Sudafrica: dal Kgalagadi a Cape town

PROGRAMMA DI VIAGGIO
Sudafrica: dal Kgalagadi a Cape Town
Dal 25 dicembre 2017 al 13 gennaio 2018
Durata: 21 giorni

25 dicembre: partenza per Johannesburg da Pisa via Doha
26 dicembre: arrivo a Johannesburg e notte al Garden Court O.R. Tambo
27 dicembre: partenza con volo per Upington, noleggio auto e partenza per Kgalagadi NP (Twee Rivieren)
28 dicembre: Kgalagadi NP, Mata Mata
29 dicembre: Kgalagadi NP, Mata Mata
30 dicembre: Kgalagadi NP, Urikaruus
31 dicembre: Kgalagadi NP, Nossob
01 gennaio: Kgalagadi NP, Twee Rivieren
02 gennaio: Kgalagadi NP, Twee Rivieren
03 gennaio: Witsand Nature Reserve
04 gennaio: Mokala NP, Liilydale
05 gennaio: Mokala NP, Liilydale
06 gennaio: Karoo NP, Main rest camp
07 gennaio: Karoo NP, Main rest camp
08 gennaio: Garden Route Wilderness Section, Wilderness Ebb-and-Flow Rest Camp
09 gennaio: De Hoop Nature Reserve, Opstal Houses
10 gennaio: De Hoop Nature Reserve, Opstal Houses
11 gennaio: Cape Agulhas NP, Main Rest Camp
12 gennaio: Cape Town, Protea Hotel Cape Castle Waterfront
13 gennaio: partenza per Pisa via Doha
14 gennaio: arrivo a Pisa

Lunedì 25 dicembre
E’ il giorno di Natale e partiamo per la quarta volta per il Sud Africa. Partiamo da Pisa con la Qatar Airways. Invece di un solenne pranzo di Natale ci aspetta un pasto frugale a bordo dell’aereo. Sono 6 le ore di volo per arrivare a Doha, dove cambieremo aereo. Un altro volo di 8 ore circa per Johannesburg.

Martedì 26 dicembre
Arrivati all’aeroporto cambiamo qualche soldo per le spese in contanti e prendiamo a noleggio un telefono satellitare al negozio della Vodacom. Alcune zone che visiteremo non hanno alcun tipo di copertura telefonica e vogliamo essere tranquilli di poter essere reperibili. Davanti all’uscita dell’aeroporto a quattro passi c’è la bus station, dove una navetta, predisposta dal nostro hotel, ci preleva e si porta in 5 minuti al nostro alloggio per questa prima notte. Avremmo dovuto prendere subito un terzo volo per Upington ma un cambio di orari della compagnia aerea sudafricana ce lo ha impedito, costringendoci a fare uno stopo di una notte nella capitale. Il Garden Court O.R. Tambo è un hotel senza infamia e senza lode. Una delle tante soluzioni a buon mercato per una notte in arrivo o partenza da Johannesburg. La camera è grande, nel nostro caso ha anche un piccolo terrazzino, una cassaforte molto grande e tv senza canali satellitari. Vetusti gli infissi sia interni che esterni, che avrebbero davvero necessità di una sostituzione, e la moquette in terra che a nostro avviso è poco igienica.

Mercoledì 27 dicembre
Dopo una buona colazione, prendiamo la solita navetta per l’aeroporto dove prendiamo un volo della South African Airlines con destinazione Upington. Lasciamo Johannesburg con suoi 27 gradi a 1700 metri di altezza per arrivare a Upington, la capitale della regione del Northen Cape, con 37 gradi. Del resto è estate. Ritiriamo la nostra Toyota Hilux Double Cab 4×4 al banco della Bidvest e per prima cosa ci dirigiamo al Kalahari Mall, distante pochi minuti di strada, per fare le provviste per la nostra prima settimana di soggiorno nel Kgalagadi Transfrontier Park. Lasciamo la città di Upington intorno alle 3 del pomeriggio, quando la temperatura era oramai a 40 gradi, e prendiamo la strada per il parco. Impieghiamo circa 2 ore e mezza per arrivare a Twee Rivieren, ingresso del Kgalagadi. Svolgiamo le pratiche di check-in dei vari campi nei quali alloggeremo e presentiamo la Wild Card, valida per il pagamento delle tasse d’ingresso di tutti i parchi del paese. Sono passati quasi 3 giorni dalla nostra partenza e finalmente siamo arrivati a destinazione. Il campo di Twee Rivieren ha un piccolo shop per le provviste di prima necessità, un ristorante, una piscina, una stazione di rifornimento ed è l’unico nel quale è presente un telefono pubblico e funziona la linea cellulare delle compagnie sudafricane. Anche se abbiamo fatto pochi chilometri, facciamo rifornimento e sgonfiamo le gomme per l’utilizzo sullo sterrato del parco a 1.6 bar. La giornata è praticamente conclusa, domani ci aspetta la sveglia alle 5 e dobbiamo ancora smaltire la stanchezza del viaggio.

 

Giovedi 28 dicembre
Sveglia alle 5, doccia, caffe caldo con 2 biscotti e siamo pronti per il primo safari di questo viaggio. Il cancello del parco apre alle 5.30, ma prima dobbiamo passare a lasciar detto che usciamo e dove andiamo. Teoricamente questa pratica dovrebbe consentire di sapere se in serata qualcuno non rientra e si presume abbia avuto un problema o necessiti di aiuto, non essendoci altro modi di chiedere assistenza all’interno del parco, se non si ha la fortuna di incontrare qualcuno che passa di lì. Non vi racconterò tutti gli avvistamenti uno per uno, sarebbe troppo noioso da leggere. Sappiate che fin dalle prime due ore di uscita non siamo stati delusi da questo parco conosciuto per l’alta densità di felini. Rientrati dopo il safari all’alba, facciamo le valigie, lasciamo il nostro chalet e ci dirigiamo verso il campo di Mata Mata, distante circa 120 km di direzione nord ovest al confine con la Namibia. All’interno del parco la velocità massima consentita è di 50 kmh ma tenuto conto delle condizioni della strada, dei tempi di pausa per gli avvistamenti etc etc è più ragionevole pensare di tenere una media di 30 kmh. Sì, perché quando sulla vostra strada incontrate un branco di leoni o una mamma ghepardo con 3 cuccioli, è difficile rimanere indifferenti e tirare dritto perché si deve arrivare a destinazione per pranzo. Circa 4 ore di strada ed arriviamo a Mata Mata alle 2 del pomeriggio, prendiamo possesso del nostro riverfront chalet, che si chiama così perché affaccia sul fiume, quasi perennemente asciutto. Non è difficile veder transitare sotto la propria terrazza animali di ogni specie esistente nel parco (il perimetro esterno è ovviamente elettrificato per motivi di sicurezza). L’appartamento è carino, con zona soggiorno con angolo cottura, camera ed una grande terrazza con un enorme barbecue, o braai come lo chiamano i sudafricani. Si sa che siamo nel bel mezzo del deserto del Kalahari e che un po’ di spirito di adattamento ci vuole. Nonostante l’appartamento sia pulito, al momento dell’imbrunire ci riserva una sorpresa che non ci aspettavamo. In camera oltre a qualche innocua salamandra, compaiono 4 pipistrelli che svolazzano sopra il nostro letto. Questa non ci era ancora capitata. Durante il giorno non si erano fatti vedere (sono animali notturni) ma adesso che fa buio, loro si svegliano. E alle 10 di sera in questo campo tolgono la corrente elettrica, con la conseguenza che oltre a venire a mancare l’aria condizionata, viene a mancare la possibilità di lasciare una luce accesa per farli stare un po’ più tranquilli. Vabbè, comunque la notte è passata non solo senza morti e feriti, ma anche senza scene di panico.

