Sudafrica Aprile-Maggio 2019: Marakele, Mapungubwe e Kruger

PROGRAMMA DI VIAGGIO
Sudafrica: Marakele, Mapungubwe e Kruger
Dal 22 aprile al 11 maggio 2019
Durata: 20 giorni

22 aprile: partenza per Johannesburg da Roma via Addis Abeba
23 aprile: arrivo a Johannesburg
24-25 aprile: Marakele, Tllopi tented camp
26-27-28 aprile: Mapungubwe, Leokwe camp
29-30 aprile: Kruger, Punda Maria
01-02 maggio: Kruger, Shingwedzi
03-04 maggio: Kruger, Mopani
05 maggio: kruger, Letaba
06-07 maggio: Kruger, Satara
08 maggio: Forever Resort Blyde Canyon
09 maggio: Johannesburg hotel Garden Court
10 maggio: ritorno a Roma via Addis Abeba
11 maggio: arrivo a Roma

Premessa
E’ la sesta volta che visitiamo questo stupendo paese, non ci siamo ancora stancati e non so se sia possibile. Il Sudafrica offre molteplici occasioni per organizzare un viaggio che risulterà indimenticabile.

Questa volta abbiamo deciso di visitare due parchi a nord di Johannesburg, il Marakele National Park ed il Mapungubwe National Park, che non abbiamo mai visitato e poi di tornare per la terza volta nel Kruger, approfondendo solo la parte nord, da Pafuri a Satara, quella meno visitata in generale dal turismo.

Lunedì 22/Martedì 23 aprile
Partiamo da Roma con un volo Ethiopian per Addis Abeba e proseguiamo per Johannesburg, dove arriviamo il giorno successivo nel primo pomeriggio. Cambiamo pochi euro, giusto per le emergenze, per le mance e per fare due acquisti extra. Prendiamo una sim locale dal negozio Vodacom all’aeroporto e ritiriamo presso i banchi del noleggio auto Avis un box con dentro un telefono satellitare che abbiamo prenotato dall’Italia a noleggio. La distanza dalla nostra prima tappa non è enorme, circa 3 ore, ma abbiamo preferito non partire subito dopo il volo intercontinentale. Usciamo dall’aeroporto e arriviamo al bus station, dove le navette dei maggiori alberghi della zona fanno spola per i propri clienti. Passeremo questa prima notte, come l’ultima di questo viaggio prima di rientrare, al Garden Court O.R. Tambo. Dista meno di 5 minuti dall’aeroporto, è sufficientemente confortevole per riprendersi dalla stanchezza del volo, ha un ristorante a buffet all’interno ed un pub in stile irlandese e piscina che non sfrutteremo.

Mercoledì 24 aprile
Una dormita di 9 ore avrebbe fatto recuperare le forze a chiunque e anche noi eravamo pronti per partire per questo nuovo viaggio. Dopo una buona colazione al Garden Court, prendiamo la navetta per l’aeroporto e ritiriamo all’Avis Car Rental l’auto che ci accompagnerà per tutto il viaggio, una Nissan X-Trail 4wd. Usciamo da Johannesburg in direzione nord, prendiamo la R21N, quindi la N1N e poi giriamo sulla N4W fino a Brits. Imbocchiamo la R511 e la percorriamo fino a Thabazimbi, dove facciamo rifornimento di viveri per i prossimi giorni ad un SuperSpar. Ancora pochi chilometri e giungiamo al gate del parco di Marakele. Ci viene assegnata l’ultima tenda al Tlopi Camp. Per raggiungere il campo tendato dal gate si impiega circa mezz’ora, sono 18 km e la velocità massima consentita all’interno del parco è di 30/40 Km/h. Il campo è molto carino, le tende sono su palafitta e si affacciano su una pozza molto grande, dove durante il giorno gli animali si vengono ad abbeverare. Le tende per ogni alloggio sono due, una destinata a cucina e l’altra a camera e bagno. Tra le due tende una bella terrazza arredata con due comode poltrone in legno. Non facciamo in tempo a sfare i bagagli, che una famiglia di più di venti elefanti arriva alla pozza, dandoci il benvenuto. La temperatura è buona e il tempo, anche se non completamente sereno, è perfetto per passare il resto del pomeriggio in terrazza aspettando gli animali che via via si presentano.

