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Epupa Falls e le tribù Himba

Epupa CampPer la prima volta, da quando siamo in Namibia, ci svegliamo dopo l’alba. La notte in tenda è passata abbastanza bene, un po’ freddo, anche perchè la nostra tenda non chiudeva bene e, come già dicevo ieri, forse un po’ più di manutenzione aiuterebbe gli ospiti a godersi questo splendido posto. La colazione all’Epupa Camp viene servita lungo il fiume Kunene, e la luce del sole che sorge alle spalle fa si che si possa godere uno spettacolo paradisiaco fin da appena svegli.

Villaggio tribù HimbaPoco dopo usciamo con la guida del campo, che ci accompagna per la visita ad una tribù Himba. Prima però passiamo dal magazzino di generi alimentari in paese, per fare rifornimento di prodotti da portare in omaggio. Prendiamo farina in abbondanza, zucchero, riso, zuppe pronte in busta, biscotti, sapone, insomma di tutto un po’. Restiamo sorpresi dal conto incredibilmente basso: circa 15 euro.

Nella tribù HimbaPartiamo finalmente con la jeep, tornando indietro sulla strada che abbiamo fatto il giorno prima da Opuwo ed, alcuni km dopo, ci fermiamo in un piccolo villaggio. Ci sono solo le donne, gli uomini in questo momento sono via con il bestiame oltre le colline dove possono farle pascolare.

Tre generazioni HimbaAiutati dalla nostra guida riusciamo a fare conversazione e non solo fare noi domande a loro sulle loro tradizioni e abitudini, ma anche ad esaudire loro curiosità su com’è il nostro stile di vita. Chiediamo il permesso di scattare qualche foto, e lasciamo loro i prodotti che abbiamo acquistato al magazzino. Quindi chiediamo alla guida se ci può accompagnare a visitare una scuola della zona. Ci spostiamo qualche km e troviamo la scuola statale di Epupa. Qui il direttore ci accoglie nel suo ufficio, e ci spiega come è organizzata l’istruzione, quali sono le difficoltà di riuscire a portare l’istruzione ai bambini, che spesso sono anche costretti a spostarsi per seguire la famiglia, che tradizionalmente è nomade. Lasciamo una donazione e ci scambiamo gli indirizzi, promettendo di spedirgli un dizionario inglese / italiano, per aiutarlo nello studio della lingua.

Arcobaleno alle Epupa FallsTorniamo al campo e ci riposiamo fino alle 16.00 circa, quando decidiamo di tornare alle cascate. Questa volta non ci accontentiamo di vederle solo dal basso, e percorriamo un sentiero che parte a sinistra delle cascate e che si inerpica sulla montagna. Da lassù la vista è qualcosa di eccezionale. Le Epupa Falls non sono enormi o imponenti, come ad esempio le Victoria Falls, ma hanno la particolarità di poter essere viste dall’alto con estrema facilità. Restiamo a gustarci il panorama fino al tramonto, seduti sulle rocce della collina antistante alle cascate, gustandoci gli ultimi momenti che trascorreremo in questa bellissima località. Cena al campo e come sempre a letto presto.

Epupa Falls

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Okaukejo, lo spettacolo della natura

Elefanti intorno a HalaliOggi lasciamo il campo di Halali e ci dirigiamo verso Okaukejo. Usciamo dal gate poco dopo l’apertura e, fatti nemmeno 5 km, incontriamo una numerosa famiglia di elefanti che ci attraversa la strada. Anche se stamani avremmo dovuto fare  la strada verso la nostra destinazione senza troppo soste, non resistiamo e rimaniamo a vederli per un bel po’.

Rinoceronte sulla strada all'EtoshaRipartiti verso ovest, superate le pozze visitate il giorno precedente, facciamo un itinerario che tocca, tra le altre, le pozze di Salvadora e Sueda. In qualche pozza non troviamo nemmeno un animaletto, in altre una moltitudine impressionante. Sulla C38 incontriamo un rinoceronte che con tutta calma ci attraversa la strada in direzione del pan.

Zebre a OlifantsbadCi dirigiamo verso sud e arriviamo fino a Olifantsbad, dove un folto gruppo di zebre ci fa fare degli scatti piuttosto belli. Arriviamo a Okaukejo per le 12 circa e facciamo le pratiche di check in. La camera non è ancora pronta e quindi facciamo un salto alla waterhole che si trova proprio davanti alla camera: rimaniamo a bocca aperta, mai visto niente del genere e tutti quegli animali insieme. La waterhole di Okaukejo è sicuramente la più bella dei tre campi e la probabilità di vedere gli animali è altissima.

Suricati a OkaukejoRipartiamo per visitare le pozze a nord del campo: da letture fatte di esperienze di altri viaggiatori, pare che questa zona sia spesso frequentata da felini. Alla prima pozza, Wolfsnes, non troviamo nulla ma sulla strada facciamo un incontro con una famiglia di suricati che sono usciti dalla loro tana e restano a guardarci in piedi. Proseguiamo in direzione della pozza di Okondeka dove vediamo alcuni veicoli fermi a guardare e, proprio mentre giungiamo nei pressi, una leonessa ci attraversa la strada. Guardando in direzione della pozza da dove veniva la leonessa, scorgiamo altre due femmine e un maschio distesi per terra. Torniamo sulla C38 e facciamo un salto a vedere il pan look out: bel panorama ma nessun avvistamento.

Zebre al tramonto a OkaukejoTorniamo al campo di Okaukejo, ritiriamo la chiave e prendiamo possesso della camera: abbiamo la fortuna di avere una camera direttamente sulla waterhole. Poco prima del tramonto usciamo a vedere le ultime luci del giorno sulla pozza e troviamo l’ennesimo show: elefanti, giraffe, zebre, gazzelle e anche un rinoceronte si danno il cambio per prendere la propria razione di acqua. Fortunatamente è arrivato anche il carburante e quindi facciamo subito il pieno per il giorno successivo. La cena al ristorante è sempre al buffet e rispetto al campo di Halali è decisamente migliore.

Palermo e Monreale

Esterno Cattedale di MonrealeAttracchiamo al porto di Palermo alle 08:00 e poco dopo scendiamo a terra. Come prima tappa ci dirigiamo subito a Monreale per ammirare la sua splendida cattedrale. Lasciato il parcheggio, saliamo una breve scalinata e ci troviamo davanti la piazza con la sua celebre cattedrale.

Interno Cattedrale di MonrealeMa la bellezza di questo capolavoro la dobbiamo ancora ammirare: dall’esterno infatti non mostra ciò che nasconde al suo interno. Entriamo dall’ingresso laterale e ci accorgiamo subito della ricchezza e maestosità dell’opera unita alla semplicità. I mosaici bizantini sono l’elemento caratterizzante, insieme al sapiente uso dell’oro, grazie alle capacità degli artisti che hanno contribuito la sua realizzazione: siciliani, cristiani, ebrei e arabi musulmani sotto il volere di Guglielmo, re di Sicilia. Il risultato è un’opera leggera nonostante la sua maestosità.

MonrealeFuori della cattedrale ci siamo fermati per un piccolo break e nell’occasione non ci siamo fatti scappare l’opportunità di assaggiare un cannolo in una pasticceria locale: sublime, datemi retta, non ve lo fate scappare…

Cattedrale di PalermoTorniamo a Palermo in pochi minuti e facciamo un giro panoramico delle principali località per poi fermarsi in centro e visitare prima la cattedrale della città e poi fare quatto passi per le viuzze del centro. La bellezza della cattedrale di Palermo è nella diversità architettonica dovuta alla sua costruzione effettuata in più epoche, veramente affascinante.

Casa ProfessaQuattro passi e visitiamo un’altra celebre chiesa barocca, la chiesa del Gesù, più nota come Casa Professa, recentemente restaurata, che ci mostra la bellezza dei suoi bassorilievi marmorei.

La nostra breve visita della città si è quasi conclusa. Continuiamo a passeggiare per il caratteristico quartiere ebraico fino ad arrivare alla via Roma. Torniamo al porto.

Palermo il portoSalpiamo da Palermo alle 15:00 per Civitavecchia.

La crociera è terminata. Arriviamo la mattinata successiva a Civitavecchia. Le operazioni di sbarco sono veloci, ritiriamo l’auto e torniamo a casa.

In conclusione possiamo sintetizzare questa settimana dicendo che mi sento di consigliare questo tipo di viaggio non solo a chi fa una crociera per convinzione di voler fare una crociera, ossia coloro che prediligono l’aspetto ludico, la vita di bordo, le feste, i balli, il casinò e tutto ciò che richiama l’idea di una crociera, ma anche a coloro che come me vedono il viaggio come l’occasione di conoscere, scoprire, imparare ma che al tempo spesso sentono la necessità di un po’ di riposo. Questo può essere un giusto compromesso per riposarsi e al tempo spesso vedere qualcosa, certo non in modo approfondito, ma può dare degli spunti per dei viaggi successivi dove vedere delle città più in dettaglio.

Taj Mahal: una lacrima sul volto dell’eternità

13° giorno

Taj MahalSiamo arrivati ieri ad Agra e abbiamo già ammirato il favoloso Taj Mahal dal Forte Rosso, un po’ troppo da lontano. Questa mattina ci aspetta la visita regina di tutto il viaggio. Il caldo è opprimente e decidiamo di partire per la visita del mausoleo alle prime luci del mattino. Il traffico e le code all’ingresso, causati anche dai minuziosi controlli di tipo aeroportuale, fanno si che riusciamo ad accedere all’area del Taj Mahal alle 7:30. Il luogo è già affollato, non tanto di turisti stranieri, quanto di fedeli e turisti locali.

Il superbo Taj Mahal è il simbolo principale dell’architettura Moghul e dell’India intera. Il Taj Mahal fu costruito a partire dal 1632 dall’imperatore Moghul Shah Jahan in marmo bianco e pietre semi preziose, in memoria dell’amatissima moglie come testimonianza del loro profondo e unico amore. La moglie Mumtaz Mahal (ovvero  adorato ornamento del palazzo) morì nel 1631, dando alla luce il loro quattordicesimo figlio, all’età di 39 anni.

Portale meridionale Taj MahalIl Taj Mahal è il monumento all’amore, magico, perfetto, romantico e supera ogni aspettativa; è stato definito “una lacrima sul volto dell’eternità“.  Un’opera eccezionale: dodicimila tonnellate di pietre e marmi trasportati da grandi distanze; un edificio la cui area supera quella della Basilica di San Pietro e della Piazza del Bernini messe assieme; la perfezione delle forme raggiunta grazie a complessi calcoli matematici; la profusione di pietre rare incastonate nei muri. I lavori durarono 22 anni, intaccando seriamente le risorse dell’impero, tanto che Shah Jahan, già gravemente malato, fu deposto dal figlio ed imprigionato fino alla morte in una torre del Forte Rosso di Agra, dal quale contemplava il Taj Mahal. La sua tomba è ora accanto a quella dell’amata moglie.

Taj MahalEntriamo nei giardini ornamentali dal portale posto lungo il lato meridionale del cortile esterno. Il portale realizzato in arenaria rossa è alto 30 metri e vi sono sopra incisi i versetti del Corano. I giardini sono realizzati secondo gli schemi del classico giardino persiano di epoca moghul: un quadrato suddiviso in quattro parti da dei corsi d’acqua e al centro una cisterna in marmo a rappresentare la celestiale abbondanza.

Il mausoleo si trova all’estremità settentrionale dei giardini e ai suoi quattro angoli si ergono 4 minareti bianchi aventi una leggera pendenza verso l’esterno, in modo da non cadere sul monumento in caso di terremoto. Ai due lati est ed ovest del mausoleo si trovano due edifici simmetrici in arenaria rossa, uno dei quali è utilizzato come moschea.

Raj GhatLasciamo questo posto con rammarico. Ma il tempo passa e il nostro volo per il rientro è per questa notte. Arriviamo a New Delhi in tardo pomeriggio e decidiamo di passare le ultime luci del giorno davanti al Raj Ghat.

Il Raj Ghat, il memoriale al Mahatma Gandhi, si trova nella quiete di uno splendido parco con fontane e alberi esotici. Una piattaforma quadrata in marmo nero indica il luogo in cui il padre della rivoluzione non violenta, assassinato, venne cremato nel 1948. Sulla pietra sono incise le sue ultime parole e una fiamma perenne ricorda a pellegrini e visitatori il suo spirito illuminato.

Si conclude così questo nostro splendido viaggio in una terra dai contrasti incredibili: l’India è un paese che offre meraviglie e miserie, sari fluttuanti e colorati e abiti laceri e sporchi, fascino e fastidio, felicità e disperazione.

Non può lasciare indifferenti: o se ne rimane affascinati o se ne ha un rifiuto profondo. Noi ne siamo rimasti affascinati.

Dettaglio di un tempio del palazzo reale di Bangkok

Thailandia: Bangkok, il Palazzo Reale, Wat Pho, Wat Traimit e Wat Benjamabophit – 2° giorno

Chao Phraya River Express di BangkokLa mattina, dopo una fantastica colazione al Siam City, ci aspetta la visita del Palazzo Reale. L’albergo è a pochi metri dalla fermata dello skytrain dove prendiamo il primo treno fino alla stazione di interscambio centrale a due sole fermate. Quindi prendiamo l’altra linea fino a raggiungere la fermata subito prima del fiume. Il biglietto dello skytrain si acquista subito prima di entrare nella stazione sia da distributori automatici che dai classici sportelli con operatore. La tariffa varia in funzione di quanto è lungo il percorso, ed è quindi indispensabile sapere prima dove si sale e dove si scende. Lasciato la metro proseguiamo con il battello del servizio di trasporto fluviale Chao Phraya River Express per alcune fermate fino a raggiungere la zona dei templi – fermata Tha Chang. Detta così sembra complessa, ma in realtà è molto semplice e anche abbastanza veloce (sempre tenendo conto delle dimensioni di questa megalopoli).

Templi e palazzi reali di BangkokIl complesso del Palazzo Reale di Bangkok si trova nel centro storico della città ed è senza dubbio l’attrazione turistica più visitata di Bangkok. Date le temperature è consigliabile organizzare la visita al mattino; ricordatevi che è necessario indossare pantaloni lunghi ed avere le spalle coperte in segno di rispetto.
Il Palazzo Reale ha una superficie di 218,400 metri quadrati ed è circondato da mura merlate lunghe quasi 2 km risalenti al 1782. Fino al ’46 è stata residenza reale, e attualmente è utilizzato per le cerimonie reali e le visite di Stato. È uno spettacolare insieme di padiglioni, cupole e pinnacoli dorati, in puro stile thai. Escluso qualche sala, il Grand Palace è chiuso al pubblico, ma sono oggetto di visita le altre costruzioni, cortili e giardini del complesso.