Venerdì 29 dicembre
Ore 4:45 di mattina: veniamo svegliati dal condizionatore che si mette in moto non appena al campo riaccendono il generatore elettrico. Segnaliamo l’inconveniente dei nostri ospiti notturni alla reception del campo e partiamo per il nostro primo safari del giorno. Ghepardi, leoni, gnu, giraffe, antilopi, sciacalli, struzzi, i e wild cat e altro ancora nei nostri avvistamenti del giorno. Percorriamo la strada del giorno prima a ritroso fino a raggiungere l’unica area sosta presente tra Mata Mata e Twee Rivieren e dopo un piccolo spuntino torniamo al campo. Nelle ore più calde approfittiamo del condizionatore in camera e riposiamo un paio di ore. Ultimo safari della giornata alle 5:30 del pomeriggio, stiamo fuori un paio di ore e poi rientramo per cena nel nostro chalet. In serata inoltrata un addetto del campo ci porta il retino della piscina, per vedere se riusciamo a catturare i pipistrelli che hanno dormito tutto il giorno nella camera. Effettivamente è stato d’aiuto e siamo riusciti a prenderne 3 e, senza rompergli nemmeno un osso, li abbiamo gentilmente accompagnati fuori in terrazza. Ma in nottata due amici loro si sono fatti nuovamente vivi: abbiamo capito che evidentemente riuscivano ad entrare ed uscire tranquillamente dal tetto e che non sarebbe valsa la pena combattere tutta la notte a cercare di farli uscire.

Sabato 30 dicembre
La mattina alle 4:40 torna la corrente elettrica e con essa la luce che avevamo lasciato acceso in camera. Aspettiamo altri 10 minuti prima di alzarci ma poi con i due ospiti indesiderati, i pipistrelli, che continuavano a far rumore, abbiamo deciso di alzarci e prendere un caffè. Usciamo dal campo alle 5:30 quando ancora il sole non era sorto. Oggi abbiamo deciso di fare un breve safari all’alba di un paio di ore circa e poi rientrare al campo per fare i bagagli e lasciare Mata Mata. La prossima notte saremo al campo di Urikaruus. Distante circa un ora da Mata Mata, il campo di Urikaruus è un campo wilderness, ossia non recintato. Vi sono solo 4 chalet costruiti a palafitta sulla riva del fiume Auob. Un quinto chalet serve da alloggio del guardiano del campo. I 4 chalet sono collegati tra loro da una passerella soprelevata, ed ognuno è costituito da due stanze poste ad altezze diverse, tra loro collegate da una scaletta esterna. Una delle due stanze è adibita a cucina ed ha un terrazzo ampio che dà sul fiume. Sul terrazzo ovviamente non manca il barbecue. Nell’altra stanza al piano superiore troviamo la camera con un piccolo terrazzino ed il bagno. La corrente elettrica non è fornita da un generatore come a Mata Mata ma da pannelli elettrici fotovoltaici e non viene staccata durante la notte. Non c’è condizionatore ahimè ma un ventilatore a soffitto che almeno muove l’aria a 40 gradi che ci circonda.

Domenica 31 dicembre
La domenica all’alba ci riserva una sorpresa: per quanto caldo faceva durante il giorno, non ci saremmo mai aspettati che in nottata la temperatura scendesse così tanto. Nonostante le caratteristiche degli chalet avessero fatto presagire che avremmo passato una nottata al caldo, verso le 3 di notte si è alzato un vento da sud molto fresco e con le finestre dello chalet aperte la temperatura è scesa notevolmente, al punto di avere quasi freddo e dover chiudere le finestre. Ci svegliamo poco dopo il sorgere del sole e rimaniamo nella terrazzina del bungalow a goderci il panorama sul fiume. Non abbiamo avuto enorme fortuna negli avvistamenti, solo antilopi, kudu, orici e gnu ma nessun predatore. Nonostante questo il ricordo che abbiamo di questa notte è veramente piacevole, anzi, se un giorno dovessimo tornare, cercheremmo di trattenerci almeno due notti. Fatta colazione in terrazza, ci mettiamo in moto per Nossob. Il campo di Nossob dista circa 4 ore di strada, non considerando le eventuali pause per gli avvistamenti. Arriviamo intorno alle 13 e scarichiamo i bagagli nello chalet numero 1. Abbiamo prenotato undici mesi prima (questo è il tempo necessario per poter trovare disponibilità nei campi del Kgalagadi), quando ancora non erano aperte le prenotazioni per i nuovissimi chalet river front, dotati anche di aria condizionata. Guardiamo con invidia le nuove strutture, consapevoli del rischio che correremo questa notte di soffrire un caldo infernale. Questa infatti è la nostra seconda volta in questo campo. Due anni prima, sempre nello stesso periodo di fine dicembre inizio gennaio, trascorremmo una delle più calde notti di cui abbiamo memoria. Il campo di Nossob come quello di Mata Mata viene alimentato con generatore di corrente e la sera alle 10 la corrente elettrica viene staccata. Negli chalet standard anche la ventola a soffitto smette di girare e a poco valse la volta scorsa tenere le finestre aperte. All’interno della camera la temperatura era oltre i 40 gradi. Ma questa volta le cose sono diverse. Il vento fresco della notte scorsa ha raffrescato lo chalet e anche in questa notte di fine anno ci ha portato delle temperature da sogno. Non ultimo ha giocato a favore il fatto che essendo la notte di san Silvestro la gestione ha deciso (o se lo sono dimenticati…) di non spegnere il generatore di corrente, con gioia di tutti gli ospiti del campo. Durante il giorno facciamo qualche escursione verso nord ma, sarà perché sta cambiando il tempo e le temperature sono diminuite, che in giro non vediamo tutta la fauna che avemmo la fortuna di incontrare la volta scorsa. Qualche felino lo incontriamo sempre, ma non con la stessa frequenza e sopratutto non in branco di 10/15 esemplari.

Lunedì 1 gennaio
Capodanno 2018. Iniziamo l’anno nuovo con una sveglia alle 5. Del resto ieri sera il cenone è stato consumato entro le 22… non sapevamo che non avrebbero tolto la corrente e quindi ci eravamo organizzati di conseguenza. Come primo safari dell’alba andiamo in direzione nord e percorriamo circa 30 km. Assistiamo al parto di uno gnu insieme ad una interessatissima leonessa, che forse vedeva l’occasione di festeggiare il capodanno con un succoso pranzo. Lasciamo il campo di Nossob verso le 9 del mattino e partiamo in direzione di Twee Rivieren. Percorriamo circa 160 km di sterrato ed impieghiamo quasi 5 ore, compresi gli avvistamenti, in realtà abbastanza modesti. Preso possesso dello chalet del campo di Twee Rivieren, lasciamo i bagagli, ci riposiamo un po’ e in tardo pomeriggio usciamo per il safari del tramonto. Per la prima volta al Kgalagadi, decidiamo di mangiare a cena al ristorante del campo. La qualità del cibo è stata ottima e la spesa economica.