 

Giovedì 25 aprile
Temevamo di avere freddo durante la notte in tenda, ed invece no, è andata molto bene. Anche la temperatura all’alba, normalmente molto rigida, oggi era buona. Facciamo colazione e partiamo per la visita di questo bel parco. Il Marakele è un parco molto vasto ma solo una piccola parte è visitabile. Si divide in due zone, una ad ovest dove è il gate e nel quale non ci sono animali feroci, e la parte ad est dove è il nostro campo e sono presenti tutti i big five. L’erba è ancora alta, la vegetazione molto fitta e riuscire a vedere gli animali non è per niente semplice. Siamo arrivati al punto panoramico più alto del parco, il Lenong Viewpoint, che si trova ad oltre 2000 metri di altezza, da dove, facendo quattro passi lungo un sentiero, si gode di una bella vista su tutta la zona circostante. Dopo aver girato per i pochi itinerari previsti, fatta una visita infruttuosa al Bollonoto Hide, abbiamo fatto uno spuntino al pic nic site per poi rientrare alla nostra tenda al Tlopi Camp. Abbiamo passato il pomeriggio sulla terrazza della nostra tenda aspettando di fare qualche avvistamento sul laghetto antistante ma questa volta senza fortuna.

Venerdi 26 aprile
Il freddo che non avevamo sofferto il giorno prima lo abbiamo patito questa notte. Per quanto caldo faceva ieri pomeriggio, tanto freddo ha fatto nella notte. Ci alziamo all’alba, facciamo una colazione con un caffè bollente e prepariamo i nostri bagagli per lasciare il Tlopi Camp. La fortuna che non avevamo avuto ieri pomeriggio con gli avvistamenti, stamani aveva girato in nostro favore. Mentre percorriamo i 18 km per raggiungere il gate di uscita del Marakele, incontriamo 3 giovani leoni. Ci accompagnano lungo un pezzo di strada, giocano fra di loro e si sdraiano sulla strada davanti a noi, quasi a volerci non far andare via. Pare che non sia semplice incontrare i leoni in questo parco, ci sentiamo molto fortunati. Si lasciano fotografare e quando ci incamminiamo per proseguire, uno dei più giovani ci corre dietro. Forse si era sentito disturbato dalla nostra intrusione. Torniamo a Thabazimbi, facciamo rifornimento di carburante e prendiamo la R510 che è in buone condizioni e la percorriamo velocemente. Diversa la situazione della R572 per arrivare a Alldays. Questa non è una strada, è un cratere dietro l’altro, sembra un sentiero colpito dai bombardamenti di guerra. Purtroppo non ci sono alternative e dobbiamo arrivare quasi a Alldays per vedere la situazione migliorare. In questo pezzo di strada non si riesce ad andare a più di 30 km/h. Ad Alldays ci fermiamo per fare rifornimento di carburante, perchè poi al parco di Mapungubwe, dove siamo diretti, non ci sono stazioni di servizio. Facciamo anche acquisti al supermercato per i prodotti freschi per i prossimi giorni e proseguiamo in direzione del parco. Altri 70 km circa e arriviamo al gate del Mapungubwe National Park. Presso questo parco c’è anche una collina riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Facciamo il checkin al gate e proseguiamo per il nostro campo, il Leokwe Camp, distante circa 11 km ossia un’altra mezz’ora di strada dal gate. Il campo è situato a ridosso di una cornice di alte rocce di arenaria rossa, non è recintato e non offre un panorama su pozze o altre viste panoramiche, ma nonostante questo saprà offrirci delle sorprese. Il bungalow si compone di due stanze grandi, una adibita a soggiorno con angolo cottura e una per la camera, con un bagno comunicante. La doccia è esterna al bungalow mentre dalla parte opposta c’è una grande veranda con l’immancabile brai per cuocere la carne alla griglia.