Il complesso è suddiviso in 4 sezioni:

  • Il Cortile Interno a nord, dove ci sono gli edifici il cui accesso era consentito alle sole donne ed al sovrano.
  • Il Cortile Esterno a sud, nei cui palazzi erano ospitate le sedi dei ministeri, della Guardia Reale e del Tesoro.
  • Il Cortile Centrale, in cui si trovano i Palazzi di maggiore interesse, tra cui il Chakri Mahaprasad Hall, dove il re riuniva la corte e dava udienze. Fu fatto costruire da Rama V in uno stile misto tra il rinascimentale italiano e il thailandese classico, ed ospita la Sala del Trono.
  • Il complesso di Wat Phra Kaew, ossia il tempio del Buddha di Smeraldo, è un insieme di edifici religiosi di stili ed epoche diverse. All’interno del suo tempio principale, che ha la funzione di cappella reale, è conservato il sacro Buddha di Smeraldo, una delle reliquie più venerate della Thailandia. Si tratta di una statua alta 65 cm raffigurante Buddha seduto, scolpita nella nefrite (diaspro verde o giadeite), adornato con vesti dorate.

Nel pomeriggio, la visita prosegue nei tre templi più conosciuti:

Wat Pho / Buddha sdraiato

  • Wat Pho o Tempio del Buddha sdraiato, è il più antico tempio di Bangkok ed anche il più grande monastero della Thailandia. Costruito nel XVII secolo, custodisce la statua del Budda sdraiato lunga 46 mt e alta 15 mt. Il corpo è rivestito d’oro, gli occhi e i piedi sono decorati con madreperla, mentre sulle piante dei piedi sono raffigurate 108 scene augurali abbellite da conchiglie in stile cinese e indiano. Le pareti del tempio sono affrescate con scene degli annali storici di Ceylon e con ritratti dei discepoli di Buddha. Il complesso di Wat Pho consiste in due aree recintate divise dalla Soi (via secondaria) Chetuphon. L’area settentrionale è quella sacra, dove si trovano i templi e la scuola di massaggi. In quella meridionale, prettamente residenziale, si trova un monastero che ospita i monaci e una scuola.
  • Wat Traimit. Il Tempio del Buddha d’Oro è situato nel quartiere cinese, ed è la più grande statua in oro massiccio al mondo ed uno dei tesori più preziosi della Thailandia e del buddhismo. La statua è alta ben 3 metri per un peso di circa 5 tonnellate; rappresenta Buddha seduto a terra con le gambe incrociate nella posizione del Bhumisparsamudra, che assunse quando ottenne la Bodhi (l’Illuminazione). Oltre che per il valore economico e simbolico, la statua colpisce per la serenità e l’energia che le fattezze del Buddha emanano, rendendola una delle più amate e venerate in Thailandia.
  • Wat Benjamabophit o Tempio di Marmo è il più recente fra i grandi templi di Bangkok. Costruito nel XIX secolo in marmo bianco di Carrara è circondato da un giardino e rappresenta un mix di stile Thai e Europeo.

Ristorante Grill con carboni ardenti in tavola al Siam Center - Bangkok Dopo un riposino in hotel, usciamo di nuovo per cena. Lo sky train è a pochi passi, fermata di Phaia Thai, ed in 5 minuti andiamo a Siam dove si trova il Siam Center. Cena in un ristorante molto carino e particolare, il Sukishi Charcoal Grill: ogni tavolo è accessoriato con una cappa aspirante, quello che puoi ordinare è tutto da cuocere sul barbecue che ti viene portato direttamente a tavola con i carboni ardenti.

Antiquarium - Residenza Monaco di Baviera

Monaco di Baviera: Residenz, Englischer Garten e Olympiapark – 4° giorno

La Residenza – Der Residenz – di Monaco di Baviera si trova in Max-Joseph-Platz, a pochi passi da Marienplatz. Il palazzo della Residenza ha rappresentato il centro politico e culturale della città a partire da XVI secolo fino al 1918 con il regno bavarese. Reggia e sede del governo è indiscutibilmente legata alla dinastia regnante dei Wittelsbach, che la utilizzarono sia come alloggio che come luogo di conservazione delle loro inestimabili collezioni. Il palazzo della Residenza oggi ospita il Residenzmuseum con il Tesoro e il Nationaltheater, l’Opera di Stato Bavarese. Antiquarium - Residenza Monaco di BavieraNel Residenzmuseum, con le sue oltre 130 stanze, sono conservati i tesori della dinastia dei Wittelsbach; date le dimensioni del museo la visita è divisa in mattina e pomeriggio: se non avete tutto il giorno da dedicare a questo palazzo vi consigliamo di scegliere quella del mattino. All’ingresso del museo vi verrà fornita un’audio-guida compresa nel prezzo di 7 euro. Assolutamente da non perdere il favoloso Antiquarium, un salone sotterraneo interamente decorato e coperto di affreschi, inizialmente destinato a raccogliere la collezione di antichità della famiglia reale e la Chiesa di corte di Ognissanti, quasi totalmente distrutta durante la seconda guerra mondiale ed oggi recuperata interamente e destinata a concerti di musica classica. Dallo stesso ingresso del museo della Residenza si accede anche al museo del Tesoro – Schatzkammer der Residenz, collezione della famiglia reale Wittelsbach di ben nove secoli di storia: sono esposti preziosi smalti, lavori in cristallo di rocca, avorio, corone e gioielli.

Chinesischer Turm - Englischer Garten, Monaco di BavieraAl termine della visita se avete necessità di una pausa potete optare per l’adiacente Hofgarten, il giardino reale con fontane, aiuole, alberi e numerose panchine, oppure raggiungere l’Englischer Garten. Il Giardino Inglese è uno dei più grandi parchi cittadini di Europa e non solo; pensate che è più grande di Hide Park a Londra e di Central Park a New York. Da visitare nella bella stagione, vi consentirà di rilassarvi ma anche di fare una passeggiata nel verde. Al centro del parco vi è un lago con tre isolette, con possibilità di fare anche della canoa. Simbolo del parco è la Chinesischer Turm, la torre cinese che si trova al centro del più antico Biergarten della città – immancabile, ovviamente. Altra costruzione caratteristica è la Casa da Tè giapponese, Japanisches Teehaus: con un po’ di fortuna potrete assistere alla cerimonia del tè celebrata da un vero maestro giapponese.

Per concludere la giornata facciamo un salto al quartiere olimpico, l’Olympiapark. Costruito per i giochi olimpici del 1972, tristemente noti per le vicende terroristiche che insanguinarono quell’evento, comprende il famoso stadio olimpico Olympiastadion e il simbolo del quartiere, l’Olympiaturm, la torre olimpica alta quasi 300 metri. D’obbligo prendere il veloce ascensore per raggiungerne la sommità e ammirare lo splendido panorama della città. Altre attrazioni nel quartiere olimpico da visitare sono l’acquario, il Sea Life Munchen, e il BMW Welt, museo e stabilimento della famosa casa automobilistica bavarese.

Monaco di Baviera di notte dalla Torre Olimpica (Olympiaturm)

Cracovia a Natale

Diario di viaggio: Cracovia (Polonia)
Data: Dicembre 2006
Durata: 4 giorni

Cracovia è una bellissima città che merita una visita di almeno 4 giorni.
Da visitare il centro storico con la piazza del Mercato, il Mercato dei Tessuti, la Chiesa di Santa Maria con le due torri di altezza differente, le Mura, il Barbacane e la Porta di San Floriano.
Adiacente alla città vecchia si trova il quartiere di Kazimierz, conosciuto come il quartiere ebraico.
Non lontano il Castello di Cracovia (Wavel) mentre al Museo Czartoryski Cracovia ammirerete la Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci.
Nelle belle giornate non perdetevi una passeggiata lungo la Vistola.
Nei dintorni ricordate di vedere le miniere di sale e non perdete l’occasione di una visita ad Auschwitz.
Mangiare, si mangia bene ovunque. Cracovia è piena di locali. Ho mangiato i piroghi (ravioli con vari ripieni) da Przypiecek, in centro vicino alla piazza del mercato. Il locale è spartano (piatti di carta e bancone) ma i piroghi sono con diversi ripieni ed il costo è irrisorio.

USA: i parchi dell’Ovest

PROGRAMMA DI VIAGGIO
USA: I parchi dell’Ovest
Dal 4 agosto al 25 agosto 2015
Durata: 22 giorni

04 agosto: Partenza da Roma per Las Vegas con scalo a Los Angeles e arrivo in serata
05 agosto: Las Vegas – Parco Zion- Parco Bryce
06 agosto: Parco Bryce
07 agosto: Parco Bryce – Capitol Reef
08 agosto: Capitol Reef – Idaho Falls
09 agosto: Idaho Falls – Yellowstone
10 agosto: Yellowstone
11 agosto: Yellowstone
12 agosto: Yellowstone – Grand Teton – Jackson Hole
13 agosto: Jackson Hole – Salt Lake City
14 agosto: Salt Lake City – Moab (Canyonland e Dead Horse Point)
15 agosto: Moab (Arches)
16 agosto: Moab – Mesa Verde – Cortez
17 agosto: Cortez – Chaco Culture National Historical Park – Santa Fe
18 agosto: Santa Fe – Petrified Forest – Holbrook
19 agosto: Holbrook – Canyon De Chelly – Chinle
20 agosto: Chinle – Bluff (Monument Valley)
21 agosto: Bluff – Antelope Canyon – Page
22 agosto: Page – Grand Canyon North Rim
23 agosto: Grand Canyon North Rim
24 agosto: Gran Canyon – Las Vegas – Los Angeles
25 agosto: Volo di rientro per Roma

4 agosto
Iniziamo questo viaggio nei parchi dell’ovest degli Stati Uniti con un volo da Roma su Los Angeles e quindi un volo interno su Las Vegas. Auto a noleggio con Alamo. Arriviamo in tarda serata in città. Las Vegas non fa parte degli obiettivi di questo viaggio e pertanto ci limitiamo ad una breve passeggiata lungo la strip.

5 agosto
Partiamo con destinazione Zion National Park. Si cambia stato dal Nevada allo Utah e si cambia fuso orario, più un ora. Impieghiamo circa 3 ore per arrivare all’ingresso del parco che si trova proprio lungo la strada. Acquistiamo l’abbonamento annuale ai parchi nazionali al costo di 80 dollari a vettura. In alta stagione allo Zion non è permesso circolare con la propria vettura. Lasciamo l’auto al parcheggio antistante il centro visitatori e prendiamo lo shuttle bus che ci accompagna lungo il percorso. L’organizzazione è molto buona: sulla mappa fornita gratuitamente all’ingresso (e scaricabile anche on line sui siti dei parchi) sono indicate tutte le informazioni utili per una buona programmazione della visita. Noi non abbiamo molto tempo: prima di partire avevamo deciso di visitare lo Zion in modo light, abbiamo scelto di non fare escursioni a piedi e di visitare solo alcuni punti di fermata del bus. L’impressione generale è di un bel parco che meriterebbe una visita più approfondita, sopratutto per chi vuole fare delle escursioni nei trail previsti. Se avete poco tempo, potete anche saltare del tutto il giro lungo il canyon dello Zion e limitare la visita alla strada che prosegue in direzione del Bryce National Park. Attenzione, non sto dicendo che non meriti, ma che se vi manca il tempo e dovete scegliere cosa fare, questa opzione può essere presa in considerazione. Sulla strada per il Bryce incontriamo il Red Canyon, un piccolo parco che merita la giusta attenzione. Vi potete soffermare ad ammirare le rocce rosse e i tunnel nella roccia per far passare la strada. In meno di due ore dallo Zion arriviamo al Bryce National Park.

6 agosto
Dedichiamo un intera giornata alla visita del Bryce National Park. Il nostro consiglio è di partire prima dell’alba e di dirigersi subito al Sunrise point e quindi al Sunset point, ben collegati tramite un facile percorso che costeggia il rim. Subito dopo, in direzione sud, troviamo l’Inspiration point, anche esso ben collegato al Sunset point da un facile percorso.
Completate la visita della zona dell’anfiteatro con il Bryce Point e il Paria viewpoint. Lasciata la zona del Sunset point ci siamo diretti a sud fino al Rainbow point e quindi siamo risaliti verso nord soffermandoci su gli altri viewpoint. Assolutamente da non perdere l’Agua Canyon e il Farview.
Per una visita completa con la dovuta calma senza fare eventuali trail calcolate una mezza giornata. Se potete, tornate nel tardo pomeriggio nei punti che vi sono piaciuti di più. La luce e i colori dell’alba saranno completamenti diversi e ne varrà la pena. Per la cena vi consigliamo il Ruby’s Inn, locale storico con un suo fascino che oltre alle camere e ad un general store propone anche un ristorante con buffet o alla carta. Per dormire invece è preferibile attraversare la strada e scegliere il Best Western Plus per qualche dollaro in più.

7 agosto
Lasciamo Bryce City e prendiamo la Byway 12 in direzione nordest. Questa è stata classificata come la seconda strada più bella d’America e la cosa non ci sorprende mentre la percorriamo. Come prima tappa visitiamo il Kodachrome Basin State Park: il suo nome deriva dal fatto di essere stato fotografato in tutte le sue angolazioni dal National Geographic. Il parco non è grande e merita una visita. Proseguiamo sulla 12 che costeggia il Grand Staircase Escalante NP e via via che procediamo rimaniamo sempre più a bocca aperta dai paesaggi che ci di presentano. Arrivati a Boulder decidiamo di percorrere un parte del Burr trail. Non ve lo perdete! La prima parte potrà sembrarvi forse noiosa ma dopo circa una decina di miglia il paesaggio cambia completamente. A circa 15 miglia potrete entrare in uno slot canyon che si trova a pochi passi dalla strada. Tornati sulla 12 proseguiamo verso nord fino ad arrivare a Torrey e da qui, con la US24, procediamo verso il Capitol Reef NP. Questo parco è molto meno frequentato dai turisti ed è rimasto molto più selvaggio di altri parchi più celebri. Già sulla strada principale, la 24, i paesaggi sulle rocce rosse sono imperdibili. Arrivati al centro visitatori si può percorrere una scenic drive (l’unica strada a pagamento, ma è utilizzabile l’interagency annual pass) che si addentra nel parco e consente di esplorarlo maggiormente. Per la cena il nostro consiglio è di andare al Rim Rock Restaurant dove abbiamo mangiato uno dei migliori filetti alla griglia. Per dormire invece il Best Western Capitol Reef Resort che si trova esattamente davanti al Rim Rock è una buona soluzione, sia per la comodità che per la posizione. Stupenda la vista all’alba e al tramonto dalle camere che si affacciano sul retro.