Martedì 2 gennaio
Decidiamo di alzarci ancora una volta alle 5 per fare il nostro ultimo safari all’alba nel parco del Kgalagadi. E la scelta si è dimostrata giusta. I colori dell’alba sono spesso sottovalutati; sono ancora più belli di quelli dei tramonti. La luce radente, le ombre lunghe, la nebbiolina che si alza dal terreno per l’evaporazione dell’umidità notturna ne fanno uno scenario per degli scatti fotografici da cartolina. Incontriamo una leonessa ad una pozza e un leopardo che scrutava delle possibili prede. Durante la notte appena trascorsa in questo chalet, anche qui, come nel caso di Mata Mata, abbiamo notato la presenza di un pipistrello (meno male solo uno!) nel nostro chalet e segnaliamo la cosa alla reception. Ci propongono di cambiare camera e, non volendo trascorrere la quarta notte in una settimana con i pipistrelli in camera, accettiamo. Per me il problema della loro presenza in camera è che, essendo animali notturni, durante la notte non ti fanno dormire. Emettono un loro tipico rumore simile ad un soffio, che quando meno te lo aspetti ti fa fare un salto nel letto. Usciamo nel pomeriggio per l’ultimo safari nel Kgalagadi e rientriamo al tramonto con il sogno di riuscire a tornarci prima o poi.

Mercoledì 3 gennaio
Lasciamo Twee Rivieren alle 7:30 e in 2 ore e mezza raggiungiamo Upington. Ci fermiamo al supermercato Kalahari Mall per fare rifornimento per i pasti dei giorni successivi. Ripartiamo in direzione Kimberley, anche se la nostra destinazione finale è Witsand Nature Reserve. Anche questa riserva non è una novità per noi: ci eravamo fermati in questo campo anche due anni fa e ne eravamo rimasti affascinati. L’unico difetto, se vogliamo trovarlo, è che per raggiungerlo si devono percorrere 45 km di strada sterrata non sempre ottimale. La riserva è conosciuta per la roaring sand, la sabbia che suona. Questa caratteristica è data da alcuni fattori, tra cui la purezza della stessa sabbia. Questa sabbia di un colore giallo chiaro, se provate a metterla in un tessuto chiuso a sacchetto e la fate muovere, udirete un rumore particolare come se suonasse. Impieghiamo quasi 3 ore per arrivare alla Witsand Nature Reserve. Facciamo il check-in e scarichiamo i bagagli nel nostro chalet, il numero 9. Lo chalet è composto da due fabbricati disposti ad angolo. In uno dei due fabbricati c’è una grande cucina e un soggiorno molto grande con divani e poltrone. L’altro fabbricato ospita 3 camere e i servizi igienici. Nel cono creato da due fabbricati nell’area esterna troviamo un grande barbecue in muratura, due tavoli da pranzo in legno e una vasca colma di acqua che funge da abbeveratoio per uccelli e altri animali che gravitano intorno agli chalet. Già nella nostra visita precedente eravamo rimasti sorpresi quando al tramonto vedemmo arrivare dalla boscaglia quasi una decina di antilopi che venivano a mangiare le briciole rimaste nel giardino e a bere dalla vasca lì davanti. Anche in questa nostra visita ci vengono a dare il benvenuto un paio di duiker e alcune manguste, oltre a diversi esemplari di uccelli variopinti. Date le temperature molto alte, aspettiamo il tardo pomeriggio per arrivare alla zona della duna della sabbia che suona e ci cimentiamo nella salita fino alla sommità. Il panorama è molto bello: scattiamo qualche foto e ci gustiamo l’atmosfera del tramonto.

Giovedì 4 gennaio
Ci alziamo alle 6 e facciamo colazione in giardino in compagnia degli stessi animaletti della sera precedente. Passiamo un paio di ore in completa tranquillità in questa oasi di pace immersa nella natura di questo splendido paese. Partiamo da Witsand alle 9:30 e procediamo in direzione di Kimberly. Impieghiamo quasi 3 ore per raggiungere la città, dove facciamo una breve pausa pranzo, rifornimento carburante e proseguiamo verso sud. Raggiungiamo in circa 40 minuti il parco Mokala. Nel viaggio precedente avevamo visitato il parco di Mokala, ma avevamo pernottato al Mosu Lodge che si trova nel lato sud, mentre questa volta passeremo due notti nel Lilydale Lodge, che invece si trova nella zona nord del parco. La posizione del lodge è fantastica, con un bel panorama sul fiume che si trova un cento metri più in basso. Gli chalet sono tutti disposti in fila, in modo da godere tutti il medesimo panorama. Ogni chalet, oltre alla camera e cucina attrezzata, ha anche una terrazza con vista sul fiume ed ovviamente l’immancabile barbecue. Ci sono oltre 35 gradi ed usciamo nel tardo pomeriggio per il nostro primo safari in questo parco. Il tempo cambia velocemente ed un temporale estivo si presenta minaccioso mentre siamo in giro. Completiamo il loop che stiamo percorrendo e raggiungiamo un lookout point che si trova nelle immediate vicinanze del campo del Lilydale. Un capanno ben realizzato in posizione rialzata, con vista su una pozza di generose dimensioni e posizionata con la luce del tramonto alle spalle, ci permette di avere delle belle immagini degli animali che si vanno ad abbeverare. Il temporale che poco prima era solo minaccioso comincia a farsi sentire più vicino e si alza un vento fortissimo che alza la sabbia rossa del parco. Rientriamo nel nostro chalet e assistiamo ad un tramonto con dei colori che vanno dal rosso intenso al nero del maltempo.

 

Venerdì 5 gennaio
Sveglia alle 5:30, colazione in terrazza nel nostro chalet di Lilydale. Di tutto il viaggio questo chalet è quello che per il momento ha la vista più spettacolare. Il sole sorge proprio di fronte alla terrazza e ci scalda con il suoi raggi. Indugiamo su questa veduta più del necessario, ma il parco di Mokala non è enorme e sappiamo che riusciremo a visitarlo con tranquillità in giornata. Partiamo per il safari verso le 7:30 e, inaspettatamente, poco dopo avvistiamo un esemplare di rinoceronte bianco: è molto vicino a noi e facciamo attenzione a rimanere alla dovuta distanza di sicurezza. I rinoceronti per la loro mole sembrano animali che si sappiano muovere solo lentamente ed in effetti per la maggior parte del loro tempo lo fanno. Ma quando decidono di caricare, sanno correre anche fin troppo velocemente. Si trovano facilmente in rete filmati di rinoceronti che improvvisamente caricano un auto che si frapponeva tra loro e la loro destinazione, il più delle volte una pozza di acqua. Avvistiamo numerose altre specie e anche un altra coppia di rinoceronti. Il parco di Mokala è decisamente non enorme ma consente la possibilità di avvistare facilmente un numero elevato di esemplari di diverse specie ed anche i panorami non sono niente male. Raggiungiamo l’altro campo del parco, il Mosu Lodge e continuiamo la visita percorrendo i vari loop e fermandoci alle whaterhole che incontriamo.