Sabato 27 aprile
Ci alziamo all’alba e dopo colazione e doccia, partiamo per scoprire questo nuovo parco Mapungubwe. Come prima sosta ci fermiamo al Treetop Walk Hide, una passarella che attraversa le chiome degli alberi dando la possibilità di ammirare il panorma sul fiume che divide il Sudafrica dal Botswana e Zimbabwe. Non facciamo avvistamenti ma il panorama è molto bello. Siamo soli a percorrere il camminamento e, anche se il tempo è un po’ nuvoloso, il luogo ci piace molto. Proseguiamo lungo l’itinerario verso est e raggiungiamo poco dopo il Confluence View Point. Una grande area pic nic con alcuni servizi è adiacente al lookout. Ci sono due brevi percorsi da fare a piedi, uno verso sud con una terrazza che guarda sulla valle sottostante e quello più importante verso nord, con 4 terrazze per ammirare il panorama dove il fiume del Limpopo si congiunge con il fiume Shashe. Il panorama è molto bello e ci ripromettiamo di tornarci al tramonto nei prossimi giorni. Proseguiamo nella visita della sezione est, ma con non molti avvistamenti. Completato il giro ci fermiamo al museo dove facciamo una visita all’interno. Qui è custodito il manufatto del piccolo rinoceronte d’oro, realizzato con un’unica sfoglia d’oro sapientemente cesellata. Rientriamo al Leokwe camp per una pausa e poi ripartiamo per visitare la sezione ovest. Per andare nella sezione ovest è necessario uscire dal gate principale, percorrere in direzione ovest la R572, svoltare a destra verso nord sulla R521 fino a incrociare sulla destra la strada di campagna Dan Staat che arriva al gate della sezione ovest. Ci vuole circa mezz’ora di strada per raggiungere il gate (non dimenticate il permesso che vi è stato consegnato all’ingresso principale al momento del checkin). L’attrazione principale è il nuovo Maloutswa Hide, dove è possibile guardare innumerevoli specie di uccelli e talvolta anche elefanti ed altri mammiferi che vengono ad abbeverarsi in questo grande specchio d’acqua. Passato un po’ di tempo in osservazione, torniamo indietro pensando di soffermarci a vedere la Limpopo Forest e la strada che passa lungo il fiume. Nel rientrare incontriamo una grossa famiglia di elefanti che, a causa di una recinzione che delimita una zona di rimboschimento, è costretta a passare da un cancello, dove normalmente passono le auto. Pazientiamo a distanza che, con calma, tutti quanti attraversino il passaggio, dopo di che riusciamo a passare anche noi. In questo parco abbiamo notato che gli elefanti sono soliti infastidirsi molto facilmente dalle auto, molto più che in altri parchi, ed è bene rimanere a debita distanza se non si vuole avere incontri poco piacevoli. Rientriamo al nostro campo in tempo per la chiusura del gate delle 18:00. All’arrivo al nostro chalet del Leokwe camp, abbiamo una bella sorpresa: un bel gruppo di elefanti sta tranquillamente facendo uno spuntino nelle aiuole che separano i bungalow del campo. Si avvicinano sempre più alla nostra terrazza, fino ad essere 2/3 metri di distanza, mentre continuano a mangiare erba e troncare i rami degli arbusti che ci circondano.

Domenica 28 aprile
Ci alziamo sempre all’alba ma stamani facciamo con calma, perchè abbiamo prenotato la Heritage Visit & Walk alle 10:00. Fatta colazione ci prepariamo per la visita e attendiamo l’ora per partire. Proprio mentre stiamo lasciando il campo vediamo arrivare, in fila indiana, alle nostre spalle, un gruppo di elefanti. Non ho idea se fossero gli stessi della sera prima, ma erano a loro completo agio intorno ai bungalow. Pare che spesso si avvicinino al campo per bere l’acqua della piscina che si trova al camp. Alla visita culturale di oggi siamo in quattro clienti e la nostra guida. Partiamo dal gate con una jeep in direzione della collina di Mapungubwe, sito Unesco. La visita dura circa 3 ore. Una volta avvicinati al sito, si lascia la jeep e ci si avvicina a piedi alla collina. Per arrivare alla sommità della collina c’è da fare una salita, in parte con una scalinata in legno, di bassa difficoltà. La nostra guida non si è risparmiata in spiegazioni, ci è piaciuto molto. Rientriamo al Leokwe camp per pranzo e, come già poche ore prima, un gruppo di elefanti è passato in mezzo ai bungalow, lanciando barriti e facendosi sentire. Dopo pranzo rimaniamo al bungalow per riposarsi nelle ore più calde della giornata ed usciamo verso le 16:30 per passare le ultime ore di luce alla terazza che guarda il tramonto dal Confluence View Point che dista circa 20/30 minuti dal campo di Leokwe.