8 agosto
Lasciamo Capitol Reef per proseguire il nostro viaggio verso Yellowstone. Preferiamo spezzare il viaggio in due tappe e quindi dedichiamo una giornata allo spostamento fino a Idaho Falls. Impieghiamo circa 6 ore e 30 minuti, oltre alla pausa pranzo che facciamo intorno a Salt Lake City. A Idaho Falls visitiamo il centro città, le cascate e il lungo fiume. Niente di particolare, ma se vi trovate in zona e volete passare un paio di ore all’aperto, è una buona soluzione. Per dormire abbiamo scelto lo Sleep Inn, che si trova a margine della città ed offre compreso nel prezzo della camera oltre alla colazione anche una cena a buffet.

9 agosto
Lasciata Idaho Falls all’alba, raggiungiamo l’ingresso ovest di Yellowstone in meno di due ore. West Yellowstone si trova alla porta di ingresso del parco e raggruppa hotel, motel, ristoranti e servizi per le principali necessità. Ci dirigiamo nella sezione dell’anello sud ovest in direzione di Old Faitfhul. I geyser, le fumarole, gli stagni di fanghi che si trovano in questa zona sono numerosi e uno più bello dell’altro. Difficile farne una classifica. A mio parere personale, il famoso Old Faithful, attrazione principale della zona, non merita il primo posto. L’unico suo pregio è la regolarità che consente di prevedere il suo getto, con un errore di massimo 10 minuti. Da non perdere il Midway Basin Geyser, sia per il fascino della zona che per le colorazioni delle pozze. Anche tutta la zona del Lower Basin lascia a bocca aperta. Tutti i percorsi sono facilmenti accessibili su delle passarelle in legno che consentono di visitare agevolmente i siti senza difficoltà. Presso l’Old Faithful si trova il visitor center, un general store, una stazione di rifornimento carburante e l’Old Faithful Inn, antico hotel che non ha perso il suo fascino. Anche se non avete prenotato una camera, non dimenticate di farci un salto per una breve visita all’interno. La nostra prima giornata allo Yellowstone National Park si è conclusa e torniamo al nostro albergo a West Yellowstone, con tanti piacevoli ricordi dei posti visitati in questo breve tratto del parco. Per la notte abbiamo scelto il Best Western Desert Inn che propone un buon livello di comfort. A cena andiamo al Three Beers, locale storico (fondato nel 1921), dove abbiamo mangiato un ottimo filetto di bisonte.

10 agosto
Il secondo giorno di visita al Parco di Yellowstone lo iniziamo con il Grand Canyon. Non è il più celebre Grand Canyon, ma il Grand Canyon sul fiume Yellowstone. Come prima visita ci dirigiamo all’Artist Point raggiungibile dal South Rim. La vista delle cascate del fiume Yellowstone da questo punto è veramente bella, anche se è il punto più distante. Andateci al mattino presto e, con un po’ di fortuna, potreste riuscire, come è accaduto a noi, di vedere l’arcobaleno sulle cascate. Percorriamo anche il North Rimm fermandoci ai vari outlook segnalati sul percorso. Lasciamo Canyon Village in direzione nord fino a Tower Fall, una cascata di dimensioni molto più contenute visibile molto facilmente da un brevissimo sentiero. Proseguiamo in direzione Mammouth Hot Spring dove, oltre al villaggio destinato un tempo all’esercito ed oggi residenza dei rangers e delle loro famiglie, si possono vedere le terrazze di acqua calda che solidificandosi creano delle sculture irreali. Ricordano molto quelle più famose e più imponenti di Pamukkale in Turchia. Oltre a percorrere le passerelle accessibili dal parcheggio in basso, vi consigliamo di spostarsi sulle terrazze superiori dove è possibile effettuare un percorso circolare molto carino nonchè raggiungere dall’alto alcune delle terrazze più belle. Terminata la visita a Mammout, scendiamo verso Norris, altro sito eccezionale. I geyser di questo Basin sono tra i più particolari del parco; se non avete molto tempo limitatevi a percorrere il Porcelain Trail, rimarrete a bocca aperta. Anche questo secondo giorno di visita nel parco è ormai concluso e rientriamo a West Yellowstone. Ceniamo alla Pizzeria Wild West, dove la pizza non è affatto male.

11 agosto
Il nostro terzo giorno di visita nel parco dello Yellowstone lo abbiamo dedicato all’avvistamento della fauna. Di buon ora siamo partiti in direzione dell’entrata nord est del parco fino a raggiungere la Lamar Valley. Appena superato l’incrocio di Tower Roosvelt abbiamo incontrato una mandria di bisonti. Abbiamo continuato a percorrere la strada che costeggia la Lamar Valley incontrando ancora tanti bisonti, oltre a delle antilocapre. I bisonti spesso attraversano la strada e costituiscono anche un pericolo per le vetture che transitano. Non va assolutamente sottovalutato il rischio: sono animali selvatici che possono raggiungere anche velocità considerevoli. I cartelli sulle strade avvisano continuamente del rischio, ma ogni anno si registrano degli incidenti che nel migliore dei casi si limitano ad un danno della vettura, ma talvolta possono causare anche incidenti mortali. Lasciata la Lamar Valley, ci dirigiamo verso sud passando da Canyon Village e passando dall’altra valle frequentata sempre dai bisonti e altri animali. Proseguiamo il nostro itinerario verso sud fino ad arrivare al Lago Yellowstone. Il luogo è incantevole, ancora una volta il parco riesce a sorprenderci con i suoi panorami. Una sosta sulla riva del lago è d’obbligo e se avete tempo potete anche decidere di fermarsi a prendere il sole. Rientrando a West Yellowstone potete fermarvi in una dei numerosi punti dove vedere ancora una volta i bellissimi geyser.

12 agosto
Dopo tre giorni trascorsi al parco di Yellowstone, lasciamo West Yellowstone per spostarci verso sud in direzione di Jackson. La strada per arrivare a Jackson attraversa nuovamente il parco di Yellowstone dall’ingresso Ovest all’ingresso Sud, quindi si entra nel parco del Grand Teton. La giornata è iniziata con qualche goccia di pioggia ma fortunatamente già a metà mattina è tornato il sole. Il parco del Grand Teton è un parco da vivere a differenza di Yellowstone che è un parco da visitare. Numerose sono le attività possibili in questo luogo: oltre a visitare il parco lungo la sua strada principale è possibile fare escursioni a piedi lungo i percorsi, noleggiare una bicicletta e girare i sentieri, noleggiare una canoa e passare del tempo su uno dei numerosi laghi. Per un bel panorama sul monte Teton e Moran, è possibile salire sulla collina che si trova davanti al lago. Un’altra cosa facile da fare è l’escursione alle Hidden Falls. Potete lasciare la macchina nel parcheggio antistante al Jenny Lake e prendere il battello che vi porterà dalla parte opposta al lago (è possibile fare anche una bella camminata di circa 45 minuti lungo il bordo del lago) e quindi salire su un percorso non particolarmente difficile che vi porterà alla Hidden Falls. Qualora non foste ancora stanchi o i più allenati possono fare anche un altro percorso che vi porterà all’Inspiration Point.
Come conclusione della giornata raggiungiamo Jackson Hole che si trova pochi chilometri fuori dal parco in direzione sud. La città è una rinomata stazione sciistica invernale ma anche d’estate richiama un turismo d’elite che fa lievitare i prezzi in modo esorbitante.

13 agosto
Da Jackson Hole scendiamo verso sud ed arriviamo a Salt Lake City, attraversando stupendi panorami di montagna e campagna. Oltre ad essere la capitale dello Utah è anche sede dei Mormoni: in centro città si trova Temple Square, dove è possibile farsi accompagnare gratuitamente in un giro di illustrazione del Tempio (solo dall’esterno, l’accesso all’interno non è permesso). Sono visitabili la prima chiesa costruita dai pionieri e il tabernacolo, sede dell’auditorium con adiacente al Temple Square si trova il centro della città, recentemente riqualificato, dove quattro isolati completamente nuovi e collegati tra loro accolgono negozi, bar, ristoranti, spazio all’aperto per trascorrere qualche ora. Potete fare un salto anche presso un’altra zona non molto distante dal centro, dove sono riuniti negozi e ristoranti. La città risulta essere ben organizzata, facilmente visitabile e può rappresentare un buon punto di sosta in un viaggio dai parchi del nord a quelli del sud ovest. Nonostante non siamo per niente abituati a mangiare italiano quando siamo all’estero, siamo stanchi della cucina piena di salse e grassi, per cui per cena andiamo al Tuscan Grill in centro città: la cucina è davvero buona e oltretutto ad un costo equo.

14 agosto
Lasciamo Salt Lake City e in circa 4 ore arriviamo a Canyonland. Dalla strada che conduce a Moab, prendiamo la deviazione a destra sulla strada che ci porterà a Island in the Sky. Su questa stessa strada trovate un ulteriore deviazione per Dead Horse Point. Noi decidiamo di visitare i vari overlook di Canyonland, iniziando da quello più remoto e tornando a ritroso sulla strada per visitare gli altri. Il caldo in questa zona ad agosto è veramente massacrante: se potete cercate di visitare il parco nelle prime ore del mattino o la sera nelle ore prima del tramonto, in questo modo avrete una percezione dei colori ancora più bella. Descrivere questo parco sarebbe inutile. Sappiate che non potete davvero perdervelo. Noi a metà visita abbiamo deciso di interrompere il giro ed arrivare a Moab per riposarci un po’ e riprendersi dal caldo, saltando in particolare il Mesa Arch che è l’overlook più bello del parco. In serata al tramonto siamo tornati per gustarci le calde luci stagliarsi sulle rocce rosse del canyon viste dal Dead Horse Point. Questo parco è statale e non nazionale, per cui il Pass Nazionale non è valido e l’entrata va pagata a parte.

15 agosto
Il nostro secondo giorno a Moab lo abbiamo dedicato all’altro famoso parco della zona, quello di Arches. Si stima che nel parco di Arches ci siamo oltre 2000 archi oltre a tutte le formazioni geologiche particolari che vi lasceranno a bocca aperta. Date le temperature sotto il sole, decidiamo di entrare nel parco molto presto, subito dopo l’alba e di raggiungere come prima visita il Devil’s Garden, la parte più remota del parco. Raggiungiamo il Landscape Arch con una piacevole passeggiata in parte ombreggiata. Lo spettacolo è eccezionale. Tornando indietro sulla strada ci fermiamo al Sand Dunes Arches: sarà perchè lo abbiamo visitato in completa solitudine ma questa ultima è la location che ci è piaciuta di più. Si entra in una sorta di slot canyon completamente ricoperto da sabbia in terra e si raggiunge uno spazio più ampio, dove si trova un arco di modeste dimensioni ma comunque sempre suggestivo. Inutile dire che il celebre Delicate Arch fa sempre la sua splendida figura. Avete due modi per vederlo: uno più comodo con un breve sentiero di 800 metri con una salita di medio livello da dove però lo vederete comunque a distanza e uno con un sentiero di circa 2,5 km dove lo potrete raggiungere da vicino. Molto bella anche la zona denominata Window, dove ci sono più archi spettacolari ed anche il Giardino dell’Eden vi lascerà stupefatti. Tantissimi altri sono gli overlook dove potrete fermarvi ad osservare i bizzarri risultati della natura. In serata il tramonto lo abbiamo dedicato al Mesa Arch nel parco di Canyonland. Il sito offre il meglio all’alba quando la luce del sole entra nella parte sottostante dell’arco, ma anche al tramonto fa il suo effetto. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere anche un improvviso cambio di tempo con una luce del tramonto coperta da un temporale in arrivo che ha reso l’atmosfera della zona ancora più incredibile.

16 agosto
Lasciamo Moab al mattino presto in direzione di Cortez. Pochi chilometri dopo la cittadina di Cortez, trovate l’ingresso del Mesa Verde National Park. Il parco ha una dimensione notevole e le attrazioni principali si trovano sul lato sud, opposto a quello d’ingresso: partendo dal visitor center, calcolate almeno 45 minuti per raggiungere i siti. Le visite delle case interne di Cliff Palace sono possibili solo nel periodo estivo (fine maggio-metà settembre) e con la guida dei ranger. Un solo sito è sempre possibile visitare in autonomia senza necessità della guida e il percorso inizia dove si trova il museo. Il percorso è molto facile anche se la pendenza può comportare un po’ di fatica. Si riesce ad ammirare le rovine delle costruzioni tipiche del posto ed avere un idea di come vivevano i nativi. Nei pressi del museo è presente anche un area picnic per una piacevole sosta sotto gli alberi. Sempre in autonomia vi consigliamo di fare il loop drive che parte sempre nei pressi del museo e vi porta in diversi overlook dai quali ammirare stupendi paesaggi e anche le rovine di Mesa Verde. Per la notte potete fermarvi all’Holiday Inn a Cortez che vi garantisce un buon livello di confort, mentre per la cena potete fermavi al ristorante adiacente all’Holiday Inn dove potrete gustare un ottima bistecca alla griglia.

17 agosto
Da Cortez in Colorado ci dirigiamo verso il New Mexico per visitare una non proprio nota destinazione: il Chaco Culture Historical National Park. Come potrete leggere in altre guide, questo parco dovete proprio volerlo visitare, in quanto si trova in una zona non proprio facilmente accessibile. Dalla statale che vi porta verso Cuba, dovete prendere una strada che per i primi chilometri è asfaltata, ma poco dopo diventa prima sterrata in ghiaia e poi sterrata in terra battuta. Questo per circa 25 chilometri che vi richiederanno circa mezz’ora di pazienza. Arrivati sul posto, il parco, che non è enorme, si presenta come un anello in strada asfaltata percorribile a senso unico. Come in tutti in parchi nazionali troverete un’ottima organizzazione con un centro visitatori pronto a darvi le informazioni necessarie oltre alla mappa del parco. La visita più importante è il Pueblo Bonito, che si trova a metà del percorso ad anello, che in pratica si svolge dentro il canyon. Buona parte delle rovine è ancora in buone condizioni e un semplice percorso vi permetterà di attraversare questa antica cittadina. Da Cortez calcolate circa 3 ore per raggiungere il sito e almeno un paio di ore per la visita. Noi, terminata la visita, abbiamo proseguito fino a Santa Fe, capitale del New Mexico. La città è veramente carina, con tantissimi locali, ristoranti, musei d’arte e gallerie private d’arte moderna e non. La piazza centrale, in stile spagnolo, raccoglie cittadini e turisti davanti al bel palazzo del governatore. Molto bella anche la cattedrale che si trova sempre nei pressi della piazza centrale.