Sabato 6 gennaio
Lasciamo il lodge di Lilydale al parco Mokala intorno alle 7:30, sempre dopo aver ripetuto l’esperienza del giorno precedente della colazione all’alba in terrazza. Ci aspetta un lungo viaggio per arrivare alla nostra prossima destinazione: il parco nazionale del Karoo. Dobbiamo percorrere quasi 500 km e impiegheremo quasi 6 ore, compreso un paio di pause per sgranchirci. Il parco del Karoo si trova a pochi km dalla cittadina di Beaufort West. Ci fermiamo in città per fare rifornimento all’auto e per comprare alcune vivande per i prossimi giorni. Ci assegnano lo chalet numero 36, che si affaccia direttamente sul lato del parco dove di tanto in tanto vedremo passare gli animali, che vanno ad abbeverarsi alla pozza. Lo chalet è di recente costruzione e si compone di una zona giorno con angolo cottura, una camera e un bagno. Fortunatamente abbiamo il condizionatore in camera (ci sono 39 gradi fuori) e in veranda non manca un moderno barbecue. Nel pomeriggio facciamo un giro per il parco, percorrendo il loop più vicino all’ingresso, che ha una durata di circa 1 ora. Lasciamo a domani la visita dei percorsi più lunghi ed impegnativi. Torniamo allo chalet e ci gustiamo il tramonto: dalla veranda si gode un bello spettacolo che ci ricorda in parte i colori e gli scenari della Monument Valley nell’ovest degli Stati Uniti. Nel campo c’è anche un ristorante e decidiamo di approfittare. Buona la cena e prezzi come al solito molto economici.

Domenica 7 gennaio
Ci svegliamo prima dell’alba e non vediamo l’ora di prendere un caffè, gustandolo nella nostra veranda con le luci dell’alba che si stagliano sulle montagne di fronte a noi. Non partiamo di corsa per l’escursione nel parco, ma decidiamo di fare con più calma del solito. Anzi vista la temperatura piacevole del mattino, facciamo alcuni brevi percorsi a piedi, che ci sono stati consigliati dalla reception il giorno prima. Dopo di che passiamo dal ristorante dove ci aspetta una colazione a buffet. Diversamente dagli altri campi che abbiamo visitato fino ad ora, in questo campo la colazione è inclusa nel prezzo dello chalet. Sono le 8:30 quando decidiamo di prendere l’auto e di addentrarci nel parco. Percorriamo alcuni dei percorsi indicati dalla mappa, alcuni riservati a mezzi 4×4, ma comunque fattibili senza particolari problemi. Con grande sorpresa e con l’aiuto di un altro visitatore riusciamo ad avvistare un esemplare maschio di leone. Se ne sta beatamente sdraiato all’ombra e, dal respiro un po’ accelerato, sembra che abbia mangiato da non molto e sia impegnato nella digestione. I panorami che vediamo sono molto belli e ci fermiamo nel vari look out point per scattare qualche foto. A cena mangiamo al ristorante del campo come il giorno precedente, ma il tempo sta cambiando e nuvole e vento ci impediscono di ammirare il cielo stellato. Rientrando nello chalet incontriamo proprio nel giardino antistante uno scorpione di colore scuro e di dimensioni generose. Lo evitiamo, ma restiamo con un po’ di preoccupazione di non incontrarne altri.

Lunedì 8 gennaio
Il tempo è cambiato, le temperature sono scese e un vento da est sta spazzando dei grossi nuvoloni sopra di noi. Facciamo colazione, carichiamo i bagagli e lasciamo il campo di Karoo e la cittadina di Beaufort West. La nostra destinazione di oggi è Wilderness sulla Garden Route. Puntiamo verso sud, passiamo praterie e passi di montagna. Ci fermiamo all’area di sosta del passo XXXX particolarmente bello; si può anche fare una visita alle cascate, che sono raggiungibili con un percorso ben segnalato. Arrivati a George, facciamo un salto al Garden Route Mall, che si trova all’incrocio con la N2. Facciamo velocemente un po’ di rifornimento e poco dopo arriviamo al campo della SAN Parks Garden Route, Sezione Wilderness Ebb & Flow. Il campo si divide in due zone, nord e sud, ha dimensioni contenute e si presenta molto verde e rigoglioso. Purtroppo la giornata non è delle migliori, anzi è molto nuvoloso e minaccia pioggia da un momento all’altro. Lo chalet che ci viene assegnato è il numero 4 ed è molto grande: ha un patio con l’immancabile barbecue, un soggiorno con un’ampia cucina e, per la prima volta dopo due settimane, un televisore grande con collegamento satellitare, una camera matrimoniale grande e una camera doppia sempre ampia, 2 bagni. La costruzione è in muratura e dato che le temperature sono scese notevolmente, siamo contenti di non avere lo chalet in legno, sicuramente più caratteristico ma più freddo. In camera per la notte accendiamo anche una stufetta elettrica e dormiamo sotto degli abbondanti piumoni. Purtroppo il programma ci consente di stare qui solo una notte e nel pomeriggio avremmo dovuto fare qualche escursione nel campo, ma siamo costretti a non allontanarci più di tanto. Mangiamo nello chalet e come sempre a letto presto.

Martedì 9 gennaio
Ci svegliamo poco dopo l’alba, le temperature sono ancora basse ed il sole non scalda ancora abbastanza. La giornata è ancora incerta e non sappiamo ancora se riusciremo a fare qualche escursione prima di lasciare il campo. Facciamo colazione nello chalet e poi, verso le 7:30, ci incamminiamo per il percorso Kingfisher trailer numero 1. La prima parte non è impegnativa ed il percorso è ben segnalato. Ne percorriamo solo una parte avendo i tempi troppo stretti. Verso le 10 lasciamo il campo Ebb & Flow di Wilderness e ci fermiamo a fare il pieno di carburante nella cittadina di Wilderness. Nonostante il tempo non sia eccezionale, riusciamo comunque ad apprezzare i bellissimi panorami lungo la strada. Impieghiamo più di 3 ore, comprese le pause, per arrivare alla destinazione odierna: De Hoop Nature Reserve. Passato la cittadina di Swellendam, giriamo su una strada sterrata sulla sinistra e percorriamo circa 45 km prima di raggiungere il gate della riserva. La De Hoop Nature Reserve fa parte del gruppo Cape Nature Reserve e gli alloggi sono ricavati in edifici del 1700, risalenti al periodo in cui i bastimenti della Compagna delle Indie aveva necessità di appoggi lungo il percorso. Il villaggio si trova sull’ansa del fiume e tutto intorno agli edifici scorrazzano tranquilli animali vari, zebre, antilopi, struzzi, oltre ad una moltitudine di uccelli. Abbiamo un appartamento di dimensioni esagerate per noi. La villetta dall’esterno non è molto curata, anzi, ha un’aria trascurata ed abbandonata, ma all’interno è arredata con molta cura. C’è un salone enorme con una zona divani e una zona pranzo, una cucina molto grande separata, 3 camere e un bagno. Dal retro dell’edificio si vedo le dune bianche caratteristiche di questa riserva. Nel pomeriggio facciamo un salto a vedere il mare e le dune di sabbia bianca. La strada per arrivare è sterrata e molto dissestata, impieghiamo quasi mezz’ora per arrivare al punto dove è obbligatorio lasciare l’auto chiamato Koppie Alleen. In questo momento stanno costruendo una strada nuova, o forse è solo una ciclabile (non saprei) e proprio sulla collinetta è in corso la costruzione di un fabbricato che pare essere destinato a 4 appartamenti. Vogliamo gustarci il panorama del tramonto sul fiume antistante al villaggio e decidiamo di tornare qui la mattina successiva. Mangiamo al ristorante della struttura: il livello è superiore a quello che abbiamo incontrato nel campi della SAN Parks, può essere paragonato ad un ristorante di media categoria italiano.

