminazione delle torce i resti di conchiglie e animali vertebrati. Con un po’ di fortuna è possibile incontrare anche un particolare ragno, il Maiorerus Randoi, che si è adattato a vivere in questo luogo completamente al buio. Ha perso completamente il suo colore e i suoi occhi si sono completamente atrofizzati fino a divenire completamente cieco. La visita è accompagnata da un’operatrice bi-lingua anglo-spagnola che commenta come questa grotta si è creata a causa della lava fuoriuscita dal vulcano fino a raggiungere il mare proprio dove ora si trova Corralejo.

I mulini a vento a FuerteventuraLasciamo la cueva e proseguiamo in auto fino al paese de La Oliva, che non ci attira particolarmente nemmeno per una breve sosta e quindi proseguiamo in direzione della costa ovest verso la cittadina di El Cotillo. Sulla strada sono numerosi i mulini a vento che troneggiano sulle colline come sui pianori. Ormai in disuso, sono più un simbolo della passata agricoltura e un attrattiva fotografica per il turista. Anche noi ne rimaniamo affascinati e ci fermiamo a vederne uno da vicino.

Un tempo villaggio di pescatori, oggi El Cotillo è frequentato quasi esclusivamente da surfisti. Qui il turismo moderno non ha ancora preso piede: niente grattacieli, resort e altre grandi strutture, ma solo vecchie case anche un po’ decadenti. Arriviamo al porto e ci dirigiamo fino al Castillo del Tostón, una torre sul crostone a picco sull’oceano Atlantico.

El Cotillo: vista della Costa AtlanticaInutile dire che nelle onde sottostanti si intravedono tanti piccoli puntini che stanno cercando l’onda perfetta. Il panorama è stupendo e ci lascia un bel ricordo di questa piccola cittadina. Riprendiamo la strada che ci ricongiunge alla FV-101 e nel tardo pomeriggio siamo di nuovo a Corralejo pronti per un altra serata canaria.

¡Hasta mañana!

Koh Poda e Koh Hong – uscite in long tail boat da Tub Kaek, Krabi

Nei giorni di permanenza nella spiaggia di Tub Kaek, oltre a sforzarsi di trovare la miglior angolazione per non lasciarsi sfuggire nemmeno un raggio di sole, abbiamo anche fatto alcune uscite in barca nelle isolette circostanti. Il paesaggio davanti ad Ao Nang e dintorni è quello tipico del mare delle Andamane con delle formazioni calcaree e granitiche ricoperte da una vegetazione lussureggiante, circondate da un mare cristallino, con infinite tonalità di azzurro e di verde.

Per gli spostamenti utilizziamo le long tail boat, pratiche barche a motore con capacità di massimo 4 persone oltre al capitano. Da tenere presente che qualsiasi domanda vorrete fare al capitano, immancabilmente la sua risposta sarà sempre yes, e non perché vi sta rispondendo affermativamente ma perché è una delle poche parole che conosce in una lingua diversa dalla sua. Partite coscienti che per qualunque necessità doveste avere dovrete cavarvela a gesti… I tempi di traversata sono per lo più brevi: ci vogliono circa venti minuti per arrivare a Hong Island da Tub Kaek, circa il doppio per Poda Island che si trova davanti ad Ao Nang. Il costo varia da 1700 a 3000 Bath in funzione della distanza e del numero dei passeggeri, due o quattro, e ovviamente anche dal punto di partenza. Da Ao Nang  sono numerose le partenze, mentre a Tub Kaek le long tali boat disponibili sono sempre al massimo una decina.