18 agosto
Partiamo da Santa Fe in direzione ovest, passata la non poi così significativa Albuquerque, abbiamo passato il confine con l’Arizona, fino a raggiungere il Parco Nazionale della Pietrified Forest. L’ingresso del parco si trova subito dopo l’uscita dell’interstatale e il parco, che ha notevoli dimensioni, va dalla parte nord dell’interstatale fino a diverse miglia a sud. Come sempre il centro visitatori vi potrà offrire la consueta mappa e foglio notizie. Ci sono una dozzina di overlook dove fermarsi, ben spiegati e illustrati nella brochure. Presso uno dei primi punti di sosta vi è anche un’area picnic dove fermarsi per una pausa pranzo. Le colorazioni delle formazioni geologiche della Painted Forest vi lasceranno sorpresi. Andando avanti nei punti di fermata si incrocia anche la mitica Route 66. I resti di auto arrugginita sono nel punto esatto in cui una volta passava questa strada. Lasciata la zona del deserto dipinto si entra nella zona della foresta pietrificata e del deserto dell’arcobaleno. Nella zona vi è la più alta concentrazione di tronchi fossilizzati e pietrificati. Non è permesso uscire dai percorsi nè tanto meno prelevare un piccolo sassolino. All’ingresso nel parco vi chiedono di dichiarare eventuali pietre che avete a bordo del veicolo e all’uscita un cartello vi segnala che la vostra auto potrebbe subire una perquisizione. Uscendo dal lato sud, noi abbiamo proseguito per la poco interessante cittadina di Holbrook, conosciuta principalmente per essere adiacente alla foresta pietrificata e per essere una delle città da cui passa la Route 66. Per dormire abbiamo scelto il Best Western Arizonian Inn, che non possiamo segnalare come uno dei migliori che abbiamo avuto in questo viaggio. C’è anche da precisare che comunque la zona non offre molto di meglio.

19 agosto
Partiamo da Holbrook e ci dirigiamo verso nord fino a raggiungere, in un paio di ore, Chinle. La cittadina si trova nella riserva indiana Navajo e la motivazione della nostra destinazione è il parco nazionale del Canyon del Chelly (si pronuncia d’Shay). La maggioranza dei tour della zona non prende in considerazione questa meta ma a nostro avviso vale la pena fermarsi almeno per una notte. La particolarità di questo canyon non sono le dimensioni ma la caratteristica di essere attraversato dalla confluenza di due fiumi, che consentono di poter irrigare i terreni che si trovano sul fondo del canyon. La zona è tuttora abitata da alcune famiglie navajo che in questa zona coltivano i loro campi. Dal rim sud nei vari overlook potrete ammirare oltre a dei panorami mozzafiato e molto insoliti anche i resti di rovine simili a quelle di Mesa Verde ed i resti di costruzioni più recenti dei nativi americani. L’ingresso al parco è gratuito e si possono percorrere in autonomia i due rim (nord e sud), mentre l’unico trail a piedi, che potete fare in autonomia, è quello che parte dall’overlook della White House, di circa 2 km (considerate almeno un paio di ore e molta acqua). In alternativa potete farvi portare dentro il canyon dalle guide navajo, che troverete all’ingresso del parco come fuori dell’albergo. Questi vi proporranno dei percorsi in 4×4 o a cavallo da effettuare lungo il canyon. Il nostro consiglio è di non escludere questa destinazione che, oltre a lasciarvi molto stupiti, vi farà apprezzare la quasi assenza di turisti sul posto, al punto di trovarvi in completo silenzio ad ascoltare il rumore del vento che soffia nel canyon.

20 agosto
Da Chinle in circa 2 ore e mezzo arriviamo alla famosa Monument Valley. Il sito è gestito dagli indiani Navajo e per l’ingresso di paga un biglietto di 20 dollari fino a quattro persone. Passato il cancello d’ingresso, per il pagamento della tassa, si arriva ad un immenso parcheggio e ad una costruzione adibita in parte al Lodge View Hotel e in parte al ristorante, museo, negozio e centro informazioni. La mappa fornita all’ingresso è piuttosto scarna e realizzata anche piuttosto male: una fotocopia normalmente in bianco e nero, con indicato il percorso che è possibile effettuare in autonomia con i nomi dei monumenti e i punti per le soste. Il percorso fattibile in autonomia è percorribile anche con un auto normale, a condizione che non abbia piovuto da poco e che si guidi con attenzione: in ogni caso il limite di velocità imposto è di 15 miglia orarie ossia 24 km/h. In ogni punto sosta troverete anche qualche bancarella con l’artigianato locale indiano: non dimenticate di comprare almeno un souvenir. In alternativa al percorso in autonomia, potete decidere di effettuare la visita con le guide Navajo. Il vantaggio è che sono abilitate a percorrere anche dei percorsi vietati al guidatore in self drive, anche se tali percorsi vengono effettuati solo de decidete di fare uno dei percorsi più lunghi. Lo svantaggio è che dovrete viaggiare seduti all’aperto su dei sedili ricavati su dei camioncini, più o meno grandi a seconda dei gruppi che vengono creati, mangiando polvere e non potendo decidere di fermarvi ogni volta che desiderate. Non perdetevi il panorama dall’Artist Point e dal belvedere della terrazza del ristorante. Per la notte abbiamo deciso di fermarci nella graziosa cittadina di Bluff in un carino B&B, la Posada Pintada. Per la cena vi consigliamo il Twin Rocks che prende il nome da due curiose rocce gemelle che sovrastano il ristorante.

21 agosto
Il giorno seguente lasciamo Bluff e ci dirigiamo verso sud ovest in direzione di Page. Attraversiamo la scenic drive della Monument Valley con le prime luci dell’alba apprezzando ancor più del giorno prima il panorama. In meno di tre ore arriviamo all’Antelope Canyon. Tenete presente che le lancette dell’orologio vanno portate indietro di un ora perchè, anche se non cambia il fuso orario, in Arizona in estate non viene applicata l’ora legale mentre nello Utah si. Noi abbiamo scelto di effettuare l’escursione al Lower Antelope Canyon con l’unica agenzia presente sul posto, quella di Ken’s Tour. L’escursione nel canyon è semplicemente spettacolare, da non perdere. Avrete modo di vedere lo spettacolo che la natura riesce a creare in questo slot canyon. Si entra scendendo con delle scale in ferro in una fessura nel terreno e si prosegue risalendo il canyon con altre scale sempre in ferro. Le visite vengono organizzate a gruppi di circa 15/20 persone accompagnate da una guida che vi darà anche qualche scarna informazione. Noi abbiamo optato per un tour denominato “fotografico” che, ad un costo maggiore, vi consente di fare il percorso nel canyon a piccoli gruppi (noi eravamo in sei) e oltre alla possibilità di poter portare anche un cavalletto – necessario per poter scattare in condizioni di scarsa illuminazione – la guida vi darà più tempo per poter scattare le foto e avrà anche un occhio di riguardo per cercare di lasciare la scena il più possibile libera dagli altri turisti. Nel pomeriggio abbiamo invece visitato la marina di Wahweap con le sue viste favolose sul lago Powell: se venite in estate non dimenticate il costume. Le calde acque del lago – circa 26 gradi – vi permetteranno di fare un rinfrescante bagno. Interessante anche la visita alla diga Glen, che vi darà qualche curiosa informazione su come è stata costruita questa grande opera dell’uomo. Un paio di curiosità: il muro in cemento armato della diga nella sua sommità è spesso 10 metri mentre alla base è spesso ben 100 metri, e dalla data della sua inaugurazione ci sono voluti 17 anni per riempire completamente il bacino.

22 agosto
La mattina seguente prima di lasciare completamente Page e dirigersi verso il Grand Canyon, abbiamo fatto l’escursione a Horseshoe Band. Uscendo da Page in direzione sud, pochi chilometri dopo trovate sulla destra un ampio parcheggio con l’indicazione del sito. Lasciata la macchina c’è da superare a piedi la collinetta, considerate 15/20 minuti, non è particolarmente impegnativo, ma tutto dipende anche dalla temperatura. Noi lo abbiamo fatto al mattino intorno alle 7 e faceva già molto caldo! Se non avete già visto in precedenza alcuna foto del posto, lo spettacolo che avrete alla fine del percorso vi sorprenderà. La visita al mattino è consigliata perchè il luogo è illuminato nel modo corretto e per le foto è meglio. Quindi proseguiamo il nostro viaggio in direzione della nostra destinazione del giorno. Il Grand Canyon è visitabile sui due lati, quello nord e quello sud. Il North Rim riceve un centesimo dei visitatori del parco e, al contrario del South Rim, non ha molta scelta nelle sistemazioni per la notte e per i posti dove mangiare, è molto più fresco, se non freddo (in inverno nevica dieci volte di più che sul lato sud) e non ha tutte le attrazioni turistiche dell’altro (tour in aereo o elicottero sul Canyon etc). Ma è proprio per questi motivi che noi lo abbiamo scelto: il fatto che fosse più fresco, lo rende molto più gradevole in agosto (la massima non ha superato i 26° e la minima era di 9°) soprattutto se volete fare qualche trail. Per l’alloggio abbiamo optato per una Cabin al Grand Canyon Lodge: molto spartana, ma dotata dei servizi essenziali per un piacevole soggiorno. Se riuscite a trovare disponibilità, scegliete una Western Cabin con vista sul Canyon, qualche dollaro in più li vale tutti. Se invece volete risparmiare, c’è anche un campeggio nelle immediate vicinanze. Il Lodge ha una bellissima terrazza panoramica che dà sul Canyon attrezzata con delle poltrone in legno: il miglior modo per rilassarsi godendosi il panorama. Ha anche un buon ristorante con prezzi adeguati al posto e al luogo con la vetrata che vi permetterà ancora una volta di gustare i vostri piatti davanti a questo favoloso scenario.

23 agosto
Il nostro secondo giorno nel Grand Canyon lo abbiamo dedicato alle escursioni nei vari trail. All’ingresso nel parco, come in tutti i parchi nazionali, ci hanno dato una guida e una mappa del parco con l’indicazione dei percorsi e la loro difficoltà. Anche se non siete professionisti del trekking, avrete modo di raggiungere in auto dei punti dove vedrete dei panorami favolosi, al limite alcune volte dovrete fare dei brevi percorsi a piedi. Come sempre il consiglio è di partire presto: in Arizona non vige l’ora legale e quindi in estate alle 6 del mattino il sole è già sorto e vi permetterà di non dover sopportare il caldo durante le vostre escursioni. Dato che il clima, come in tutta la zona, è molto secco, non dimenticate di portare con voi sempre una buona dose di acqua per reidratarsi.

24 agosto
L’ultimo giorno lasciamo il Lodge Grand Canyon North Rim all’alba e partiamo in direzione di Las Vegas, distante 450 chilometri circa. In questo viaggio abbiamo percorso quasi 7000 chilometri, in qualche occasione anche su strada sterrata e fino all’ultimo giorno ci eravamo ritenuti fortunati di non aver avuto nessun imprevisto con l’auto. Ovviamente mai sfidare la fortuna, che sarà anche cieca ma la sfiga ci vede sempre molto bene. Arrivati nei pressi di Colorado City, il computer della nostra auto ci avvisa che uno pneumatico ha la pressione bassa: ci fermiamo a controllare e ci accorgiamo di aver forato. Cambiata la gomma con il ruotino di emergenza abbiamo percorso una ventina di miglia e ci siamo fermati per far riparare la gomma. L’imprevisto ci ha fatto ritardare di circa un ora il nostro viaggio per raggiungere l’aeroporto di Las Vegas. Il traffico sulla interstatale intorno alle grandi città come Las Vegas non va sottovalutato: tenete presente che è consentito il sorpasso da entrambi i lati e che i limiti di velocità indicati sembra che servono ad indicare il limite di velocità minima invece che massima. I mezzi pesanti, in particolare, spesso composti anche da 2 rimorchi oltre alla motrice sfrecciano a velocità elevate rendendo di fatto la guida un tantino pericolosa almeno per i nostri standard. Lasciamo l’auto a noleggio presso il McCarran Rent Car Center nei pressi dell’aeroporto e raggiungiamo il terminal 1 per il check-in. Verso le 16 un annuncio ci avvisa che è appena atterrato all’aeroporto di Las Vegas l’Air Force One con il presidente Obama a bordo. Per qualche secondo la cosa ci suscita curiosità, ma ben presto ci rendiamo conto che tutto questo significherà un ritardo nel nostro volo! Ed infatti partiamo con oltre un’ora di ritardo! Arrivati a Los Angeles, anche lo shuttle che ci deve portare in albergo si fa desiderare e ci fa spettare quasi un ora prima di arrivare. Partiti alle 06.30 del mattino dal Grand Canyon riusciamo ad essere nella nostra camera all’Hilton di Los Angeles alle 20.00.

25 agosto
Passiamo solo la notte a Los Angeles, senza visitare la città. La mattina facciamo una buona colazione e ci dirigiamo verso l’aeroporto dove prendiamo il volo di rientro per Roma.

India: Tamil Nadu e Kerala

PROGRAMMA DI VIAGGIO
India: Tamil Nadu e Kerala
Dal 26 dicembre 2014 al 05 gennaio 2015
Durata: 11 giorni

26 dicembre: Partenza per Chennai via Doha
27 dicembre: Chennai
28 dicembre: Chennai, Mahabalipuram, Pondicherry
29 dicembre: Pondicherry, Gangaikondacholapuram, Darasuram, Tanhjore
30 dicembre: Tanhjore, Sri Rangam, Chettinad
31 dicembre: Chettinad, Madurai
01 gennaio: Madurai, Thekkady
02 gennaio: Thekkady, Kumarakom
03 gennaio: Kumarakom, Cochin
04 gennaio: Cochin
05 gennaio: Partenza con il volo da Cochin via Doha e arrivo a Roma

26 dicembre 2014
Quattro anni prima abbiamo visitato per la prima volta questo paese e ne siamo rimasti molto colpiti. Quasi per caso abbiamo deciso di tornare in India, questa volta per visitare la parte più a sud. Partiamo da Roma con il volo della Qatar che, con sosta a Doha ci porta a Chennai, più conosciuta con il nome di Madras.
Siamo nello stato del Tamil Nadu e questa metropoli di quasi dieci milioni di abitanti ci appare subito nella sua caoticità. Atterriamo a notte fonda e raggiungiamo il nostro albergo in città, il Taj Connemara.

27 dicembre 2014
Dopo aver riposato qualche ora e dopo una buona colazione, incontriamo la nostra guida che ci accompagnerà nelle visite. Madras fu fondata nel 1639 dagli inglesi della Compagnia delle Indie per l’esportazione di stoffe di cotone. Oggi è afflitta da numerosi problemi quali la densità della popolazione che ha superato ogni limite, il traffico allucinante e l’inquinamento dei fiumi locali, tanto da creare problemi di mancanza di acqua. E’ in costruzione una metropolitana e il prossimo anno è previsto di spostare intere attività produttive in città satellite, così da risolvere almeno una parte alcuni problemi della città. Le attrattive turistiche degne di nota sono molto limitate e l’unico motivo per cui dovreste passare da qui è la necessità di doversi fermare dopo il volo di arrivo. Visitiamo il museo dei bronzi con interessanti opere d’arte (ma se lo perdete non è un dramma…) e il Tempio di Kapaleshwar, nel quartiere di Mylapore. Il tempio è dedicato a Shiva e l’ingresso alla struttura ai non induisti è consentito, ma non è consentito accedere alle zone interne dove si trovano gli altari sacri. Merita una visita, è veramente molto bello e l’atmosfera che si respira è suggestiva. Qualche commissione in città e rientriamo in albergo.