Mercoledì 10 gennaio
Sveglia alle 6:00, colazione nel nostro appartamento e poi ci dirigiamo a Koppie Allen. Non c’è ancora nessuno in zona, qualche operaio che lavora alla costruzione di un nuovo edificio e nessun altro. La temperatura è buona, intorno ai 27 gradi, ma tira un vento un po’ insistente da est. Il posto è incantevole e ce lo gustiamo interamente. Passeggiamo sulla spiaggia deserta e camminiamo sulle dune bianchissime. Scattiamo qualche foto e raccogliamo qualche guscio di conchiglia. Il sapore della salsedine si deposita sulle nostre labbra e rimaniamo a contemplare le onde del mare che si infrangono ai nostri piedi. L’oceano di fronte a noi è impetuoso e incute un timore reverenziale. Poco a poco arriva qualche turista che passerà la giornata sulla spiaggia. Sono circa le 10 e noi decidiamo di spostarsi. Raggiungiamo l’estremità ovest del parco e ammiriamo ancora altri panorami con le dune di sabbia bianca. Anche qui incontriamo molteplici specie animali che vivono nella riserva. Rientriamo nel villaggio e passiamo un’oretta in piscina, ma il vento si alza sempre di più e si è fatto un po’ fastidioso. Alle 3 del pomeriggio avevamo prenotato un’escursione in barca, ma ci avvisano che a causa del forte vento è stata cancellata. Chiudiamo la giornata con un bel tramonto sul fiume antistante al villaggio di De Hoop.

Giovedì 11 gennaio
Ci alziamo con calma e ci accorgiamo che il vento fortissimo del giorno prima si è calmato. Facciamo colazione nel nostro appartamento e, caricate le valigie, lasciamo la De Hoop. In un paio di ore arriviamo a Cape Agulhas. Qui abbiamo prenotato uno chalet nel campo della SAN Parks. Arriviamo troppo presto per avere le chiavi e quindi decidiamo di passare la mattina in giro per il parco, passeggiando per gli itinerari vicini al faro. Il faro di cape Agulhas è un istituzione. Di colore bianco e rosso, a strisce orizzontali, ha permesso ai naviganti di evitare il peggio durante le loro traversate dall’Oceano Atlantico all’Oceano Indiano e viceversa. Poco più avanti un monumento indica il punto più a sud del continente africano ed il punto esatto dove i due oceani si incontrano. Alle 2 del pomeriggio finalmente possiamo entrare nel nostro chalet, il numero 11. E’ una palafitta in legno costruita sul terreno sabbioso, a poca distanza dal mare e di forma irregolare che richiama un esagono. All’interno un soggiorno con angolo cottura, un divano con 2 poltrone e caminetto e una camera matrimoniale con un bagno di generose dimensioni. Da entrambe le stanze di accede ad una terrazza molto ampia con un grande tavolo da pranzo e due comode poltroncine. La terrazza di affaccia direttamente sul mare ed è orientata ad ovest. Il tramonto stasera ce lo godremo direttamente dal terrazzo.

Venerdì 12 gennaio
All’alba il cielo è leggermente coperto da alcune nuvole passeggere. Facciamo colazione nel nostro chalet davanti all’oceano e subito dopo ci incamminiamo per una passeggiata sulla spiaggia. L’atmosfera è magica: il rumore delle onde del mare, i pescatori che sono sugli scogli da prima che sorgesse il sole ed il sole che pian piano si fa strada fra le nuvole. Oggi è il nostro 26° anniversario di matrimonio e non avremmo potuto chiedere di meglio che passarlo in questo modo. Verso le 10 carichiamo le nostre valigie sulla Hilux e lasciamo lo chalet. Oggi arriveremo a Cape Town. Non è la prima volta che visitiamo questa splendida città ma questa volta ci passeremo solo una notte. Arriviamo a Cape Town intorno all’ora di pranzo, prendiamo la camera nell’hotel Cape Castle Waterfront, che si trova appunto nella sona del Waterfront. La camera si trova al sesto piano e dal terrazzo si gode un bel panorama sulla città. Usciamo per fare uno spuntino e ci dirigiamo in direzione Hout Bay. Vogliamo rifare un percorso che nella scorsa esperienza ci era piaciuto tantissimo: la Chapman’s Peak Drive, una splendida strada panoramica che scende lungo la costa ovest della Penisola del Capo. In tarda serata rientriamo in città e passiamo la serata nel Victoria & Alfred Waterfront. Non ci facciamo sfuggire un giro sulla ruota panoramica al tramonto e una passeggiata sui docks.

Sabato 13 gennaio
E’ il giorno della partenza. Raggiungiamo l’aeroporto di Cape Town con la nostra Toyota Hilux che in questi 4000 Km non ci ha mai dato problemi. Lasciamo l’auto e ci imbarchiamo con il volo della Qatar Airlines che ci porterà a Pisa passando da Doha.

Mappa

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Table Mountain vista da Woodbridge Island al tramonto

Viaggio in Sud Africa: le foto

Queste sono alcune foto del viaggio in Sud Africa. Altre foto le puoi vedere su Flickr.

Sudafrica, Garden Route in fly and drive: quando andare e cosa fare ?

Prendo spunto da una richiesta di un amico viaggiatore che mi ha fatto alcune domande su come organizzare un viaggio in Sudafrica di dieci giorni per riassumere alcuni pareri su questa destinazione.

Se, come il mio amico, si ha a disposizione un paio di settimane e qualche giorno lo vogliamo trascorrere al mare (Mozambico o Mauritius ?), un viaggio in Sudafrica è possibile a patto di scegliere attentamente cosa si vuol fare. Il mio consiglio è di fare come prima esperienza in questo paese un fly & drive sulla Garden Route ossia quel pezzo di strada che va da Cape Town a Port Elizabeth per una distanza complessiva di circa 750 km. In dieci giorni si riesce a fare una visita della zona con sufficiente calma, non perdendo le cose più importanti.

Table Mountain vista da Woodbridge Island al tramonto

Cosa non perdere assolutamente ? Ecco la mia lista:

Parchi o luoghi da non perdere:

  • Table Mountain e Signal Hill
  • Cape Point,  Capo di Buona Speranza e Boulders Beach con i pinguini
  • Woodbridge Island per vedere la Table Mountain al tramonto (vi rimarrà nel cuore)
  • La laguna di Knysna e Leisure Isle (il nome rispetta le aspettative…)
  • Riserva Naturale ed Area Protetta Robberg a Plettenberg (una penisola con paesaggi mozzafiato)
  • Parco Nazionale dello Tsitsikamma (un immersione nella natura)

Quando andare ?

Ottobre è un mese fantastico, è primavera con temperature miti con a volte picchi estivi ma sempre gradevoli. La fioritura in questo periodo rende ancora più belli i paesaggi naturali. In generale il paese può essere visitato tutto l’anno, non soffre di stagionalità delle piogge.