Koh Poda

Poda Island, Ao Nang Krabi Thailandia

Per la visita di Koh Poda e relativi isolotti circostanti è bene riservare un giorno intero. Poda Island è una stupenda isola di sabbia bianca con un mare di una trasparenza impressionante. La particolare bellezza del luogo attrae numerosi turisti che passano la giornata su queste spiagge, tanto che, a mio avviso, risulta un po’ troppo sfruttata. Dopo alcune ore riprendiamo la long tail boat e ci spostiamo di poche miglia fino a raggiungere Chicken Island, soprannominata così per la vaga somiglianza con un pollo. Qui la presenza della barriera corallina richiama moltissimi pesci e non possiamo fare a meno di tuffarci in queste acque per un po’ di snorkeling. Proseguiamo il nostro percorso fino ad arrivare a Tub Island, sempre nelle vicinanze. Qui una lingua di sabbia collega l’isola di Chicken Island ad un’altro isolotto. Inutile dire che il luogo è bellissimo, e l’unico rischio è quello di non avere crema a sufficienza per non scottarsi.

KhoTub, Chicken Island - Ao Nang, Krabi Thailandia

Koh Hong

Hong Island - spiaggia - Krabi Thailandia

Anche per Koh Hong e isole limitrofe è necessario dedicare un giorno intero. Hong Island è a mio avviso ancora più bella, forse perché un po’ più distante da Ao Nang e meno sfruttata dal turismo, più piccola di dimensione e meno dispersiva della lunga spiaggia di Poda. Koh Hong ha una forma particolare con speroni a picco sul mare; arriviamo su una spiaggia di sabbia bianca di dimensioni modeste che si affaccia su un golfo molto suggestivo con l’acqua di un verde accecante. Dopo aver trascorso alcune ore in questo paradiso, riprendiamo la boat e ci spostiamo nella laguna interna all’isola. Si arriva nella laguna attraversando un canale di ridotte dimensioni che passa nel mezzo alle rocce. Hong Island vista dal cieloAll’interno di questa laguna assaporiamo con i nostri sensi la magia del luogo: il verde smeraldo dell’acqua, la tranquillità data dal silenzio assoluto e la completa solitudine lascia un ricordo indelebile nelle nostre menti. Hong in lingua Thai significa camera ed effettivamente questo luogo sembra essere proprio tale. Proseguiamo il nostro itinerario ed arriviamo a Pakbia Island, altra isoletta da non perdere.

Quando arriva l’ora di partire per tornare in albergo il nostro motore fa i capricci e non vuol sentirne di mettersi in moto. Il nostro capitano ride e continua a parlare una lingua che lui crede essere inglese, creando un certo disagio ed apprensione sul risultato della giornata… Siamo rimasti quasi soli su quest’isola e visto che era una settimana che non cadeva nemmeno una goccia, improvvisamente anche le nuvole hanno deciso di spostarsi sulle nostre teste ed aprire i rubinetti. Quando tutto sembra volgere al peggio un capitano di un’altra boat ci presta la sua batteria e, evviva, riusciamo a mettere in moto il nostro motore. Restituita a malincuore la batteria (capisco che gli servisse…) siamo partiti per rientrare a Tub Kaek sperando che il motore non si spegnesse…

Da non dimenticare: crema solare, occhiali, pinne, maschera, boccaglio. Per mangiare a Poda trovate un piccolo punto ristoro, mentre a Hong la situazione è un po’ più precaria. I capitani delle imbarcazioni sono forniti di acqua in abbondanza (anche refrigerata) e ananas. Se non siete esigenti può essere più che sufficiente.

Non tutti i giorni li abbiamo passati in barca in giro per le isole, anche la spiaggia di Tub Kaek è piacevole ed offre un oasi di tranquillità che ci siamo goduti fino all’ultimo giorno prima del nostro rientro a casa.