Lunedì 29 aprile
Oggi lasciamo il parco di Mapungubwe per dirigersi verso il Kruger. Lasciamo il campo di Leokwe alle 7:00 ma sulla strada per arrivare al gate di uscita del parco, un gruppo di elefanti ci impedisce di proseguire. Rimaniamo a debita distanza e attendiamo che ci lascino il nostro sentiero libero. Fatte le procedure di check out, prendiamo la R572 in direzione di Musina. La strada è abbastanza buona, solo qualche buca da scansare. Musina è una città di frontiera, da qui infatti si arriva velocemente sia in Botswana che in Mozambico, caotica e con un tasso di criminalità più alto di altre città sudafricane. Ci fermiamo per fare rifornimento di carburante e per comprare qualche genere alimentare per i prossimi giorni. Imbocchiamo la N1 in direzione sud e dopo non molti chilometri giriamo sulla R525 in direzione del Pafuri Gate del Parco Nazionale del Kruger. La strada è molto buona, poco trafficata e arriviamo velocemente al parco. Al gate ci rilasciano il permesso di ingresso e proseguiamo verso l’area pic nic denominata sempre Pafuri. L’avevamo già sperimentata l’anno precedente ed è molto carina, l’deale punto di sosta per fare un pic nic in riva al fiume che ci regala l’ennesimo incontro conu gruppo di elefanti che si stanno facendo il bagno e cospargendo di sabbia. Sono le 13:00 e sapendo che ci aspetta ancora un’ora e mezzo circa per arrivare al nostro campo ci incamminiamo. Punda Maria Camp sarà il nostro campo per i prossimi due giorni, anche se sfortunatamente non abbiamo trovato posto per due notti consecutive in una camera con angolo cottura e siamo stati costretti a cambiare camera. La giornata è stata lunga e faticosa, e per il pomeriggio decidiamo di fare una visita all’hide del campo, che si affaccia su una pozza antistante all’area camping. Elefanti, bufali, antilopi e varie specie di uccelli si presentano via via alla pozza. La visita è stata così carina che decidiamo di tornarci anche dopo cena. La cena, non avendo la cucina nella camera, l’abbiamo fatta al ristorante del campo: inaspettatamente veloci, molto cortesi e buona la bistecca.

Martedì 30 aprile
Ci alziamo leggermente più tardi, facciamo colazione al ristorante della sera prima e, invece di partire subito per il safari, decidiamo di percorrere di prima mattina il percorso intorno al campo, il Flycatcher Trail, di nessuna difficoltà anche per noi che non siamo atletici. Il percorso offre la possibilità di vedere da vicino alcuni animali che si avvicinano alla recinzione del campo, come pure anche antilopi che sono più o meno residenti dentro il campo. Prima di partire per la giornata fuori lasciamo la chiave della camera per il cambio e, grazie alla cortesia della governante, riusciamo a spostare anche i bagagli nella nuova camera. La giornata di oggi la dedichiamo alla zona a nord del campo di Punda Maria. Percorriamo tutti i possibili sentieri che incontriamo ed arriviamo fino al confine nord orientale, al gate con il Mozambico. Nella zona si trova una bella foresta di alberi della febbre e anche un punto panoramico sul fiume dove, sempre a proprio rischio e pericolo, si può scendere dall’auto. Tornando indietro ci fermiamo come il giorno prima all’area pic nic Pafuri, facciamo pranzo, litigando anche con un cercopiteco, che veloce come un lampo, è riuscito ad impossessarsi di un sacchetto di patatine, che avevamo appoggiato sul tavolo. Come il giorno prima un gruppo di elefanti, molto più numeroso, sta facendo il bagno in mezzo al fiume. Rientriamo nel pomeriggio con calma al campo di Punda Maria. Per la cena ripetiamo come il giorno precedente al ristorante del campo. La pozza del campo invece questa sera era deserta.