Le strade come sono ?

La strade nella Garden Route sono in ottime condizioni, non autostrade ma delle buone statali, senza pedaggio e con indicazioni stradali sempre presenti, si può fare a meno del navigatore… La gentilezza delle persone e la lingua inglese parlata sempre da tutti aiuta in qualsiasi situazione vi possiate trovare. Necessaria la patente internazionale e attenzione agli autovelox: le multe vi arrivano anche in Italia! Ah dimenticavo, la guida è a sinistra, stile inglese.

Come si mangia ?

In Sudafrica si mangia bene, sopratutto pesce, e nei ristoranti numerosi e sempre affollati si spende molto meno che in Europa.

Spero che troverete utili queste info; altri dettagli li trovate negli articoli del diario di viaggio.

Table Mountain vista da Woodbridge Island al tramonto

Sudafrica, Cascate Vittoria e Parco Chobe – Informazioni utili e consigli di viaggio

In questa pagina cercherò di fare un elenco di quelle che ritengo possano essere le informazioni più utili per organizzare un viaggio in Sud Africa e per l’esattezza da Cape Town a Port Elizabeth, senza la pretesa di essere un punto di riferimento completo ed esaustivo.

Il Sud Africa è un paese molto grande (1,2 milioni di kmq)  ma le distanze da Cape Town a Port Elizabeth sono modeste e si può organizzare un tour approfondito della zona anche in circa 7/10 giorni. La città di Cape Town, la penisola del Capo e della regione delle Winesland richiede più di tre giorni interi (quindi almeno tre notti). Gli spostamenti sono sempre abbastanza brevi: il giro della penisola del capo tra andare e tornare da Cape Town è di circa 150 km, la distanza tra Cape Town e Stellenbosch è di 50 km. La sosta nella città di Hermanus non richiede più di una notte, ma considerate che le uscite in barca sono per lo più al mattino per motivi di mare. A Knysna è bene dedicare almeno due notti se non tre: sono tante le cose da vedere con calma tra Sedgefield e Plettenberg Bay. Non vi perdete infine il Parco Naturale dello Tsitsikamma: almeno una notte, meglio due per gustare al meglio le meraviglie ancora quasi incontaminate di questa natura.

Non spaventatevi per la guida a sinistra: ci si adatta velocemente. Fate invece attenzione a non superare i limiti di velocità: gli autovelox sono frequenti e mentre voi guardate intorno quanto è bello il paesaggio, sorridete e la foto vi verrà scattata di sicuro. Noi siamo riusciti a collezionarne quattro! Fortuna che il costo non è come in Italia e con meno di 60,00 euro complessive ce la siamo cavata…

I costi in generale sono bassi, non come in altri paesi dell’Africa, ma comunque migliori che in Europa. Una cena in un ristorante di lusso come il Baja a Cape Town (rinomato per essere frequentato da attori famosi) non vi costerà più di 35.00 euro. Il costo di un pranzo al ristorante Two Oceans a Cape Point, che si trova anche in una posizione particolare, si aggira intorno ai 15/18 euro. Anche il costo della benzina, che proprio in questi giorni in Italia ha raggiunto cifre record, è mediamente basso: il pieno di 60 litri si fa con meno di 40.00 euro. Le strade sono in ottime condizioni di manutenzione, con indicazioni e segnalazioni stradali di una precisione e puntualità quasi svizzera, e quasi mai a pagamento.

La moneta del Sud Africa è il rand diviso in centesimi come per l’euro. Non è necessario portare dollari americani, in quanto l’euro viene accettato ovunque. Cosa diversa in Zimbabwe, dove invece è bene munirsi di dollari statunitensi.

Ottobre è il mese nel quale noi abbiamo visitato il paese, che corrisponde alla nostra primavera, e abbiamo trovato un clima ottimo per tutto il periodo. Per il meteo si sa che poi molto dipende anche dalla fortuna… ma comunque da Ottobre in poi troverete sicuramente il tempo migliore. Diverso il discorso per la zona nord per un eventuale safari: al Madikwe Game Reserve già ad ottobre le temperature sono mediamente alte durante il giorno, salvo l’escursione termica notturna (e quindi al mattino presto per il primo safari).

Il fuso orario del Sud Africa è un ora avanti rispetto all’Italia, ma non adotta l’ora legale e pertanto nel periodo estivo non c’è differenza di fuso orario. La rete telefonica cellulare copre bene le zone visitate quasi ovunque: solita eccezione per lo Zimbabwe dove si può incontrare qualche difficoltà in più.

Se avete altre domande e curiosità usate il form commento sottostante e vi risponderò molto volentieri.

Non mi resta che augurarvi ancora come sempre Buon Viaggio !

Botswana / Zimbabwe – Parco Chobe e ritorno a Victoria Falls – 16° giorno

Sedicesimo giorno.

Oggi é l’ultimo giorno in Botswana e dovendo tornare alla cascate Vittoria per prendere l’aereo che ci riporta a Johannesburg, non possiamo fare la crociera nel Parco Chobe con gli altri ospiti del Elephant Valley Lodge. Ci viene proposto, e subito accettato, di fare un uscita sulle acque nel parco Chobe in solitaria: noi due e una guida.

Sveglia alle 5.00 e partenza alle 5.30, siamo sulla piccola imbarcazione alle 06.00 e pochi minuti dopo già siamo nel bel mezzo di questa incontaminata natura. Sono gli ippopotami i primi che incontriamo sul nostro cammino (… navigazione): sembrano animali così tranquilli e pensare che invece sono tra i più pericolosi. Sulla terra ferma invece vediamo una mandria di bufali: sono centinaia che in tutta tranquillità continuano a mangiare.

Sia in acqua che a bordo della riva incontriamo alcuni coccodrilli: non sono enormi ma incutono sempre un certo timore, meglio rimanere a bordo della nostra barchetta… Poco dopo incontriamo in acqua un piccolo elefantino che, morto ormai da giorni, è diventato il pasto di tre coccodrilli. Siamo in totale solitudine in una natura non ancora colpita dalla mano dell’uomo e ci godiamo questi ultimi attimi in Botswana.

Rientrati al lodge, abbiamo preso i nostri bagagli e siamo partiti prima in jeep fino alla frontiera con lo Zimbabwe e quindi con un pulmino fino all’aeroporto delle Cascate Vittoria. Arriviamo con un po’ di ritardo all’aeroporto a causa di lungaggini burocratiche alla frontiera Botswana – Zimbabwe, ma sempre in tempo per non perdere il nostro volo per Johannesburg. Arrivati nella capitale sudafricana, dopo una lunga attesa di nove ore riusciamo ad imbarcarci sul volo per Dubai. Sono le 23.00 e una volta a bordo ci comunicano un ulteriore ritardo a causa di un guasto tecnico all’impianto di aerazione. Si bolle dal caldo ed il personale di volo decide di riaprire i portelloni dell’aereo per far girare un po’ d’aria, ma le lamentele non si interrompono. Non ultimo ho avuto la fortuna di avere un passeggero a fianco un “tantino” sovrappeso, tanto che la sua poltrona non gli basta e necessita di un terzo della mia…. Impossibile resistere e pensare di fare anche solo qualche ora di volo in quelle condizioni;  pertanto chiedo alla hostess della Emirates di trovare una soluzione. Spostano il sovradimensionato in due posti liberi e finalmente partiamo per Dubai, nostra prossima fermata.