   

28 dicembre 2014
Dopo un ottima colazione incontriamo la nostra guida e partiamo in direzione sud. In poco più di un ora arriviamo a Mahabalipuram, distante circa 60 km da Chennai. Questo era l’antico porto del regno Pallava nel 7° e 8° secolo d.C. I monumenti che troviamo a Mahabalipuram rendono questo sito archelogico tra i più belli dell’India. Vediamo tempi, sculture rupestri, templi monolitici, templi strutturali ossia costruiti (non scavati e non scolpiti). Il sito è molto grande e lo visitiamo solo in parte. Ci fermiamo appena scorgiamo le prime costruzioni e facciamo un giro nei giardini antistanti. Guardando la palla di burro di Krishna dal lato della strada pare che stia per cadere da un momento all’altro. Procediamo in direzione sud e ci fermiamo a vedere il Rotha di Ganesh e la grotta di Krishna. Riscendiamo sulla strada principale e iniziamo ad ammirare lo spettacolare altorilievo scolpito nel granito chiamato La discesa del Gange sulla Terra. Si tratta di un monumento alto 7 mt e lungo 29 mt, interamente scolpito, illustrante un episoio mitologico nel quale il Fiume Celeste scende in terra attraverso i capelli di Shiva. Quando piove in abbondanza l’acqua viene incanalata in una fessura scolpita al centro della scultura dando proprio l’impressione voluta. Dopo aver visitato con la necessaria calma il monumento ci dirigiamo a piedi verso la spiaggia per visitare l’altro famoso monumento: il tempio sulla spiaggia, dedicato a Shiva, risalente al 700-728 d.C. Una volta si trovava sul bagnasciuga ma la salsedine e le onde del mare che lo lambivano costituivano una minaccia alla salvaguardia del monumento. In epoca moderna è stata costruita una barriera in mare e un giardino intorno al monumento, togliendo però un po’ di fascino. Purtroppo il tempo non ci aiuta e scende una pioggerellina fastidiosa. Pranziamo in un ristorante nelle immediate vicinanze, il Grande Bay, e ripartiamo in direzione di Pondicherry. Pondy è stata colonia francese fino al 1954 e ancora sembra di essere in una cittadina francese. Dal nome delle strade, i nomi dei palazzi e via dicendo tutto ricorda i colonizzatori. Facciamo un giro della città ma purtroppo il ciclone che imperversa sul golfo del Bengala non ci permette di approfondire la visita. In serata arriviamo in albergo all’Hotel Le Pondy.

   

29 dicembre 2014
Dopo un’intera notte di pioggia anche ora pioviggina. Colazione e partiamo subito ancora in direzione sud. Impieghiamo quasi 3 ore per fare meno di 100 km ed arrivare a Gangaikondacholapuram. Il tempio è enorme, risale al 1044 ed è dedicato a Shiva. Entriamo dall’unico portale posizionato ad est e percorriamo l’interno dell’edificio fino a raggiungere il transetto e quindi il punto più interno dove troviamo il lingam. La torre che sovrasta la struttura è a 9 piani e manifesta la sua imponenza di ben 55 mt. All’esterno nel giardino troviamo altre strutture degne di nota e in particolare un leone seduto e un toro in blocchi di pietra. Ci spostiamo un poco e pranziamo in un ottimo ristorante, Indeco di Swamimalai. Proseguiamo in direzione di Tanjore e ci fermiamo a Darasuram dove visitiamo il santuario dedicato a Shiva del 1146 chiamato Airavateshwara. Anche questo monumento è molto grande e come quello precedente è ormai monumento archeologico e non luogo di culto. Il nome del tempio indica l’elefante e la sua particolarità sono le decorazioni, la varietà statuaria ed anche delle decorazioni policrome. Le statue principali sono in basalto nero. Proseguiamo per Tanhjore dove arriviamo nel tardo pomeriggio. Facciamo un giro per il mercato della frutta e verdura per assaporare la vita quotidiana della città per poi arrivare in albergo, l’hotel Sangam.

   

30 dicembre 2014
Tanjore significa Città del Rifugio; è una città molto antica, capitale dei re Chola ed oggi una città prosperosa con oltre mezzo milione di abitanti. Lasciamo l’Hotel Sangam e ci spostiamo di pochi chilometri per raggiungere il Tempio Brihadishwara. Costruito intorno all’anno mille da Rajaraja I è la più bella costruzione del sud dell’India. Per entrare nel complesso si attraversano due enormi porte Gopuram e come prima cosa incontriamo un enorme Nandi in granito nero lungo ben 6 metri coperto da un padiglione. Subito dopo un lungo Mandapa ipostile che accede al sacello, la zona di culto che è tuttora in funzione. La piramide che la sovrasta è alta 66 metri disposti su 13 piani. La bellezza di questo monumento supera quella di quelli visti in precedenza. Consigliamo di non invertire la successione delle visite rispetto a quanto abbiamo fatto noi per poter gustare meglio le visite. Proseguiamo la giornata con la visita del palazzo Nayaka ed in particolare della Art Gallery, celebre per la collezione dei bronzi dell’epoca Chola. Pranzo veloce e proseguiamo per Sri Rangam, distante circa un ora da Tanjore. Questa è un isola tra due rami del fiume Cauvery, uno dei più famosi luoghi di pellegrinaggio dell’India. Si calcola che ogni giorno siano circa 20.000 i pellegrini che raggiungono questo tempio. Il santuario di Sri Ranganath è in questo momento in ristrutturazione ma questo non toglie nulla alla bellezza del luogo. Si tratta di una città viva disposta all’interno del santuario: sette recinti concentrici con mure altissime e con l’accesso dai dei Gopuram colorati. Il Gopuram più esterno è quello più alto con un’altezza di 72 metri e man mano che si procede verso l’interno l’altezza diminuisce. L’accesso ai non induisti è ammessa fino al 5° recinto. Al termine della visita procediamo verso sud fino ad arrivare a Chettinad, dove ci fermiamo per la notte al Chidambaram Vilas.

   

31 dicembre 2014
Lasciamo il Chidambaram Vilas e visitiamo la cittadina di Chettinad, abitata dai Chettiar, ricchi banchieri e commercianti di Madurai che nel 19° secolo si trasferirono qui per costruire le loro favolose residenze. Ne visitiamo un paio oggi tramutate in alberghi e gironzoliamo per le vie della città. La maggior parte delle case è oramai in stato di abbandono e necessiterebbe di una pesante ristrutturazione. Proseguiamo il nostro viaggio in direzione sud ovest, destinazione Madurai. Appena arrivati in città andiamo a prendere possesso della camera al nostro albergo, il Taj Gateway, un ottima struttura che si trova su una collina in una posizione panoramica. Lasciati i bagagli ci dirigiamo in centro e visitiamo quel che resta del grande palazzo reale di Tirumala Nayak del 1636. Oggi rimangono solo due grossi edifici: il più grande è costruito attorno ad un cortile con colonne alte 12 metri. Ci spostiamo di poco per una visita dell’esterno del tempio Minakshi Sundareshwara. Il santuario è protetto da delle mura di cinta molto alte ed ha quattro porte d’ingresso coperte di sculture colorate – Gopuram – posizionate ai quattro punti cardinali. Oggi è prevista una funzione di culto nella quale la statua di Shiva viene portata in processione preceduta da un toro. Oggi è il 31 dicembre e questi giorni di festa attireranno circa 40.000 pellegrini sia nella giornata di oggi che domani. Normalmente i pellegrini che visitano il santuario sono almeno 10.000 al giorno. Attendiamo l’uscita della processione ma un improvviso acquazzone stagionale cambia il percorso della stessa e veniamo a sapere che non uscirà dal tempio. Se vogliamo partecipare alla funzione dobbiamo entrare nel tempio. Il temporale ci ha colto impreparati: siamo fradici e decidiamo di rinunciare all’evento. Rientriamo in albergo per la cena e brindisi di fine anno.

   

01 gennaio 2015
Ieri non abbiamo fatto le ore piccole e ci svegliamo di buon ora per tornare in centro e visitare l’interno del tempio di Minakshi Sundareshwara. Il santuario è molto antico mentre le costruzioni che vediamo oggi risalgono tra il 16° e il 17° secolo. Oltre al recinto che abbiamo visto ieri con i quattro Gopuram principali, all’interno abbiamo altri recinti di dimensioni minori con altri Gopuram. Gli interni di questo tempio ci lasciano senza parole. I monumenti che avevamo visto nei giorni passati erano degni del nostro apprezzamento ma questo li supera tutti quanti sia in bellezza che maestosità. Innumerevoli gli aspetti sia architettonici che culturali che questo luogo offre al visitatore. La visita del tempio richiede almeno una mezza giornata per avere una visione d’insieme. Torniamo in albergo e dopo uno spuntino per pranzo partiamo in direzione di Thekkady in Kerala. Impieghiamo circa 3 ore per arrivare a destinazione, che si trova subito dopo il confine tra lo stato di Tamil Nadu e Kerala. Alloggiamo al bel eco-resort Spice Village in un vero e proprio parco botanico.

02 gennaio 2015
Siamo in montagna e la temperatura è notevolmente più bassa dei giorni scorsi, ma nonostante ciò è molto piacevole. Lasciamo l’ecoresort Spice Village e partiamo con destinazione Kumarakom. Ci fermiamo a visitare un giardino dove è possibile seguire una spiegazione da parte del titolare di tutte le specie di spezie che vengono coltivate in questa zona. La visita dura una mezz’ora ed è molto interessante e istruttiva. Proseguiamo ancora qualche chilometro fino a quando rimaniamo colpiti dalla bellezza delle piantagioni di tè. Gli arbusti simili a delle siepi visti in lontananza assomigliano a dei tappeti verdi meravigliosamente ordinati. Ci fermiamo e facciamo una bella passeggiata di un paio di chilometri circondati da colline ricoperte da piante di tè. Proseguiamo il nostro viaggio fino a quando non incontriamo le piantagioni dell’albero della gomma. Cerchiamo una guida locale che ci illustra come avviene la raccolta del liquido che esce dalla corteccia dell’albero e che poi opportunatamente lavorato diverrà gomma. Proseguiamo il nostro viaggio ed arriviamo a Kumarakom, sulle rive del lago Venbanad. Qui prendiamo un’imbarcazione che ci trasporta fino al nostro albergo, il Coconut Lagoon, una bellissima struttura della stessa catena dello Spice Village della notte precedente. Nel tardo pomeriggio l’albergo organizza delle uscite in barca per assistere al tramonto sul lago, e noi non ci facciamo sfuggire quest’occasione. La struttura è anche molto nota per l’ottimo centro di terapie e massaggi ayurvedici.

03 gennaio 2015
Passiamo la mattina in completo relax al Coconut Lagoon, spiacenti che non possiamo trattenerci ulteriormente. In tarda mattinata ci imbarchiamo su una rice boat che ci trasporta lungo i canali e le lagune che formano le Kerala Backwaters, le vie d’acqua del Kerala. Lungo la navigazione possiamo osservare la vita dei contadini che vivono lungo i canali così come i pescatori che lavorano nella laguna. Tutto intorno ammiriamo una natura rigogliosa, fatta di alberi di palme e risaie. Pranziamo a bordo della barca e arriviamo ad Aleppey che si trova ad un ora di strada da Cochin. Qui riprendiamo un mezzo su ruote e proseguiamo fino a questa grande città che si trova su una bellissima rada formata del 14° secolo in seguito ad una grande alluvione. Arriviamo a Cochin e andiamo a teatro a vedere un caratteristico spettacolo “Kathakali“- la danza-pantomima tipica del Kerala.  Questa forma d’arte merita un approfondimento: il kathakali è una forma espressiva di teatro-danza indiano, originaria dello stato indiano del sud del Kerala, nata circa 400 anni fa. È considerata una delle più antiche forme di danza dell’India. I personaggi con i volti dipinti di colori accesi e con costumi elaborati rimandano alle storie epiche indù, viene danzato da soli uomini che recitano anche le parti femminili.
Finito lo spettacolo ci rechiamo al nostro albergo, il Vivanta Malabar, in tarda serata.

04 gennaio 2015
Oggi visitiamo Cochin. Iniziamo con la visita del Palazzo Mattancherry costruito dai Portoghesi per il Raja di Cochin. Passiamo poi alla Sinagoga degli Ebrei Bianchi ed infine facciamo una passeggiata nel quartiere ebraico. Visitiamo anche la chiesa di San Francesco. Facciamo poi una passeggiata al porto a vedere le reti ed a fare qualche foto. Rientriamo in albergo dove troviamo una sopresa: di lì’ a qualche ora verrà festeggiato un matrimonio. Un po’ maleducati e curiosi cerchiamo di sbirciare, gli sposi ci vedono e ci invitano, per cui finiamo la serata tra balli e musiche. Bella esperienza.

05 gennaio 2015
Ci siamo svegliati piuttosto presto ed abbiamo trovato un’ottima colazione preparata dall’hotel. Dopo mangiato, ci rechiamo all’aeroporto per il viaggio di ritorno.

Sudafrica: dal Kgalagadi a Cape town

PROGRAMMA DI VIAGGIO
Sudafrica: dal Kgalagadi a Cape Town
Dal 25 dicembre 2017 al 13 gennaio 2018
Durata: 21 giorni

25 dicembre: partenza per Johannesburg da Pisa via Doha
26 dicembre: arrivo a Johannesburg e notte al Garden Court O.R. Tambo
27 dicembre: partenza con volo per Upington, noleggio auto e partenza per Kgalagadi NP (Twee Rivieren)
28 dicembre: Kgalagadi NP, Mata Mata
29 dicembre: Kgalagadi NP, Mata Mata
30 dicembre: Kgalagadi NP, Urikaruus
31 dicembre: Kgalagadi NP, Nossob
01 gennaio: Kgalagadi NP, Twee Rivieren
02 gennaio: Kgalagadi NP, Twee Rivieren
03 gennaio: Witsand Nature Reserve
04 gennaio: Mokala NP, Liilydale
05 gennaio: Mokala NP, Liilydale
06 gennaio: Karoo NP, Main rest camp
07 gennaio: Karoo NP, Main rest camp
08 gennaio: Garden Route Wilderness Section, Wilderness Ebb-and-Flow Rest Camp
09 gennaio: De Hoop Nature Reserve, Opstal Houses
10 gennaio: De Hoop Nature Reserve, Opstal Houses
11 gennaio: Cape Agulhas NP, Main Rest Camp
12 gennaio: Cape Town, Protea Hotel Cape Castle Waterfront
13 gennaio: partenza per Pisa via Doha
14 gennaio: arrivo a Pisa

Lunedì 25 dicembre
E’ il giorno di Natale e partiamo per la quarta volta per il Sud Africa. Partiamo da Pisa con la Qatar Airways. Invece di un solenne pranzo di Natale ci aspetta un pasto frugale a bordo dell’aereo. Sono 6 le ore di volo per arrivare a Doha, dove cambieremo aereo. Un altro volo di 8 ore circa per Johannesburg.