Mercoledì 1 maggio
Oggi lasciamo il campo di Punda Maria per arrivare a Shingwedzi. Prima però di lasciare questa zona decidiamo di fare di primissima mattina un giro del sentiero che passa intorno alla collina di Punda Maria. Durante la notte abbiamo sentito il ruggito di un leone, e abbiamo la speranza di riuscire ad incontrarlo. Il percorso è lungo circa 25 chilometri e si impiega circa un ora e mezza per percorrerlo. Non incontriamo il leone ma riusciamo ad assistere al passaggio di una mandria di bufali che ci lascia comunque a bocca aperta. Tornati al campo prendiamo le valige, facciamo rifornimento di carburante e partiamo in direzione sud. Ci fermiamo lungo il percorso all’area pic nic Babalala per una breve pausa e poi preseguiamo lungo la S56 che costeggia il fiume di Mphongolo. Ci sono molti scorci interessanti che ci permettono di avvistare gli animali mentre si abbeverano nel fiume. Arriviamo al campo di Shingwedzi prima di pranzo. Il campo si trova lungo l’omonimo fiume, sul quale si affaccia una terrazza dove si trova sia il ristorante che l’area pic nic per i visitatori giornalieri. Il nostro bungalow ha una comoda camera con i relativi servizi, mentre l’angolo cottura si trova all’esterno nella veranda coperta. Il parcheggio dell’auto è comodamente attiguo al bungalow. Nel pomeriggio usciamo per un breve giro intorno al campo e ci godiamo il tramonto dalla terrazza del campo sul fiume.

Giovedì 2 maggio
Seguendo i report degli avvistamenti degli altri ospiti del campo, dopo colazione partiamo alla ricerca dei leoni avvistati il giorno prima sulla S56 a nord del campo. Ne percorriamo una parte senza successo e quindi proseguiamo verso sud sulla S52 in direzione delle Red Rocks. Anche qui non facciamo grandi avvistamenti, sempre tanti elefanti lungo la strada e tante altre specie, ma nessun predatore. Dal view point delle Red Rocks assistiamo al bel panorama del luogo reso ancora più affascinante dalla presenza di bufali ed elefanti che bevono e si fanno il bagno. Rimaniamo a guardarli a lungo fino a quando non risalgono la sponda opposta della nostra del fiume. Rientriamo per pranzo al campo e facciamo passare le ore più calde del giorno. Nel pomeriggio usciamo verso le 4 e percorriamo alcune brevi strade nelle vicinanze, arrivando anche al Kanniedood Hide, dal quale non riusciamo ad avvistare granchè, ma mi vi consiglio comunque di provare. Al tramonto passiamo lungo la S135 che attraversa il fiume di Shingwedzi ed offre la possibilità di guardare il tramonto dal livello dell’acqua. Qui in compagnia dei cobo dall’ellisse, giraffe, coccodrilli e babbuini scattiamo qualche foto delle ultime ore di luce.

Venerdì 3 maggio
Oggi lasciamo Shingwedzi per raggiungere il campo di Mopani. Partiamo con calma dopo una buona colazione. Prendiamo la S50 in direzione sud, ci fermiamo al Kenniedood Hide dove anche oggi non facciamo avvistamenti. Nelle vicinanze riusciamo ad avvistare in mezzo al fiume un gruppo di marabù. Proseguendo incontriamo sul ciglio della strada, completamente indifferente della nostra presenza, una iena maculata. Ci fermiamo al Nyawutsi Hide, molto carino ma anche molto sporco: essendo molto lontano dai campi, circa 30 km, gli addetti alla pulizia hanno difficoltà a tenerlo in ordine, e gli uccelli nidificano all’interno con una velocità incredibile. Il posto è molto carino, anche se quando siamo passati era frequentato da poche specie. Poco più avanti giungiamo al laghetto di Grootvlei. Ci ricordavamo che la volta precedente che eravamo passati di qui avevamo trovato dei giovani elefanti che, immersi nelle acque del lago, giocavano tra di loro. Anche in questa occasione troviamo gli elefanti ma questa volta sono ai bordi del laghetto che bevono. Avvistiamo anche altre specie di animali che popolano la zona. Proseguiamo verso sud fino a passare dal Tropico del Capricorno, che però su questa strada non è segnalato. Arriviamo alla pozza di Mooiplaas e quindi ci ricongiungiamo alla H1 per arrivare al campo di Mopani. Questo è forse il mio campo preferito. Si trova su una collina con una vista spettacolare sul fiume, i bungalow sono di dimensioni più grandi dei classici rondavels dei campi più vecchi e con una ampia veranda. La sua costruzione è più recente e quindi di concezione più moderna. L’affaccio sul fiume è possibile sia da una terrazza ad accesso libero che dalla terrazza del ristorante che si trova subito sopra. Ci fermiamo per uno spuntino a pranzo al ristorante e ci fanno compagnia nel fiume un bel numero di elefanti che sguazzano giocando tra di loro, oltre ad ippopotami, giraffe, cobo dall’ellisse e tante altre specie. Nel pomeriggio usciamo verso le 4 e facciamo qualche giro intorno al campo, arrivando al Pioneer Hide, che si trova sul lato opposto del fiume rispetto al campo di Mopani. Un enorme bufalo se ne sta accovacciato dietro la staccionata che conduce all’hide. Nei pressi c’è anche un altro favoloso hide, lo Shipandani, che però oggi è chiuso per manutenzione.