Sudafrica / Zimbabwe – Pretoria, Johannesburg e Victoria Falls – 13° giorno

Tredicesimo giorno.

Lasciamo il Kievits Kroon Country Lodge a Pretoria e ci dirigiamo a Johannesburg, distante poco meno di un ora di autostrada. Arrivati all’aeroporto lasciamo l’auto alla Budget e facciamo le pratiche di check-in per il volo con destinazione Victoria Falls.

Lo Zimbabwe è un paese africano economicamente molto distante dal Sud Africa. La località delle Cascate Vittoria è una preziosa fonte di denaro ma il livello qualitativo di tutti i servizi offerti non è minimamente paragonabile a quello che abbiamo apprezzato nella Repubblica Sudafricana. L’aeroporto è in perfetto african style, le valige arrivano dall’aereo alla panca di distribuzione bagagli con un trattore con rimorchio. La temperatura esterna (e anche quella interna perché i condizionatori te li sogni) è oltre 35°. Raggiungiamo il nostro contatto che con un autobus da 50 posti porta noi ed altri 4 turisti (2 italiani, 2 spagnoli e 2 tedeschi) in città. Arriviamo all’albergo: il Kingdom Hotel. Non avevamo letto delle recensioni entusiaste su tripadvisor e temevamo il peggio. Il realtà, non so se siamo stati fortunati, ma il Kingdom non è male, tenuto sopratutto conto di dove siamo. La posizione è fantastica: si raggiunge le cascate a piedi in pochi minuti. Nel pomeriggio usciamo per una escursione sul fiume Zambesi, il quarto fiume più lungo dell’Africa con ben 2574 km di lunghezza. La crociera viene effettuata a bordo di una chiatta che lentamente risale il fiume e ti consente di vedere flora e fauna. Nel fiume sono numerosi i coccodrilli e gli ippopotami e si riesce a vederli molto bene in tutte le posizioni che vi potete immaginare. La crociera ha una durata di circa 2 ore e mezza e si conclude circa una mezz’ora dopo il tramonto.

Sudafrica – Safari al Madikwe Game Reserve e viaggio per Pretoria – 12° giorno

Dodicesimo giorno.

Questo è l’ultimo giorno che trascorriamo in questo paradiso e non ci lasciamo perdere l’ultimo safari al mattino. Solito orario di partenza e questa volta lo spettacolo che l’alba ci riserva è stupendo: un sole rosso come se fosse sera al tramonto. Poco dopo incontriamo Chaba, la leonessa che già da alcuni giorni sta cacciando senza riuscire a prendere una preda. La seguiamo nella sua ricerca e si avvicina ad un lodge per arrivare a bere da una pozza d’acqua antistante. Nella sua passeggiata riusciamo a vederla molto bene, giungendo anche ad una distanza di circa 2 metri. Come nei giorni precedenti sono molti gli animali che riusciamo a vedere durante il nostro safari: gnu, antilopi, kudu. Torniamo al lodge soddisfatti anche di quest’ultima esperienza nel bush, e dopo il solito brunch a metà mattina carichiamo i bagagli e ripartiamo in direzione di Pretoria. Il viaggio è abbastanza lungo, e come già detto precedentemente per il viaggio da Johannesburg, il consiglio è quello di valutare se non sia più vantaggioso un transfert via aerea. Arriviamo a metà pomeriggio a Pretoria e per prima cosa raggiungiamo il nostro albergo: il Kievits Kroon Country Lodge. Una bella struttura che assomiglia al country club per cittadini che non vogliono (o possono… come capiremo poi) frequentare altri locali in città. Questo è forse l’unico albergo di quelli che abbiamo frequentato in questo viaggio che non vi consiglierei: distante dal centro città, freddo e con un aria di albergo per bianchi con la nostalgia dei tempi dell’apartheid. Ci viene assegnata la nostra camera e dopo un brevissimo break decidiamo di arrivare in centro per avere almeno un idea della città. Impieghiamo circa 15 minuti per arrivare in centro, dove ci accolgono dei bellissimi alberi di jacaranda fioriti. Facciamo una pausa in un giardino pubblico nel quartiere delle ambasciate e quindi ci dirigiamo in Church Square. La prima cosa che notiamo è la totale assenza di bianchi in strada. Ci siamo noi e un altro sparuto gruppo di quattro tedeschi in una piazza piena di persone di colore che ballano, cantano e si divertono al calare della luce. Facciamo una passeggiata per il centro e rientriamo al nostro albergo, dove ceniamo.

Sudafrica – Ancora safari al Madikwe Game Reserve – 11° giorno

Undicesimo giorno.

Gli orari sono gli stessi del giorno prima: sveglia alle 5.30, partenza in jeep alle 6.00. Il primo incontro di questa giornata é un mamba nero: se avete la sfortuna di essere morsi da uno di questi serpenti tenete presente che potete proseguire e cercare un posto all’ombra, chiedere al vostro compagno di viaggio di stapparvi una birra, prendere il telefono e chiamare la persona a voi più cara e salutarla per dirgli addio. Non vi resterà altro tempo. Subito dopo incontriamo un altro big five: un bel esemplare di rinoceronte bianco. Riusciamo ad avvicinarsi abbastanza da vederlo con calma mentre sta facendo uno spuntino di erba. Ovviamente sono numerosi gli esemplari di altri animali comuni – per il posto – che vediamo mentre ci spostiamo durante il safari, antilope nera, kudu, eland solo per citarne alcuni.

La seconda parte del safari mattutino si concentra nell’appostamento di una scena di caccia. Un’affamata leonessa si nasconde tra l’erba alta del bush in una lunga attesa, fintanto che un gruppo di zebre si avvicina così tanto da permettergli di riuscire ad essergli addosso in un balzo tipicamente felino.

Purtroppo – per la leonessa – la caccia non è riuscita completamente e la zebra é riuscita a salvarsi. Rientrati al lodge, solito brunch e riposo a bordo piscina con un elefante e altre antilopi che vagavano a pochi metri dai bungalow. Nel safari del pomeriggio incontriamo altri big five: alcuni bufali ed una famiglia di leoni che si riposava sotto un albero. Come il giorno prima facciamo una pausa aperitivo al tramonto e dopo aver cercato qualche altro animale notturno ci avviamo verso il lodge. Cena intorno al boma con due nuovi compagni sudafricani.


Sudafrica – Safari al Madikwe Game Reserve: leopardi e leoni – 10° giorno

Decimo giorno.

Della Garden Route dei giorni scorsi non c’é più traccia: qui siamo in Africa, quella con la A maiuscola, non quella di Cape Town o Plett che assomiglia più ad un Europa… Siamo nel Madikwe Game Reserve, il quarto parco naturale per dimensioni in Sud Africa al confine con il Botswana. All’Impodimo Game Lodge la giornata ruota intorno ai safari: sveglia alle 5.30, tazza di caffè in piedi alle 5.45, partenza con la jeep alle 6.00, quando il sole comincia a farsi vedere. Questo primo giorno siamo nella jeep insieme a 4 francesi oltre al driver Cornel e al tracker Patrick. Il tracker si trova su un predellino posto sul paraurti anteriore della jeep e il suo compito è quello di dare indicazioni al driver su eventuali avvistamenti o tracce lungo il percorso. Il safari inizia subito molto bene e riusciamo a vedere un leopardo con un cucciolo che si trovavano sulla sommità di una collina: come potete vedere dalle foto eravamo abbastanza distanti, ma per noi era la prima volta che riuscivamo a vedere un esemplare di leopardo.