Martedì 26 dicembre
Arrivati all’aeroporto cambiamo qualche soldo per le spese in contanti e prendiamo a noleggio un telefono satellitare al negozio della Vodacom. Alcune zone che visiteremo non hanno alcun tipo di copertura telefonica e vogliamo essere tranquilli di poter essere reperibili. Davanti all’uscita dell’aeroporto a quattro passi c’è la bus station, dove una navetta, predisposta dal nostro hotel, ci preleva e si porta in 5 minuti al nostro alloggio per questa prima notte. Avremmo dovuto prendere subito un terzo volo per Upington ma un cambio di orari della compagnia aerea sudafricana ce lo ha impedito, costringendoci a fare uno stopo di una notte nella capitale. Il Garden Court O.R. Tambo è un hotel senza infamia e senza lode. Una delle tante soluzioni a buon mercato per una notte in arrivo o partenza da Johannesburg. La camera è grande, nel nostro caso ha anche un piccolo terrazzino, una cassaforte molto grande e tv senza canali satellitari. Vetusti gli infissi sia interni che esterni, che avrebbero davvero necessità di una sostituzione, e la moquette in terra che a nostro avviso è poco igienica.

Mercoledì 27 dicembre
Dopo una buona colazione, prendiamo la solita navetta per l’aeroporto dove prendiamo un volo della South African Airlines con destinazione Upington. Lasciamo Johannesburg con suoi 27 gradi a 1700 metri di altezza per arrivare a Upington, la capitale della regione del Northen Cape, con 37 gradi. Del resto è estate. Ritiriamo la nostra Toyota Hilux Double Cab 4×4 al banco della Bidvest e per prima cosa ci dirigiamo al Kalahari Mall, distante pochi minuti di strada, per fare le provviste per la nostra prima settimana di soggiorno nel Kgalagadi Transfrontier Park. Lasciamo la città di Upington intorno alle 3 del pomeriggio, quando la temperatura era oramai a 40 gradi, e prendiamo la strada per il parco. Impieghiamo circa 2 ore e mezza per arrivare a Twee Rivieren, ingresso del Kgalagadi. Svolgiamo le pratiche di check-in dei vari campi nei quali alloggeremo e presentiamo la Wild Card, valida per il pagamento delle tasse d’ingresso di tutti i parchi del paese. Sono passati quasi 3 giorni dalla nostra partenza e finalmente siamo arrivati a destinazione. Il campo di Twee Rivieren ha un piccolo shop per le provviste di prima necessità, un ristorante, una piscina, una stazione di rifornimento ed è l’unico nel quale è presente un telefono pubblico e funziona la linea cellulare delle compagnie sudafricane. Anche se abbiamo fatto pochi chilometri, facciamo rifornimento e sgonfiamo le gomme per l’utilizzo sullo sterrato del parco a 1.6 bar. La giornata è praticamente conclusa, domani ci aspetta la sveglia alle 5 e dobbiamo ancora smaltire la stanchezza del viaggio.

 

Giovedi 28 dicembre
Sveglia alle 5, doccia, caffe caldo con 2 biscotti e siamo pronti per il primo safari di questo viaggio. Il cancello del parco apre alle 5.30, ma prima dobbiamo passare a lasciar detto che usciamo e dove andiamo. Teoricamente questa pratica dovrebbe consentire di sapere se in serata qualcuno non rientra e si presume abbia avuto un problema o necessiti di aiuto, non essendoci altro modi di chiedere assistenza all’interno del parco, se non si ha la fortuna di incontrare qualcuno che passa di lì. Non vi racconterò tutti gli avvistamenti uno per uno, sarebbe troppo noioso da leggere. Sappiate che fin dalle prime due ore di uscita non siamo stati delusi da questo parco conosciuto per l’alta densità di felini. Rientrati dopo il safari all’alba, facciamo le valigie, lasciamo il nostro chalet e ci dirigiamo verso il campo di Mata Mata, distante circa 120 km di direzione nord ovest al confine con la Namibia. All’interno del parco la velocità massima consentita è di 50 kmh ma tenuto conto delle condizioni della strada, dei tempi di pausa per gli avvistamenti etc etc è più ragionevole pensare di tenere una media di 30 kmh. Sì, perché quando sulla vostra strada incontrate un branco di leoni o una mamma ghepardo con 3 cuccioli, è difficile rimanere indifferenti e tirare dritto perché si deve arrivare a destinazione per pranzo. Circa 4 ore di strada ed arriviamo a Mata Mata alle 2 del pomeriggio, prendiamo possesso del nostro riverfront chalet, che si chiama così perché affaccia sul fiume, quasi perennemente asciutto. Non è difficile veder transitare sotto la propria terrazza animali di ogni specie esistente nel parco (il perimetro esterno è ovviamente elettrificato per motivi di sicurezza). L’appartamento è carino, con zona soggiorno con angolo cottura, camera ed una grande terrazza con un enorme barbecue, o braai come lo chiamano i sudafricani. Si sa che siamo nel bel mezzo del deserto del Kalahari e che un po’ di spirito di adattamento ci vuole. Nonostante l’appartamento sia pulito, al momento dell’imbrunire ci riserva una sorpresa che non ci aspettavamo. In camera oltre a qualche innocua salamandra, compaiono 4 pipistrelli che svolazzano sopra il nostro letto. Questa non ci era ancora capitata. Durante il giorno non si erano fatti vedere (sono animali notturni) ma adesso che fa buio, loro si svegliano. E alle 10 di sera in questo campo tolgono la corrente elettrica, con la conseguenza che oltre a venire a mancare l’aria condizionata, viene a mancare la possibilità di lasciare una luce accesa per farli stare un po’ più tranquilli. Vabbè, comunque la notte è passata non solo senza morti e feriti, ma anche senza scene di panico.

Venerdì 29 dicembre
Ore 4:45 di mattina: veniamo svegliati dal condizionatore che si mette in moto non appena al campo riaccendono il generatore elettrico. Segnaliamo l’inconveniente dei nostri ospiti notturni alla reception del campo e partiamo per il nostro primo safari del giorno. Ghepardi, leoni, gnu, giraffe, antilopi, sciacalli, struzzi, i e wild cat e altro ancora nei nostri avvistamenti del giorno. Percorriamo la strada del giorno prima a ritroso fino a raggiungere l’unica area sosta presente tra Mata Mata e Twee Rivieren e dopo un piccolo spuntino torniamo al campo. Nelle ore più calde approfittiamo del condizionatore in camera e riposiamo un paio di ore. Ultimo safari della giornata alle 5:30 del pomeriggio, stiamo fuori un paio di ore e poi rientramo per cena nel nostro chalet. In serata inoltrata un addetto del campo ci porta il retino della piscina, per vedere se riusciamo a catturare i pipistrelli che hanno dormito tutto il giorno nella camera. Effettivamente è stato d’aiuto e siamo riusciti a prenderne 3 e, senza rompergli nemmeno un osso, li abbiamo gentilmente accompagnati fuori in terrazza. Ma in nottata due amici loro si sono fatti nuovamente vivi: abbiamo capito che evidentemente riuscivano ad entrare ed uscire tranquillamente dal tetto e che non sarebbe valsa la pena combattere tutta la notte a cercare di farli uscire.

Sabato 30 dicembre
La mattina alle 4:40 torna la corrente elettrica e con essa la luce che avevamo lasciato acceso in camera. Aspettiamo altri 10 minuti prima di alzarci ma poi con i due ospiti indesiderati, i pipistrelli, che continuavano a far rumore, abbiamo deciso di alzarci e prendere un caffè. Usciamo dal campo alle 5:30 quando ancora il sole non era sorto. Oggi abbiamo deciso di fare un breve safari all’alba di un paio di ore circa e poi rientrare al campo per fare i bagagli e lasciare Mata Mata. La prossima notte saremo al campo di Urikaruus. Distante circa un ora da Mata Mata, il campo di Urikaruus è un campo wilderness, ossia non recintato. Vi sono solo 4 chalet costruiti a palafitta sulla riva del fiume Auob. Un quinto chalet serve da alloggio del guardiano del campo. I 4 chalet sono collegati tra loro da una passerella soprelevata, ed ognuno è costituito da due stanze poste ad altezze diverse, tra loro collegate da una scaletta esterna. Una delle due stanze è adibita a cucina ed ha un terrazzo ampio che dà sul fiume. Sul terrazzo ovviamente non manca il barbecue. Nell’altra stanza al piano superiore troviamo la camera con un piccolo terrazzino ed il bagno. La corrente elettrica non è fornita da un generatore come a Mata Mata ma da pannelli elettrici fotovoltaici e non viene staccata durante la notte. Non c’è condizionatore ahimè ma un ventilatore a soffitto che almeno muove l’aria a 40 gradi che ci circonda.

Domenica 31 dicembre
La domenica all’alba ci riserva una sorpresa: per quanto caldo faceva durante il giorno, non ci saremmo mai aspettati che in nottata la temperatura scendesse così tanto. Nonostante le caratteristiche degli chalet avessero fatto presagire che avremmo passato una nottata al caldo, verso le 3 di notte si è alzato un vento da sud molto fresco e con le finestre dello chalet aperte la temperatura è scesa notevolmente, al punto di avere quasi freddo e dover chiudere le finestre. Ci svegliamo poco dopo il sorgere del sole e rimaniamo nella terrazzina del bungalow a goderci il panorama sul fiume. Non abbiamo avuto enorme fortuna negli avvistamenti, solo antilopi, kudu, orici e gnu ma nessun predatore. Nonostante questo il ricordo che abbiamo di questa notte è veramente piacevole, anzi, se un giorno dovessimo tornare, cercheremmo di trattenerci almeno due notti. Fatta colazione in terrazza, ci mettiamo in moto per Nossob. Il campo di Nossob dista circa 4 ore di strada, non considerando le eventuali pause per gli avvistamenti. Arriviamo intorno alle 13 e scarichiamo i bagagli nello chalet numero 1. Abbiamo prenotato undici mesi prima (questo è il tempo necessario per poter trovare disponibilità nei campi del Kgalagadi), quando ancora non erano aperte le prenotazioni per i nuovissimi chalet river front, dotati anche di aria condizionata. Guardiamo con invidia le nuove strutture, consapevoli del rischio che correremo questa notte di soffrire un caldo infernale. Questa infatti è la nostra seconda volta in questo campo. Due anni prima, sempre nello stesso periodo di fine dicembre inizio gennaio, trascorremmo una delle più calde notti di cui abbiamo memoria. Il campo di Nossob come quello di Mata Mata viene alimentato con generatore di corrente e la sera alle 10 la corrente elettrica viene staccata. Negli chalet standard anche la ventola a soffitto smette di girare e a poco valse la volta scorsa tenere le finestre aperte. All’interno della camera la temperatura era oltre i 40 gradi. Ma questa volta le cose sono diverse. Il vento fresco della notte scorsa ha raffrescato lo chalet e anche in questa notte di fine anno ci ha portato delle temperature da sogno. Non ultimo ha giocato a favore il fatto che essendo la notte di san Silvestro la gestione ha deciso (o se lo sono dimenticati…) di non spegnere il generatore di corrente, con gioia di tutti gli ospiti del campo. Durante il giorno facciamo qualche escursione verso nord ma, sarà perché sta cambiando il tempo e le temperature sono diminuite, che in giro non vediamo tutta la fauna che avemmo la fortuna di incontrare la volta scorsa. Qualche felino lo incontriamo sempre, ma non con la stessa frequenza e sopratutto non in branco di 10/15 esemplari.

Lunedì 1 gennaio
Capodanno 2018. Iniziamo l’anno nuovo con una sveglia alle 5. Del resto ieri sera il cenone è stato consumato entro le 22… non sapevamo che non avrebbero tolto la corrente e quindi ci eravamo organizzati di conseguenza. Come primo safari dell’alba andiamo in direzione nord e percorriamo circa 30 km. Assistiamo al parto di uno gnu insieme ad una interessatissima leonessa, che forse vedeva l’occasione di festeggiare il capodanno con un succoso pranzo. Lasciamo il campo di Nossob verso le 9 del mattino e partiamo in direzione di Twee Rivieren. Percorriamo circa 160 km di sterrato ed impieghiamo quasi 5 ore, compresi gli avvistamenti, in realtà abbastanza modesti. Preso possesso dello chalet del campo di Twee Rivieren, lasciamo i bagagli, ci riposiamo un po’ e in tardo pomeriggio usciamo per il safari del tramonto. Per la prima volta al Kgalagadi, decidiamo di mangiare a cena al ristorante del campo. La qualità del cibo è stata ottima e la spesa economica.

Martedì 2 gennaio
Decidiamo di alzarci ancora una volta alle 5 per fare il nostro ultimo safari all’alba nel parco del Kgalagadi. E la scelta si è dimostrata giusta. I colori dell’alba sono spesso sottovalutati; sono ancora più belli di quelli dei tramonti. La luce radente, le ombre lunghe, la nebbiolina che si alza dal terreno per l’evaporazione dell’umidità notturna ne fanno uno scenario per degli scatti fotografici da cartolina. Incontriamo una leonessa ad una pozza e un leopardo che scrutava delle possibili prede. Durante la notte appena trascorsa in questo chalet, anche qui, come nel caso di Mata Mata, abbiamo notato la presenza di un pipistrello (meno male solo uno!) nel nostro chalet e segnaliamo la cosa alla reception. Ci propongono di cambiare camera e, non volendo trascorrere la quarta notte in una settimana con i pipistrelli in camera, accettiamo. Per me il problema della loro presenza in camera è che, essendo animali notturni, durante la notte non ti fanno dormire. Emettono un loro tipico rumore simile ad un soffio, che quando meno te lo aspetti ti fa fare un salto nel letto. Usciamo nel pomeriggio per l’ultimo safari nel Kgalagadi e rientriamo al tramonto con il sogno di riuscire a tornarci prima o poi.