Sabato 4 maggio
Fa molto caldo, la temperatura di ieri, come quella prevista di oggi, è arrivata a 37 gradi ma con un’umidità del 30% che la rende assolutamente non fastidiosa. Facciamo un giro a nord del campo di Mopani passando di pozza in pozza e costeggiando fiumi e avvistando via via qualche animale ma nessun predatore. La mattinata non è stata particolarmente fruttuosa. Passiamo allo Shipandani Hide e rientriamo al campo per pranzo. L’uscita pomeridiana è stata più fortunata, anche se ancora una volta non incontriamo nessun predatore. I dintorni di Mopani sono molto interessanti ed offrono una varietà di visite anche a breve distanza. Quando non è ancora il momento di rientrare al campo, proprio sul bordo della strada, incontriamo due iene maculate con tre cuccioli. Riusciamo a guardarli con tutta calma e ci intratteniamo a pochi metri di dsitanza. Sempre sulla strada principale rientrando al campo incontriamo un gruppo di elefanti che ci attraversa la strada e che sembra non finire più. Contemporaneamente una mandria di bufali ci attraversa anch’essa la strada sia davanti che dietro la nostra auto e così rimaniamo intrappolati e soprattutto in apprensione se avessero deciso di non ignorarci. Rientrati al campo di Mopani decidiamo di mangiare al ristorante sulla terrazza sul fiume.

Domenica 5 maggio
Questa mattina, prima di lasciare il campo di Mopani facciamo una passeggiata all’alba fino alla terrazza per vedere il panorama con le prime luci del giorno. Fatta colazione lasciamo il campo in direzione sud, destinazione Letaba. La distanza non è molta e decidiamo di allungare la strada per arrivare intorno all’ora di pranzo. Prendiamo la strada asfaltata in direzione del gate di Palaborwa, ma senza grandi avvistamenti, sempre tanti elefanti che non ci facciamo più caso. Ci fermiamo per un break al punto pic nic presso il centro archeologico Masorini, vicino al gate, dopo di che proseguiamo in direzione Letaba. Sulla strada ci fermiamo ad una pozza dove assistiamo a tre ippopotami che giocano tra di loro felici nell’acqua. Arrivati a Letaba, il bungalow non è ancora pronto, e quindi ci fermiamo per la pausa pranzo al day visit, che diversamente dagli altri campi, si trova all’esterno. Questa è la prima volta che soggiorniamo nel campo di Letaba. Le strutture dei bungalow sono come quelle dei campi più vecchi, come Olifants, Skukuza e Satara, ma il campo è ben disposto lungo il fiume omonimo con una bella vista panoramica. La posizione sopraelevata anche se non come quella di Olifants, permette una bella vista. Lungo il perimetro del fiume è stata realizzata una bella passeggiata ben tenuta con panchine per soffermarsi a guardare il panorama. Dato che il safari della mattina è stato lungo decidiamo di non uscire per il safari pomeridiano rimandando alla mattina dopo la visita della zona.