Dettaglio di un tempio del palazzo reale di Bangkok

Thailandia: Bangkok, il Palazzo Reale, Wat Pho, Wat Traimit e Wat Benjamabophit – 2° giorno

Chao Phraya River Express di BangkokLa mattina, dopo una fantastica colazione al Siam City, ci aspetta la visita del Palazzo Reale. L’albergo è a pochi metri dalla fermata dello skytrain dove prendiamo il primo treno fino alla stazione di interscambio centrale a due sole fermate. Quindi prendiamo l’altra linea fino a raggiungere la fermata subito prima del fiume. Il biglietto dello skytrain si acquista subito prima di entrare nella stazione sia da distributori automatici che dai classici sportelli con operatore. La tariffa varia in funzione di quanto è lungo il percorso, ed è quindi indispensabile sapere prima dove si sale e dove si scende. Lasciato la metro proseguiamo con il battello del servizio di trasporto fluviale Chao Phraya River Express per alcune fermate fino a raggiungere la zona dei templi – fermata Tha Chang. Detta così sembra complessa, ma in realtà è molto semplice e anche abbastanza veloce (sempre tenendo conto delle dimensioni di questa megalopoli).

Templi e palazzi reali di BangkokIl complesso del Palazzo Reale di Bangkok si trova nel centro storico della città ed è senza dubbio l’attrazione turistica più visitata di Bangkok. Date le temperature è consigliabile organizzare la visita al mattino; ricordatevi che è necessario indossare pantaloni lunghi ed avere le spalle coperte in segno di rispetto.
Il Palazzo Reale ha una superficie di 218,400 metri quadrati ed è circondato da mura merlate lunghe quasi 2 km risalenti al 1782. Fino al ’46 è stata residenza reale, e attualmente è utilizzato per le cerimonie reali e le visite di Stato. È uno spettacolare insieme di padiglioni, cupole e pinnacoli dorati, in puro stile thai. Escluso qualche sala, il Grand Palace è chiuso al pubblico, ma sono oggetto di visita le altre costruzioni, cortili e giardini del complesso.

Il complesso è suddiviso in 4 sezioni:

  • Il Cortile Interno a nord, dove ci sono gli edifici il cui accesso era consentito alle sole donne ed al sovrano.
  • Il Cortile Esterno a sud, nei cui palazzi erano ospitate le sedi dei ministeri, della Guardia Reale e del Tesoro.
  • Il Cortile Centrale, in cui si trovano i Palazzi di maggiore interesse, tra cui il Chakri Mahaprasad Hall, dove il re riuniva la corte e dava udienze. Fu fatto costruire da Rama V in uno stile misto tra il rinascimentale italiano e il thailandese classico, ed ospita la Sala del Trono.
  • Il complesso di Wat Phra Kaew, ossia il tempio del Buddha di Smeraldo, è un insieme di edifici religiosi di stili ed epoche diverse. All’interno del suo tempio principale, che ha la funzione di cappella reale, è conservato il sacro Buddha di Smeraldo, una delle reliquie più venerate della Thailandia. Si tratta di una statua alta 65 cm raffigurante Buddha seduto, scolpita nella nefrite (diaspro verde o giadeite), adornato con vesti dorate.

Nel pomeriggio, la visita prosegue nei tre templi più conosciuti:

Wat Pho / Buddha sdraiato

  • Wat Pho o Tempio del Buddha sdraiato, è il più antico tempio di Bangkok ed anche il più grande monastero della Thailandia. Costruito nel XVII secolo, custodisce la statua del Budda sdraiato lunga 46 mt e alta 15 mt. Il corpo è rivestito d’oro, gli occhi e i piedi sono decorati con madreperla, mentre sulle piante dei piedi sono raffigurate 108 scene augurali abbellite da conchiglie in stile cinese e indiano. Le pareti del tempio sono affrescate con scene degli annali storici di Ceylon e con ritratti dei discepoli di Buddha. Il complesso di Wat Pho consiste in due aree recintate divise dalla Soi (via secondaria) Chetuphon. L’area settentrionale è quella sacra, dove si trovano i templi e la scuola di massaggi. In quella meridionale, prettamente residenziale, si trova un monastero che ospita i monaci e una scuola.
  • Wat Traimit. Il Tempio del Buddha d’Oro è situato nel quartiere cinese, ed è la più grande statua in oro massiccio al mondo ed uno dei tesori più preziosi della Thailandia e del buddhismo. La statua è alta ben 3 metri per un peso di circa 5 tonnellate; rappresenta Buddha seduto a terra con le gambe incrociate nella posizione del Bhumisparsamudra, che assunse quando ottenne la Bodhi (l’Illuminazione). Oltre che per il valore economico e simbolico, la statua colpisce per la serenità e l’energia che le fattezze del Buddha emanano, rendendola una delle più amate e venerate in Thailandia.
  • Wat Benjamabophit o Tempio di Marmo è il più recente fra i grandi templi di Bangkok. Costruito nel XIX secolo in marmo bianco di Carrara è circondato da un giardino e rappresenta un mix di stile Thai e Europeo.