Mercoledì 3 gennaio
Lasciamo Twee Rivieren alle 7:30 e in 2 ore e mezza raggiungiamo Upington. Ci fermiamo al supermercato Kalahari Mall per fare rifornimento per i pasti dei giorni successivi. Ripartiamo in direzione Kimberley, anche se la nostra destinazione finale è Witsand Nature Reserve. Anche questa riserva non è una novità per noi: ci eravamo fermati in questo campo anche due anni fa e ne eravamo rimasti affascinati. L’unico difetto, se vogliamo trovarlo, è che per raggiungerlo si devono percorrere 45 km di strada sterrata non sempre ottimale. La riserva è conosciuta per la roaring sand, la sabbia che suona. Questa caratteristica è data da alcuni fattori, tra cui la purezza della stessa sabbia. Questa sabbia di un colore giallo chiaro, se provate a metterla in un tessuto chiuso a sacchetto e la fate muovere, udirete un rumore particolare come se suonasse. Impieghiamo quasi 3 ore per arrivare alla Witsand Nature Reserve. Facciamo il check-in e scarichiamo i bagagli nel nostro chalet, il numero 9. Lo chalet è composto da due fabbricati disposti ad angolo. In uno dei due fabbricati c’è una grande cucina e un soggiorno molto grande con divani e poltrone. L’altro fabbricato ospita 3 camere e i servizi igienici. Nel cono creato da due fabbricati nell’area esterna troviamo un grande barbecue in muratura, due tavoli da pranzo in legno e una vasca colma di acqua che funge da abbeveratoio per uccelli e altri animali che gravitano intorno agli chalet. Già nella nostra visita precedente eravamo rimasti sorpresi quando al tramonto vedemmo arrivare dalla boscaglia quasi una decina di antilopi che venivano a mangiare le briciole rimaste nel giardino e a bere dalla vasca lì davanti. Anche in questa nostra visita ci vengono a dare il benvenuto un paio di duiker e alcune manguste, oltre a diversi esemplari di uccelli variopinti. Date le temperature molto alte, aspettiamo il tardo pomeriggio per arrivare alla zona della duna della sabbia che suona e ci cimentiamo nella salita fino alla sommità. Il panorama è molto bello: scattiamo qualche foto e ci gustiamo l’atmosfera del tramonto.

Giovedì 4 gennaio
Ci alziamo alle 6 e facciamo colazione in giardino in compagnia degli stessi animaletti della sera precedente. Passiamo un paio di ore in completa tranquillità in questa oasi di pace immersa nella natura di questo splendido paese. Partiamo da Witsand alle 9:30 e procediamo in direzione di Kimberly. Impieghiamo quasi 3 ore per raggiungere la città, dove facciamo una breve pausa pranzo, rifornimento carburante e proseguiamo verso sud. Raggiungiamo in circa 40 minuti il parco Mokala. Nel viaggio precedente avevamo visitato il parco di Mokala, ma avevamo pernottato al Mosu Lodge che si trova nel lato sud, mentre questa volta passeremo due notti nel Lilydale Lodge, che invece si trova nella zona nord del parco. La posizione del lodge è fantastica, con un bel panorama sul fiume che si trova un cento metri più in basso. Gli chalet sono tutti disposti in fila, in modo da godere tutti il medesimo panorama. Ogni chalet, oltre alla camera e cucina attrezzata, ha anche una terrazza con vista sul fiume ed ovviamente l’immancabile barbecue. Ci sono oltre 35 gradi ed usciamo nel tardo pomeriggio per il nostro primo safari in questo parco. Il tempo cambia velocemente ed un temporale estivo si presenta minaccioso mentre siamo in giro. Completiamo il loop che stiamo percorrendo e raggiungiamo un lookout point che si trova nelle immediate vicinanze del campo del Lilydale. Un capanno ben realizzato in posizione rialzata, con vista su una pozza di generose dimensioni e posizionata con la luce del tramonto alle spalle, ci permette di avere delle belle immagini degli animali che si vanno ad abbeverare. Il temporale che poco prima era solo minaccioso comincia a farsi sentire più vicino e si alza un vento fortissimo che alza la sabbia rossa del parco. Rientriamo nel nostro chalet e assistiamo ad un tramonto con dei colori che vanno dal rosso intenso al nero del maltempo.

 

Venerdì 5 gennaio
Sveglia alle 5:30, colazione in terrazza nel nostro chalet di Lilydale. Di tutto il viaggio questo chalet è quello che per il momento ha la vista più spettacolare. Il sole sorge proprio di fronte alla terrazza e ci scalda con il suoi raggi. Indugiamo su questa veduta più del necessario, ma il parco di Mokala non è enorme e sappiamo che riusciremo a visitarlo con tranquillità in giornata. Partiamo per il safari verso le 7:30 e, inaspettatamente, poco dopo avvistiamo un esemplare di rinoceronte bianco: è molto vicino a noi e facciamo attenzione a rimanere alla dovuta distanza di sicurezza. I rinoceronti per la loro mole sembrano animali che si sappiano muovere solo lentamente ed in effetti per la maggior parte del loro tempo lo fanno. Ma quando decidono di caricare, sanno correre anche fin troppo velocemente. Si trovano facilmente in rete filmati di rinoceronti che improvvisamente caricano un auto che si frapponeva tra loro e la loro destinazione, il più delle volte una pozza di acqua. Avvistiamo numerose altre specie e anche un altra coppia di rinoceronti. Il parco di Mokala è decisamente non enorme ma consente la possibilità di avvistare facilmente un numero elevato di esemplari di diverse specie ed anche i panorami non sono niente male. Raggiungiamo l’altro campo del parco, il Mosu Lodge e continuiamo la visita percorrendo i vari loop e fermandoci alle whaterhole che incontriamo.

Sabato 6 gennaio
Lasciamo il lodge di Lilydale al parco Mokala intorno alle 7:30, sempre dopo aver ripetuto l’esperienza del giorno precedente della colazione all’alba in terrazza. Ci aspetta un lungo viaggio per arrivare alla nostra prossima destinazione: il parco nazionale del Karoo. Dobbiamo percorrere quasi 500 km e impiegheremo quasi 6 ore, compreso un paio di pause per sgranchirci. Il parco del Karoo si trova a pochi km dalla cittadina di Beaufort West. Ci fermiamo in città per fare rifornimento all’auto e per comprare alcune vivande per i prossimi giorni. Ci assegnano lo chalet numero 36, che si affaccia direttamente sul lato del parco dove di tanto in tanto vedremo passare gli animali, che vanno ad abbeverarsi alla pozza. Lo chalet è di recente costruzione e si compone di una zona giorno con angolo cottura, una camera e un bagno. Fortunatamente abbiamo il condizionatore in camera (ci sono 39 gradi fuori) e in veranda non manca un moderno barbecue. Nel pomeriggio facciamo un giro per il parco, percorrendo il loop più vicino all’ingresso, che ha una durata di circa 1 ora. Lasciamo a domani la visita dei percorsi più lunghi ed impegnativi. Torniamo allo chalet e ci gustiamo il tramonto: dalla veranda si gode un bello spettacolo che ci ricorda in parte i colori e gli scenari della Monument Valley nell’ovest degli Stati Uniti. Nel campo c’è anche un ristorante e decidiamo di approfittare. Buona la cena e prezzi come al solito molto economici.

Domenica 7 gennaio
Ci svegliamo prima dell’alba e non vediamo l’ora di prendere un caffè, gustandolo nella nostra veranda con le luci dell’alba che si stagliano sulle montagne di fronte a noi. Non partiamo di corsa per l’escursione nel parco, ma decidiamo di fare con più calma del solito. Anzi vista la temperatura piacevole del mattino, facciamo alcuni brevi percorsi a piedi, che ci sono stati consigliati dalla reception il giorno prima. Dopo di che passiamo dal ristorante dove ci aspetta una colazione a buffet. Diversamente dagli altri campi che abbiamo visitato fino ad ora, in questo campo la colazione è inclusa nel prezzo dello chalet. Sono le 8:30 quando decidiamo di prendere l’auto e di addentrarci nel parco. Percorriamo alcuni dei percorsi indicati dalla mappa, alcuni riservati a mezzi 4×4, ma comunque fattibili senza particolari problemi. Con grande sorpresa e con l’aiuto di un altro visitatore riusciamo ad avvistare un esemplare maschio di leone. Se ne sta beatamente sdraiato all’ombra e, dal respiro un po’ accelerato, sembra che abbia mangiato da non molto e sia impegnato nella digestione. I panorami che vediamo sono molto belli e ci fermiamo nel vari look out point per scattare qualche foto. A cena mangiamo al ristorante del campo come il giorno precedente, ma il tempo sta cambiando e nuvole e vento ci impediscono di ammirare il cielo stellato. Rientrando nello chalet incontriamo proprio nel giardino antistante uno scorpione di colore scuro e di dimensioni generose. Lo evitiamo, ma restiamo con un po’ di preoccupazione di non incontrarne altri.

Lunedì 8 gennaio
Il tempo è cambiato, le temperature sono scese e un vento da est sta spazzando dei grossi nuvoloni sopra di noi. Facciamo colazione, carichiamo i bagagli e lasciamo il campo di Karoo e la cittadina di Beaufort West. La nostra destinazione di oggi è Wilderness sulla Garden Route. Puntiamo verso sud, passiamo praterie e passi di montagna. Ci fermiamo all’area di sosta del passo XXXX particolarmente bello; si può anche fare una visita alle cascate, che sono raggiungibili con un percorso ben segnalato. Arrivati a George, facciamo un salto al Garden Route Mall, che si trova all’incrocio con la N2. Facciamo velocemente un po’ di rifornimento e poco dopo arriviamo al campo della SAN Parks Garden Route, Sezione Wilderness Ebb & Flow. Il campo si divide in due zone, nord e sud, ha dimensioni contenute e si presenta molto verde e rigoglioso. Purtroppo la giornata non è delle migliori, anzi è molto nuvoloso e minaccia pioggia da un momento all’altro. Lo chalet che ci viene assegnato è il numero 4 ed è molto grande: ha un patio con l’immancabile barbecue, un soggiorno con un’ampia cucina e, per la prima volta dopo due settimane, un televisore grande con collegamento satellitare, una camera matrimoniale grande e una camera doppia sempre ampia, 2 bagni. La costruzione è in muratura e dato che le temperature sono scese notevolmente, siamo contenti di non avere lo chalet in legno, sicuramente più caratteristico ma più freddo. In camera per la notte accendiamo anche una stufetta elettrica e dormiamo sotto degli abbondanti piumoni. Purtroppo il programma ci consente di stare qui solo una notte e nel pomeriggio avremmo dovuto fare qualche escursione nel campo, ma siamo costretti a non allontanarci più di tanto. Mangiamo nello chalet e come sempre a letto presto.

Martedì 9 gennaio
Ci svegliamo poco dopo l’alba, le temperature sono ancora basse ed il sole non scalda ancora abbastanza. La giornata è ancora incerta e non sappiamo ancora se riusciremo a fare qualche escursione prima di lasciare il campo. Facciamo colazione nello chalet e poi, verso le 7:30, ci incamminiamo per il percorso Kingfisher trailer numero 1. La prima parte non è impegnativa ed il percorso è ben segnalato. Ne percorriamo solo una parte avendo i tempi troppo stretti. Verso le 10 lasciamo il campo Ebb & Flow di Wilderness e ci fermiamo a fare il pieno di carburante nella cittadina di Wilderness. Nonostante il tempo non sia eccezionale, riusciamo comunque ad apprezzare i bellissimi panorami lungo la strada. Impieghiamo più di 3 ore, comprese le pause, per arrivare alla destinazione odierna: De Hoop Nature Reserve. Passato la cittadina di Swellendam, giriamo su una strada sterrata sulla sinistra e percorriamo circa 45 km prima di raggiungere il gate della riserva. La De Hoop Nature Reserve fa parte del gruppo Cape Nature Reserve e gli alloggi sono ricavati in edifici del 1700, risalenti al periodo in cui i bastimenti della Compagna delle Indie aveva necessità di appoggi lungo il percorso. Il villaggio si trova sull’ansa del fiume e tutto intorno agli edifici scorrazzano tranquilli animali vari, zebre, antilopi, struzzi, oltre ad una moltitudine di uccelli. Abbiamo un appartamento di dimensioni esagerate per noi. La villetta dall’esterno non è molto curata, anzi, ha un’aria trascurata ed abbandonata, ma all’interno è arredata con molta cura. C’è un salone enorme con una zona divani e una zona pranzo, una cucina molto grande separata, 3 camere e un bagno. Dal retro dell’edificio si vedo le dune bianche caratteristiche di questa riserva. Nel pomeriggio facciamo un salto a vedere il mare e le dune di sabbia bianca. La strada per arrivare è sterrata e molto dissestata, impieghiamo quasi mezz’ora per arrivare al punto dove è obbligatorio lasciare l’auto chiamato Koppie Alleen. In questo momento stanno costruendo una strada nuova, o forse è solo una ciclabile (non saprei) e proprio sulla collinetta è in corso la costruzione di un fabbricato che pare essere destinato a 4 appartamenti. Vogliamo gustarci il panorama del tramonto sul fiume antistante al villaggio e decidiamo di tornare qui la mattina successiva. Mangiamo al ristorante della struttura: il livello è superiore a quello che abbiamo incontrato nel campi della SAN Parks, può essere paragonato ad un ristorante di media categoria italiano.

Mercoledì 10 gennaio
Sveglia alle 6:00, colazione nel nostro appartamento e poi ci dirigiamo a Koppie Allen. Non c’è ancora nessuno in zona, qualche operaio che lavora alla costruzione di un nuovo edificio e nessun altro. La temperatura è buona, intorno ai 27 gradi, ma tira un vento un po’ insistente da est. Il posto è incantevole e ce lo gustiamo interamente. Passeggiamo sulla spiaggia deserta e camminiamo sulle dune bianchissime. Scattiamo qualche foto e raccogliamo qualche guscio di conchiglia. Il sapore della salsedine si deposita sulle nostre labbra e rimaniamo a contemplare le onde del mare che si infrangono ai nostri piedi. L’oceano di fronte a noi è impetuoso e incute un timore reverenziale. Poco a poco arriva qualche turista che passerà la giornata sulla spiaggia. Sono circa le 10 e noi decidiamo di spostarsi. Raggiungiamo l’estremità ovest del parco e ammiriamo ancora altri panorami con le dune di sabbia bianca. Anche qui incontriamo molteplici specie animali che vivono nella riserva. Rientriamo nel villaggio e passiamo un’oretta in piscina, ma il vento si alza sempre di più e si è fatto un po’ fastidioso. Alle 3 del pomeriggio avevamo prenotato un’escursione in barca, ma ci avvisano che a causa del forte vento è stata cancellata. Chiudiamo la giornata con un bel tramonto sul fiume antistante al villaggio di De Hoop.

Giovedì 11 gennaio
Ci alziamo con calma e ci accorgiamo che il vento fortissimo del giorno prima si è calmato. Facciamo colazione nel nostro appartamento e, caricate le valigie, lasciamo la De Hoop. In un paio di ore arriviamo a Cape Agulhas. Qui abbiamo prenotato uno chalet nel campo della SAN Parks. Arriviamo troppo presto per avere le chiavi e quindi decidiamo di passare la mattina in giro per il parco, passeggiando per gli itinerari vicini al faro. Il faro di cape Agulhas è un istituzione. Di colore bianco e rosso, a strisce orizzontali, ha permesso ai naviganti di evitare il peggio durante le loro traversate dall’Oceano Atlantico all’Oceano Indiano e viceversa. Poco più avanti un monumento indica il punto più a sud del continente africano ed il punto esatto dove i due oceani si incontrano. Alle 2 del pomeriggio finalmente possiamo entrare nel nostro chalet, il numero 11. E’ una palafitta in legno costruita sul terreno sabbioso, a poca distanza dal mare e di forma irregolare che richiama un esagono. All’interno un soggiorno con angolo cottura, un divano con 2 poltrone e caminetto e una camera matrimoniale con un bagno di generose dimensioni. Da entrambe le stanze di accede ad una terrazza molto ampia con un grande tavolo da pranzo e due comode poltroncine. La terrazza di affaccia direttamente sul mare ed è orientata ad ovest. Il tramonto stasera ce lo godremo direttamente dal terrazzo.