Lunedì 6 maggio
Facciamo colazione e subito dopo facciamo una breve passeggiata nel campo lungo il fiume per ammirare l’alba che sta già colorando di rosso il fiume e la vegetazione. Non avendo visitato i percorsi nei dintorni decidiamo di lasciare subito il bungalow e dirigersi a nord. Arriviamo al Matambeni Bird Hide che dista circa una decina di km dal campo di Letaba. La pozza è molto grande e l’hide molto comodo. Poco dopo è arrivato un gruppo di elefanti che come al solito ha iniziato a bere e rinfrescarsi. Proseguiamo sulla strada fino a raggiungere la sommità della collina, dalla quale si gode un bel panorama sul fiume e sulla diga. Torniamo indietro fino all’ingresso del campo e invece che prendere la strada asfaltata in direzione sud, decidiamo di prendere la sterrata che costeggia il fiume sullo stesso versante del campo. Questa strada arriva fino al campo di Olifants, ma noi ne percorriamo solo una parte rientrando nella H1 a metà strada. Proseguiamo verso sud, ma sarà per il caldo, non facciamo grandi avvistamenti. Facciamo una deviazione per l’area pic nic di Timbavati per pranzo e arriviamo al campo di Satara nel primo pomeriggio. Come per il campo di Letaba è la prima volta che ci fermiamo a dormire al campo di Satara. Le passate volte ci eravamo fermati solo per una sosta durante il giorno. Il bungalow è molto simile a quello di Letaba, classico rondavel, di piccole dimensioni. I bungalow sono disposti in modo da creare un cerchio ed ognuno dei cerchi è contraddistinto da una lettera dell’alfabeto. In generale il campo di Satara non è particolarmente interessante: non ha una posizione panoramica, non ha una terrazza sul fiume nè dei bungalow con particolari caratteristiche. Quello che fa di questo campo una particolare attrazione  è che questa zona è quella con la più alta densità di felini. Dopo il nostro consueto riposo pomeridiano, usciamo e ci dirigiamo sulla H7 in direzione di Orpen. A pochi chilometri di distanza ci fermiamo a guardare il tramonto sul laghetto di Nsemani che fiancheggia la strada.

Martedì 7 maggio
Questo è il nostro ultimo giorno intero di safari ed ancora non siamo riusciti ad avvistare i leoni in questo immenso parco. Siamo sopraffatti dalla convinzione che oramai non riusciremo a vederli, anche se la nostra determinazione a metterci tutto l’impegno possibile è alta. Ci alziamo ovviamente presto, il tempo non è dei migliori, leggermente nuvoloso, anche se le previsioni per oggi erano di sole pieno con 35 gradi. Facciamo colazione in camera e partiamo ancora una volta sulla H7. Subito prima del laghetto del pomeriggio precedente giriamo a destra sulla strada sterrata S40 e nemmeno 100 metri dopo avvistiamo una numerosa famiglia di leoni accovacciati nell’erba alta. Spuntano a malapena le orecchie, ma riusciamo a distinguerle bene. Poco dopo la mamma si alza in piedi e annusa l’aria nella direzione opposta alla nostra come se avesse sentito una possibile preda. I cuccioli uno da uno si alzano anche loro e seguono la madre. Ne contiamo ben undici, sei più piccoli e cinque più grandicelli. Per la prima parte del tempo siamo solo noi sulla strada a goderci lo spettacolo, ma poco dopo qualche altro veicolo si avvicina. Riusciamo a continuare a vederli per un bel po’ anche se via via si spostano. Proseguiamo il nostro giro sulla S40, S12 per poi tornare sulla H7. Giriamo quindi verso sud sulla S36 e arriviamo all’area pic nic Muzandzeni, dove facciamo una breve pausa. Proseguiamo sulla S126 lungo il fiume Sweni e poi proseguiamo sulla H6 fino allo Sweni Bird Hide. Questo hide è veramente ben posizionato, offea una bella vista ad angolo sul fiume Sweni con un bel panorama alle spalle di montagne. Passiamo un po’ di tempo qui e poi ci fermiamo per pranzo all’area pic nic N’wanetsi. Anche questa area pic nic è degna di nota, non tanto per lo spazio riservato all’area ristoro ma perché subito sopra è stata costruita una bella terrazza panoramica raggiungibile con un brevissimo percorso. Dopo pranzo rientriamo al campo e usciamo come il pomeriggio precedente per un breve giro nei dintorni e per gustare il tramonto al laghetto di Nsemani. Come il giorno precedente mangiamo al ristorante del campo.