Ristorante Grill con carboni ardenti in tavola al Siam Center - Bangkok Dopo un riposino in hotel, usciamo di nuovo per cena. Lo sky train è a pochi passi, fermata di Phaia Thai, ed in 5 minuti andiamo a Siam dove si trova il Siam Center. Cena in un ristorante molto carino e particolare, il Sukishi Charcoal Grill: ogni tavolo è accessoriato con una cappa aspirante, quello che puoi ordinare è tutto da cuocere sul barbecue che ti viene portato direttamente a tavola con i carboni ardenti.

Antiquarium - Residenza Monaco di Baviera

Monaco di Baviera: Residenz, Englischer Garten e Olympiapark – 4° giorno

La Residenza – Der Residenz – di Monaco di Baviera si trova in Max-Joseph-Platz, a pochi passi da Marienplatz. Il palazzo della Residenza ha rappresentato il centro politico e culturale della città a partire da XVI secolo fino al 1918 con il regno bavarese. Reggia e sede del governo è indiscutibilmente legata alla dinastia regnante dei Wittelsbach, che la utilizzarono sia come alloggio che come luogo di conservazione delle loro inestimabili collezioni. Il palazzo della Residenza oggi ospita il Residenzmuseum con il Tesoro e il Nationaltheater, l’Opera di Stato Bavarese. Antiquarium - Residenza Monaco di BavieraNel Residenzmuseum, con le sue oltre 130 stanze, sono conservati i tesori della dinastia dei Wittelsbach; date le dimensioni del museo la visita è divisa in mattina e pomeriggio: se non avete tutto il giorno da dedicare a questo palazzo vi consigliamo di scegliere quella del mattino. All’ingresso del museo vi verrà fornita un’audio-guida compresa nel prezzo di 7 euro. Assolutamente da non perdere il favoloso Antiquarium, un salone sotterraneo interamente decorato e coperto di affreschi, inizialmente destinato a raccogliere la collezione di antichità della famiglia reale e la Chiesa di corte di Ognissanti, quasi totalmente distrutta durante la seconda guerra mondiale ed oggi recuperata interamente e destinata a concerti di musica classica. Dallo stesso ingresso del museo della Residenza si accede anche al museo del Tesoro – Schatzkammer der Residenz, collezione della famiglia reale Wittelsbach di ben nove secoli di storia: sono esposti preziosi smalti, lavori in cristallo di rocca, avorio, corone e gioielli.

Chinesischer Turm - Englischer Garten, Monaco di BavieraAl termine della visita se avete necessità di una pausa potete optare per l’adiacente Hofgarten, il giardino reale con fontane, aiuole, alberi e numerose panchine, oppure raggiungere l’Englischer Garten. Il Giardino Inglese è uno dei più grandi parchi cittadini di Europa e non solo; pensate che è più grande di Hide Park a Londra e di Central Park a New York. Da visitare nella bella stagione, vi consentirà di rilassarvi ma anche di fare una passeggiata nel verde. Al centro del parco vi è un lago con tre isolette, con possibilità di fare anche della canoa. Simbolo del parco è la Chinesischer Turm, la torre cinese che si trova al centro del più antico Biergarten della città – immancabile, ovviamente. Altra costruzione caratteristica è la Casa da Tè giapponese, Japanisches Teehaus: con un po’ di fortuna potrete assistere alla cerimonia del tè celebrata da un vero maestro giapponese.