Venerdì 12 gennaio
All’alba il cielo è leggermente coperto da alcune nuvole passeggere. Facciamo colazione nel nostro chalet davanti all’oceano e subito dopo ci incamminiamo per una passeggiata sulla spiaggia. L’atmosfera è magica: il rumore delle onde del mare, i pescatori che sono sugli scogli da prima che sorgesse il sole ed il sole che pian piano si fa strada fra le nuvole. Oggi è il nostro 26° anniversario di matrimonio e non avremmo potuto chiedere di meglio che passarlo in questo modo. Verso le 10 carichiamo le nostre valigie sulla Hilux e lasciamo lo chalet. Oggi arriveremo a Cape Town. Non è la prima volta che visitiamo questa splendida città ma questa volta ci passeremo solo una notte. Arriviamo a Cape Town intorno all’ora di pranzo, prendiamo la camera nell’hotel Cape Castle Waterfront, che si trova appunto nella sona del Waterfront. La camera si trova al sesto piano e dal terrazzo si gode un bel panorama sulla città. Usciamo per fare uno spuntino e ci dirigiamo in direzione Hout Bay. Vogliamo rifare un percorso che nella scorsa esperienza ci era piaciuto tantissimo: la Chapman’s Peak Drive, una splendida strada panoramica che scende lungo la costa ovest della Penisola del Capo. In tarda serata rientriamo in città e passiamo la serata nel Victoria & Alfred Waterfront. Non ci facciamo sfuggire un giro sulla ruota panoramica al tramonto e una passeggiata sui docks.

Sabato 13 gennaio
E’ il giorno della partenza. Raggiungiamo l’aeroporto di Cape Town con la nostra Toyota Hilux che in questi 4000 Km non ci ha mai dato problemi. Lasciamo l’auto e ci imbarchiamo con il volo della Qatar Airlines che ci porterà a Pisa passando da Doha.

Mappa

Gecko Namibia

Da Sossusvlei a Windhoek e rientro in Italia

Partiamo con le prime luci dell’alba in direzione di Windhoek. Dal personale de Le Mirage ci siamo fatti consigliare il percorso più breve e con la strada strerrata migliore.

Abbiamo fatto oltre 4000 km e per la maggior parte su sterrato e cominciamo ad aver voglia di percorrere strade non impegnative. Domani ripartiamo con il volo per Johannesburg, quindi per Francoforte ed infine per Roma. Ci aspetta una giornata stancante e una volta arrivati al Country Club di Windhoek preferiamo dedicare le ore restanti a riposarsi piuttosto che visitare la città. Nel documentarci prima di partire non siamo rimasti colpiti da particolari visite da fare o cose da non perdere e ci facciamo prendere dalla pigrizia.

Riassumendo il ns. viaggio che ci ha portato a conoscere il centro nord ovest della Namibia possiamo consigliare questo viaggio tranquillamente a tutti. Se fatto in autonomia è necessario un buon stato di salute, una buona resistenza alle lunghe percorrenze in auto, una buona dose di adattabilità alle situazioni che possono capitare. Rispetto alle tappe da noi fatte possiamo solo consigliare se potete di spezzarle ulteriormente diminuendo il numero di km e quindi di ore da percorrere per spostarsi da un posto all’altro. Ovviamente sempre se riuscite ad avere abbastanza giorni per allungare la durata complessiva.

 

 

Dead Vlei

Sousselvlei e Dead Vlei

Ci alziamo un ora e mezzo prima dell’alba e fatta colazione ci dirigiamo al gate di accesso di Sousselvlei. Al gate non si paga più all’ingresso ma all’uscita e quindi viene presa solo la targa ed il nome dell’autista. La strada che porta fino al parcheggio delle vetture 2×4 è asfaltata per tutti i 60 km di lunghezza.Duna 45 Sousselvlei
Ci soffermiamo al km 45 per vedere la celeberrima Dune 45 e quindi proseguiamo fino al parcheggio. Purtroppo il tempo è inclemente e una fastidiosa nebbia proveniente da ovest oscura quasi completamente la visibilità. Invece che venire all’alba saremmo potuti venire tranquillamente con calma due ore dopo.

Dead VleiAspettiamo che la nebbia si diradi e quindi prendiamo le jeep che per 100 NAD accompagnano i visitatori fino a Sousselvlei fermandosi anche a Dead Vlei e riaccompagnano indietro. I più temerari se dotati di una vettura 4×4 e di una buona capacità di guida sulla sabbia possono proseguire da soli.  Per quello che abbiamo visto più che temerari erano incoscienti, visto che immancabilmente rimanevano insabbiati… Scendiamo alla prima fermata e con una passeggiata di trecento metri raggungiamo la Dead Vlei. Dead VleiNon c’è ancora molta gente e riusciamo a gustarci l’atmosfera di questi alberi rimasti sul letto della pozza colorata di bianco che si contrasta con il rosso della sabbia delle dune alle spalle. Passeggiamo sulle dune circostanti in completa solitudine apprezzando il silenzio ed il solo rumore del vento.

SousselvleiTornati al parcheggio dei 4×4 riprendiamo lo shuttle e raggiungiamo Sousselvlei. Anche qui il paesaggio è da mozzafiato e non da meno della Dead Vlei. Tornando indietro ci fermiamo lungo la strada per vedere il paesaggio delle dune illuminate dal sole (al mattino la nebbia ce lo aveva impedito). Infine facciamo una breve visita al Sesriem Canyon che si trova a pochi km dall’ingresso del parco. Prima di uscire ci fermiamo a pagare il ticket per la visita e torniamo a Le Mirage.

Tropico del Capricorno

Da Swakopmund a Sossusvlei attraversando il Naukluft Park

Moon Landscape SwakopmundLaciamo il nostro alloggio a La Sirenella e poichè vogliamo attraversare alcune strade del parco Namib Naukluft ci rechiamo in centro città per farsi rilasciare il permesso di transito delle strade intorno alla C28. Prendiamo la B2 in direzione Windhoek e quindi la C28. Poco dopo giriamo a sinistra in direzione della strada che ci porta al Moon Landscape.

Moon LandscapeCi sono diversi view point dove fermarsi e gustarsi questo insolito panorama e scattare qualche foto. Procediamo verso sud in direzione di Solitarie quando all’improvviso foriamo una gomma (ci eravamo appena meravigliati che non ci fosse successo ancora…) e perdiamo il controllo della vettura finendo oltre il cordolo laterale dello sterrato. Fortunatamente il terreno intorno alla strada è completamente in piano e senza ostacoli e l’unico problema è che oltre alla prima ruota appena forata anche una seconda è completamente andata e oltre tutto anche insabbiata. Inizialmente siamo presi dal timore di essersi infortunati ma dopo un rapido controllo ci rendiamo conto di essere tutti interi. Usciamo per controllare il veicolo e per fortuna non ci sono ulteriori danni se non le due gomme a terra. Welwitschia mirabilis

Abbiamo due ruote di scorta e quindi provvediamo a cambiare la prima che è più semplice. Per la seconda non riusciamo a mettere il cric in modo da sollevare l’auto. Poco dopo si fermano due auto che percorrendo la stessa strada ci vedono in difficoltà. Con due cric e un po’ di sostegno sia morale che fisico riusciamo a cambiare la seconda gomma e ad uscire anche dall’insabbiatura. Un po’ demoralizzati ed impauriti rirendiamo il nostro percorso: per arrivare a destinazione mancano ancora più di 200 km e siamo senza ruota di scorta! Nel frattempo due turisti italiani che avavamo incontrato il giorno prima alla Sandwich Harbour sono casualmente passati davanti a noi e vista la nostra situazione si sono offerti di scortarci fino a Solitaire: ancora oggi non smettiamo di ringraziarli! Tropico del CapricornoProcediamo a velocità ridotta ed arrivati a Solitare facciamo riparare le due gomme di scorta e ci sentiamo un po’ più tranquilli. Assaggiamo anche la mitica torta di mele, ma sarà per lo spavento dell’incidente che era appena accaduto che non ce la gustiamo! Riusciamo ad arrivare al nostro albergo di oggi, Le Mirage poco a sud di Sousselvlei, alle 18.00 quando ormai il sole è tramontato da mezz’ora. Le Mirage è un’ottima struttura, anche se necessiterebbe di qualche manutenzione straordinaria. Complessivamente comunque a nostro avviso ottiene un valutazione ottima. Cena al ristorante dell’albergo e a letto presto: domani mattina sveglia alle 5.00

Sandwich Harbour

Sandwich Harbour e Walvis Bay

Sandwich Harbour 4x4Partiamo alle 09.00 da Swakopmund per Walvis Bay: oggi ci aspetta un escursione alla Sandwich Harbour. In circa 40 minuti arriviamo alla zona del porto dove abbiamo appuntamento presso gli uffici della Sandwich Harbour 4×4. Partiamo con delle Land Rover in verità un po’ datate ma che si sono comportate egregiamente. Fenicotteri Walvis BayPochi minuti dopo la partenza dal porto ci soffermiamo a vedere lo spettacolo dei fenicotteri che sono davanti alla spiaggia. Superata la salina di Walvis Bay la nostra guida ci porta sul percorso sabbioso lungo il mare fino ad arrivare all’inizio della laguna. Gecko Namibia

Ci fermiamo più volte per ammirare gli stupendi paesaggi ed anche per vedere un particolare gecko endemico che di nasconde sotto la sabbia. Giunti all’ultima zona raggiungibile con il nostro mezzo siamo saliti a piedi sulla cima della duna antistate al mare: il paesaggio dall’alto è bellissimo. Sandwich HarbourL’effetto delle dune che si gettano nel mare è molto  particolare e vederlo dall’alto è molto emozionante. Facciamo pranzo a pic nic organizzato sempre dalla ns. guida e quindi riprendiamo la strada per tornare a Walvis Bay. Nel frattempo però la marea si è alzata, non è più possibile percorrere la strada sul mare e quindi attraversiamo il deserto sulle dune all’interno. Dune di Sandwich HarbourSolo una guida esperta e con un mezzo adeguato può riuscire ad uscire da quelle sabbie. Nell’occasione ci fermiamo sulla cresta di alcune dune ammirando ancora i panorami. Purtroppo in inverno in queste località è quasi sempre presente una nebbia molto uggiosa che ha impedito di poter apprezzare i panorami: solo per qualche ora durante le ore più calde si è diradata.

Otarie a Cape Cross

Verso l’Oceano Atlantico: Cape Cross e Swakopmund

Verso SwakopmundLasciamo Twyfelfontain e ci dirigiamo verso sud in direzione di Swakopmund. Facciamo una breve sosta a Uis per rifornimento e proseguiamo fino a raggiungere l’oceano. A quel punto svoltiamo a nord per una deviazione a Cape Cross per vedere la più grossa colonia di otarie del capo. Preparatevi con un fazzolettino per coprirvi il naso e anche un prodotto tipo vicks vaporum per contrastare il cattivo odore.

Otarie a Cape CrossLa colonia di otarie è enorme: si parla di circa 100.000 esemplari. Lasciato Cape Cross ci dirigiamo a sud fino a raggiungere Swakopmund e la nostra sistemazione per le successive due notti: La Sirenella. Otarie a Cape CrossLa proprietaria ci accoglie calorosamente e ci consegna le chiavi della camera. Purtroppo anche qui siamo senza riscaldamento e la temperatura esterna è calata paurosamente rispetto a Twifelfontain. E non è tanto una questione di temperatura quanto di umidità. Swakopmund in inverno è una città afflitta da una perenne nebbia che a volte diventa proprio pioggia e che penetra nelle ossa. Assicuratevi che il vostro alloggio abbia una fonte di riscaldamento e potrete gustarvi meglio anche questo posto.

Sulla strada per Twifelfontain

Twyfelfontein e le pitture rupestri

Sulla strada per TwifelfontainLa seconda ed ultima notte al Khowarib Lodge è passata. Anche se la temperatura è aumentata rispetto alla notte precedente dormire nella tenda completamente aperta di questa struttura non è stato certo un esperienza positiva. Fatta colazione partiamo alle 08.00 in direzione sud. La destinazione di oggi è Twifelfontain, ad una distanza di circa 180 km ossia 3 ore di strada sterrata. Il trasferimento di oggi ci riserva uno spettacolo stupendo: i panorami che vediamo sono davvero speciali. A volte richiamano quelli della Monument Valley statunistense, altre sono talmente surreali da sembrare lunari.

Twifelfontain Country LodgeArriviamo al Twifelfontain Country Lodge e ci assegnano la camera. Avevamo letto diverse recensioni negative su tripadvisor ma a nostro avviso la struttura non è male. Certo le camere sono un po’ vecchiotte ed avrebbe bisogno di una ristrutturazione ma tutto sommato ci lascia pienamente soddisfatti. Anche il ristorante, a buffet sia a cena che a colazione, non è niente male.

Petroglifi TwifelfontainLasciati i bagagli ci dirigiamo al sito dei petroglifi, monumento nazionale e patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’Unesco, distante pochi minuti dall’albergo. Ci accompagna una guida che ci illustra le incisioni rupestri. Siamo a metà giornata ed è molto caldo; il percorso dura circa 45 minuti e si svolge sotto il sole: ricodatevi crema solare, cappello ed acqua. Terminata la visita lasciamo una mancia alla nostra guida e proseguiamo la visita delle altre attrazioni della zona. Le Organ Pipes e la Mountain Burnst distano pochi minuti dal sito principale di Twifelfontain. La breve distanza giustifica la visita, perchè altrimenti a nostro avviso non sono poi così interessanti da meritare una visita apposita.

Foresta PietrificataAbbiamo ancora tempo e decidiamo di spostarci fino alla Forest Pietrified. Anche qui compreso nel biglietto d’ingresso una guida ci accompagna nella visita del sito. A nostro avviso anche se interessante potete valutare di fare la visita solo se dovete passarci davanti: non merita di fare appositamente la visita partendo e tornando da Twifelfontin essendo distante circa 45 minuti di strada. Attenzione a non farsi imbrogliare dai finti siti di Foresta Pietrificata: lungo la strada che raggiunge il sito ufficiale troverete numerose attività private che si spacciano per quello ufficiale e che vendono campioni più o meno veri trafugati dal sito.