Mercoledì 8 maggio
Oggi lasciamo il campo di Satara ed usciamo dal parco nazionale del Kruger. Percorriamo la H7 in direzione Orpen e come ultimo avvistamento riusciamo a vedere due esemplari di leone, un grosso maschio ed una femmina. Come tappa intermedia prima di tornare all’aeroporto di Johannesburg ci fermiamo anche questa volta al Forever Resort Blyde River Canyon. La posizione di questo hotel è fantastica, affacciata sul canyon con il magnifico panorama delle famose tre rondavels del Blyde River Canyon. Alcuni chalet hanno una vista mozzafiato proprio davanti a questo panorama, ma se non siete così fortunati, ci sono diversi punti panoramici all’interno dalla struttura che non vi faranno rimpiangere questa scelta. Per noi è la terza volta che veniamo in questa zona ed abbiamo già visitato la maggior parte delle principali attrazioni della panorama route a nord di Graskop, ma questa volta vogliamo visitare di nuovo la God’s Window, perché in precedenza non siamo riusciti a vedere un panorama senza nebbia o foschia. Oggi la giornata è perfetta, senza una nuvola e oltre tutto il pomeriggio al tramonto è il momento migliore per visitarla. Data la distanza dalle three rondavels ci impieghiamo tutto il pomeriggio per effettuare la visita e riusciamo a tornare giusto in tempo per vedere il tramonto sul canyon dal nostro resort. Ceniamo al ristorante dell’albergo.

Giovedì 9 maggio
Oggi dobbiamo raggiungere Johannesburg, ma abbiamo a disposizione tutto il giorno perché il nostro volo di rientro è per domani pomeriggio. Ci alziamo sempre presto e facciamo colazione al ristorante dell’albergo. La sera prima era buio e non avevamo la vista sul canyon, mentre questa mattina facciamo colazione con la luce dell’alba che spunta alle spalle delle three rondavels. Lasciamo il nostro cottage e decidiamo di scendere dalla Panorama Route fino a Graskop e quindi svoltare in direzione di Sabie. Qui sulla strada ci fermiamo alle cascate di Maria Shires. Sono a pochi passi dalla strada, facilmente raggiungibili da chiunque. non si paga ingresso e benché non siano enormi sono molto carine e suggestive per l’ambientazione. Pochi chilometri dopo ci fermiamo alle più note Mac Mac Falls. Di paga un ingresso di 10 rand a persona, il percorso è comunque sempre molto breve, pochi minuti e non impegnativo. Queste sono molto più alte delle precedenti ma si vedono dall’alto e da dietro un’alta ringhiera protettiva poco affascinante. Sono sempre comunque delle belle cascate. Come ultima tappa di questa mattina visitiamo le Lone Creek Falls che si trovano oltre la cittadina di Sabie. Anche se sono più distanti vale sicuramente la pena di arrivare fin qui. L’ingresso è di 20 rand a persona, Le cascate sono molto alte, si vedono dal basso arrivando fin sotto la caduta. Di quelle da noi viste, aggiungendo quelle a nord di Graskop, come le Berlin Falls e le Lisbon Falls, queste sono quelle che ci sono piaciute di più. All’interno del circuito delle cascate, oltre a qualche bancarella, c’è anche un’area pic nic con gli immancabili brai per il barbecue. Ci fermiamo per pranzo e quindi partiamo in direzione di Johannesburg. Da qui impieghiamo 5 ore compreso un paio di soste per arrivare all’aeroporto. Una sosta che non deve mancare è sulla N4 all’area di servizio Azul. Non vi dico il perché, non vi voglio rovinare la sorpresa!
Arriviamo all’aeroporto di Johannesburg, riconsegniamo l’auto, il satellitare e ci avviamo per la nostra ultima notte in Sudafrica verso il Garden Court O.R. Tambo.

Venerdì 10/Sabato 11 maggio
Partiamo all’ora di pranzo con il volo Ethiopian via Addis Abeba. Arrivo a Roma il sabato 11 maggio.

 

 

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