Per concludere la giornata facciamo un salto al quartiere olimpico, l’Olympiapark. Costruito per i giochi olimpici del 1972, tristemente noti per le vicende terroristiche che insanguinarono quell’evento, comprende il famoso stadio olimpico Olympiastadion e il simbolo del quartiere, l’Olympiaturm, la torre olimpica alta quasi 300 metri. D’obbligo prendere il veloce ascensore per raggiungerne la sommità e ammirare lo splendido panorama della città. Altre attrazioni nel quartiere olimpico da visitare sono l’acquario, il Sea Life Munchen, e il BMW Welt, museo e stabilimento della famosa casa automobilistica bavarese.

Monaco di Baviera di notte dalla Torre Olimpica (Olympiaturm)

Zimbabwe – Cascate Vittoria dall’elicottero – 14° giorno

Quattordicesimo giorno.

Oggi ci aspetta lo spettacolo delle cascate Vittoria visto dal cielo. Subito dopo colazione al Kingdom Hotel ci dirigiamo a piedi verso l’ingresso delle Victoria Falls. Facciamo una piccola deviazione lungo il percorso e ci fermiamo ad ammirare il panorama lungo il canyon Second George. In questo punto un’azienda locale gestisce alcune attività “adrenaliniche”: è possibile attaccarsi ad un cavo di acciaio e lanciarsi da una parete distante da un’altra circa 70 metri totalmente sospesi nel vuoto sopra il canyon ad un’altezza di un centinaio di metri… La cosa non ci ha particolarmente interessato… ed abbiamo proseguito il nostro cammino verso la biglietteria di ingresso al parco delle cascate. L’ingresso pari a circa 30 USD è valido per un solo ingresso: non è possibile uscire e rientrare nemmeno nello stesso giorno…. per cui se volete vedere le cascate sia all’alba che al tramonto o state tutto il giorno dentro il parco (!) o pagate 60 dollari… Noi avevamo l’appuntamento per il volo in elicottero per le 11.00 e non volendo fare la visita delle cascate in fretta, abbiamo preferito rimandare all’alba del giorno dopo la visita via terra. Rientrati in hotel abbiamo avuto il tempo di rilassarci a bordo piscina e alle 11.00 abbiamo incontrato il nostro autista che ci ha accompagnato al campo volo. Svolte le pratiche amministrative, pesati su una bilancia per evitare che l’elicottero non ce la facesse… abbiamo atteso 15 minuti il nostro turno. Il sorvolo ha una durata di circa 15 minuti e permette di vedere molto bene sia le cascate che il fiume e la zona circostante. A bordo dell’elicottero cercate di fare come noi: se riuscite ad accaparrarvi il posto davanti accanto al pilota è meglio, in alternativa uno dei due posti laterali posteriori, ma cercate di evitare quello centrale posteriore che è il più sacrificato dal punto di vista visivo. Descrivere lo spettacolo con le parole non si può: vi lascio guardare qualche foto che sicuramente riesce a fare più di cento parole. Insomma è da non perdere.

Rientrati in hotel, abbiamo mangiato a bordo piscina e quindi un po’ di relax. Nel pomeriggio abbiamo fatto un giro in centro città, raggiungibile a piedi dall’hotel. La situazione generale economica è disastrosa: gli esercizi commerciali non hanno energia elettrica in via continuativa, e di conseguenza tutti i servizi associati: illuminazione dei locali interni assente, frigoriferi spenti, condizionatori dimenticateveli. Come già detto nei giorni precedenti un minimo di spirito di adattamento ci vuole, non si deve dimenticare dove siamo, e non si può, come ho letto in varie recensioni su tripadvisor, lamentarsi per i disservizi che sono una conseguenza naturale della realtà in cui ci troviamo. La cena anche questa sera come il giorno precedente l’abbiamo fatta all’interno del casinò dell’albergo dove è presente una steack house della catena Spur Steack Ranches.