Lasciata la collina ci mettiamo sulle tracce di Chaba, una leonessa che riusciamo a trovare poco dopo che con tutta calma si stava cercando di procurare qualcosa da mangiare. Riusciamo ad avvicinarla fino a pochi metri di distanza e lei per niente infastidita continua la sua ricerca. Intanto si sono fatte le 8.00 e il driver accosta la jeep in una radura e dal bagagliaio tira fuori un arsenale completo per un pic-nic: tavolo, caffe, the, cioccolata e biscotti casalinghi.

Rientriamo al lodge verso le 09.30 e poco dopo viene servito un brunch a bordo piscina:data la quantità e varietà del pasto non posso definirla una colazione (nemmeno all’inglese) ma dato l’orario non posso definirlo un pranzo: diciamo appunto un brunch che soddisfa ampiamente la necessità dei più (ma non di tutti: é indubbio che ci sia chi non rimane contento di questa scelta).

A questo punto del giorno date anche le temperature non ci rimane altro che riposarsi: chi lo fa a bordo della piscina, chi nelle zone comuni del lodge ammirando il panorama ed eventuali animali che passano nelle vicinanze, chi in camera dormendo. Insomma si attende il safari successivo! Alle 16.00 spuntino pomeridiano sempre a bordo piscina (quasi un altro brunch) e quindi alle 16.30 partenza in jeep. Il safari del pomeriggio ci fa incontrare subito un elefante che ci ha dimostrato tutta la sua forza abbattendo davanti ai nostri occhi un albero per poter arrivare a mangiare le foglie fresche che non sarebbe riuscito ad arrivare altrimenti. Quindi il tracker indica delle tracce fresche di leoni e ci mettiamo al loro inseguimento, ma ad un certo punto il tracker perde le tracce, o meglio dice che sono confuse, avanti indietro sinistra destra… non sa dove andare e quindi sia lui che Cornel scendono dalla jeep – muniti di fucile – e cercano di capire da che parte andare. Ed è in quel momento che noto un movimento dietro un cespuglio, no non c’é vento mi dico, ed era un po’ troppo grossa l’ombra che avevo intravisto, ma cos’era? Sudafrica, Madikwe Game ReservePassa non più di due secondi che chiamo Cornel – a voce bassa ma decisa – e gli comunico quello che avevo visto. Lui mi chiede:

– ‘Lions ?
– ‘May be…
ovviamente gli altri partecipanti al safari sono molto scettici sul mio avvistamento –

lo ero anch’io come dargli torto – ma Cornel e Patrick mi danno fiducia, risalgono sulla jeep e ci avviciniamo al cespuglio dove troviamo due splendidi giovani leoni che si riposavano con l’affanno tipico del post pranzo.Rimaniamo in silenzio a guardarli a lungo a non più di 2/3 metri di distanza mentre si rotolavano nella savana e ci guardavano incuriositi ma non interessati.

Il safari pomeridiano prosegue con l’avvistamento di numerose giraffe, gazelle, bufali e tanti altri animali che popolano questo parco naturale.

Al tramonto facciamo una pausa per un aperitivo sulla pista di atterraggio e ci gustiamo il calare del sole che in Africa è sempre emozionante. Risaliamo in jeep e di nuovo a caccia di animali ma questa volta nel buio. La mancanza della luce del sole rende difficile l’avvistamento – almeno per noi, Patrick ci é abituato – e ritroviamo nuovamente i due giovani leoni che si erano spostati a dormire per la notte in altra radura. Arriviamo dopo circa 3 ore di safari all’Impodimo Game Lodge dove ci attende una cena sempre intorno al boma.

Madikwe Nature Reserve

Sudafrica – Da Port Elizabeth a Madikwe Nature Reserve via Johannesburg – 9° giorno

Nono giorno.

Sveglia prima dell’alba al Singa Lodge e partenza per l’aeroporto di Port Elizabeth. Lasciata l’auto alla sede della Budget, ci siamo imbarcati sul volo South African Airlines per Johannesburg. Arrivati circa alle 11.00 nella capitale abbiamo cercato la sede della Budget per ritirare la nuova auto, e questa volta era proprio nuova di zecca: una Toyota Corolla con appena 26 km percorsi di colore ambra. Questa volta oltre alla guida a sinistra anche tutti i comandi al volante erano invertiti: vi garantisco che tutte le volte che dovevo svoltare partivano i tergicristalli! Il navigatore in dotazione questa volta non era un bel Garmin ma un Tom Tom che non aveva la possibilità di impostare le coordinate GPS. Dato che la nostra destinazione questa volta non aveva indirizzo (la nostra destinazione era la riserva Madikwe) abbiamo fatto richiesta di sostituzione del navigatore con un modello più adeguato…. ma non ve ne erano disponibili se non un esemplare senza staffa di sostegno al vetro. Dopo aver provato a tenerlo in condizioni un po’ precarie abbiamo trovato la soluzione di metterlo dentro al cruscotto al posto del contagiri…  Le strade nei pressi dell’aeroporto di Johannesburg sono tutt’altra cosa di quello che avevamo visto al sud sulla Garden Route. Dimensioni delle arterie, quantità di auto e camion rendono l’uscita dal caos del traffico un po’ meno piacevole che guidare sulle quiete strade di Cape Town, ma comunque riusciamo a incamminarci in direzione della Riserva Naturale Madikwe al confine con il Botswana. Il viaggio è abbastanza lungo, sono circa 400 km e sono necessarie circa 5 ore. Ci fermiamo solo un paio di volte per una breve pausa pranzo e un break riposo nei pressi di Zeerust. Alla luce dell’esperienza consigliamo di valutare in alternativa il trasferimento via aerea, che con 45 minuti di volo dall’aeroporto di Johannesburg vi porta direttamente all’interno della riserva, considerando anche che una volta arrivati l’auto ovviamente non serve per niente. Arriviamo al gate di ingresso della riserva poco prima delle 17.00 e ci addentriamo sulla strada sterrata con le vaghe indicazioni dateci dalla guardia-parco all’ingresso su dove avremo trovato il nostro Impodimo Game Lodge. All’interno della riserva gli animali sono totalmente liberi e pertanto è necessario non scendere dall’auto durante questa parte di percorso. Prima di raggiungere il nostro alloggio proprio sulla strada incrociamo un elefante intento a fare merenda. Lo superiamo e pochi minuti dopo troviamo le indicazioni per il nostro lodge. L’Impodimo Game Lodge è una bellissima struttura posta su una collina composta da un corpo centrale con i servizi e da 8 bungalow disposti nelle immediate vicinanze.

La struttura non è recintata ed è pertanto possibile che gli animali si aggirino nei dintorni delle camere: dal tramonto all’alba è sconsigliato uscire dal bungalow e in caso di necessità è sufficiente chiamare la hall e una guardia armata vi scorta per il percorso.I bungalow sono molto belli e ben curati nei dettagli: pur essendo lontani dalla civiltà non vi mancherà nulla. La cena è stata servita nel boma attorno ad un fuoco.